Progetto The Gate - Porta Palazzo
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PORTA PALAZZO: LA STORIA

San Pé dij coji, San Pietro in Vincoli

La storia di San Pietro in Vincoli è legata alla storia delle inumazioni: se, fino al 1776, le sepolture avvenivano per lo più all'interno delle chiese, in quella data Vittorio Amedeo III impedì questa pratica per motivi igienici ed affidò all’Arch. Dellala di Beinasco la costruzione di due cimiteri: uno detto di San Pietro in Vincoli, su terreno di proprietà comunale, e uno di San Lazzaro. L'area di Borgo Dora aveva già ospitato il cimitero degli ebrei torinesi, che seppellirono i loro morti presso l’Arsenale Militare fino al 1706.
Di architettura settecentesca, il cimitero aveva in origine uno spazio centrale adibito ad ossario, dei pozzi per i corpi senza bara, le cripte delle famiglie nobili e abbienti, disposte lungo i portici che corrono sui tre lati del perimetro. Contemporaneamente fu costruito un cimitero dei giustiziati e dei giustizieri ed uno per i suicidi e i non battezzati. Entrambi presero posto a nord-ovest, appena fuori le mura dell'edificio.
Proprio per questi ultimi due spazi, si prese l'abitudine di chiamare il cimitero "camposanto degli impiccati". A rendere ancora più lugubre San Pietro in Vincoli, contribuì la disposizione regia che permetteva l'’utilizzo dei cadaveri dei condannati per le lezioni di anatomia degli studenti della medico-chirurgia dell'epoca.
Le lezioni, venivano impartite a lume di candela in un lugubre stanzino nei sotterranei. Il cimitero di San Pietro in Vincoli, era chiamato comunemente "San Pé dij Coi", o per corruzione fonetica o per la prossimità di orti in cui si coltivavano, coj, ovvero cavoli e verze. Il cimitero si era però dimostrato inadeguato fin dai primi tempi: capienza insufficiente e, soprattutto, condizioni igieniche terribili, l'aria nei dintorni del cimitero era continuamente inquinata dall'odore che usciva dai tumuli, specie durante l'estate.
Nel 1854 gli abitanti della zona ottennero lo spostamento del cimitero degli impiccati al Camposanto Generale e, a seguito anche dei danni provocati dallo scoppio della vicina Polveriera (1852), il cimitero cadde in uno stato di grave abbandono. Nel 1988 il Comune di Torino, attraverso la Circoscrizione VII, ha effettuato un radicale restauro e oggi lo splendido cortile porticato è utilizzato per manifestazioni all'aperto.

Il mercato di Porta Palazzo Le Porte Palatine, resti dell'epoca romana Il sottopasso di c.so Regina Margherita Piazza della Repubblica © Giovanni Fontana