Il Borgo Dora è stato
la sede del primo polo industriale di Torino: se dai
canali derivati dalla Dora si traeva inizialmente l'acqua
per irrigare i campi e per far muovere le pale dei mulini,
in seguito il loro potenziale energetico diede impulso
alla costruzione, a partire dal 1500, di diversi stabilimenti
produttivi. Dai primi filatoi fino alle ditte di fabbricazione
di prodotti chimici d'inizio ottocento, senza dimenticare
i primi passi dell'industria di conserve fondata da
Francesco Cirio, gli stabilimenti si moltiplicarono
a vista d'occhio e fu solo a seguito dell'arrivo della
corrente elettrica, che permetteva alle industrie di
spostarsi fuori città che il Borgo perse il suo
primato produttivo. Botteghe artigiane e osterie, allora,
ne presero il posto.
Una realtà dominante per il Borgo fu
la
Polveriera, divenuta in seguito l'Arsenale
militare: la zona compresa tra Piazza Borgo Dora e Via
San Pietro in Vincoli, era conosciuta durante il XV
secolo come "Regione delle Ressie", per la
presenza di due stabilimenti, chiamati in passato molera
e ressia, dove si forgiavano spade e pugnali e si molavano
altri strumenti. I macchinari di questi stabilimenti
erano azionati dal Canale dei Molassi. Nel 1582
Antonio
Ponte, fabbricante di Polvere da sparo, convertì
lo stabilimento della Molera in uno stabilimento di
polveri da sparo, la Polveriera.
L'ing.
Antonio Rubatti progettò,
nel 1673, l'espansione della Polveriera verso
Ponente dividendola in due parti: Vecchia e Nuova. La
Polveriera Nuova venne servita dal "Canale della
Polveriera" attraverso un ponte – canale,
cioè un artificio che permetteva di superare
in altezza gli ostacoli sottostanti.
La Fabbrica delle Polveri da sparo continuò a
subire trasformazioni e ampliamenti nel corso dell'700
e dell'800, diventando un crescente pericolo per le
sempre più vicine abitazioni. Il 26 aprile del
1852 si ebbe, per combustione spontanea, la più
violenta esplosione che la Polveriera avesse mai registrato.
La catastrofe fu evitata grazie al coraggioso intervento
del sergente Paolo Sacchi, che evitò che 40.000
chilogrammi di polveri da sparo prendessero fuoco. All'eroe
è intitolata una via in prossimità della
stazione ferroviaria di Porta Nuova.
A seguito dell'incidente, che distrusse in pochi attimi
gli edifici e i macchinari della Polveriera, la Fabbrica
delle Polveri fu trasferita. Negli stabilimenti di Borgo
Dora fu trasportata la maggior parte delle lavorazioni
dell'Arsenale di Torino e l'edificio della ex-Polveriera
prese il nome di "Arsenale delle Costruzioni d'Artiglieria",
mantenendo la caratteristica di quella grande ed efficientissima
struttura produttiva che già in passato occupava
un posto di primo piano nel contesto industriale italiano
ed europeo.
Gli edifici, progettati da Colonnello Antonio Quaglia,
vennero completamente riedificati nelle forme attuali
a cura di Giuseppe Castellazzi al fine di ospitare le
nuove produzioni dell'Arsenale.
L'attività dell'Arsenale fu a dir poco frenetica
sia durante la Prima che la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo la disfatta di Caporetto, di qui partiva quotidianamente
per il fronte un treno carico di materiale bellico per
ricostruire l'armamento perduto in quel disastro. Nel
periodo della Resistenza l'edificio fu occupato dai
Partigiani, che ne utilizzarono il tetto per controllare
l'accesso alla città da Ponte Mosca.
Attualmente il grande complesso dell'Arsenale è
in parte occupato dai Militari mentre una consistente
porzione è di proprietà comunale. Il Comune
di Torino ha effettuato negli ultimi anni un progetto
di ristrutturazione del cortile del Maglio che ospita
un complesso di botteghe artigianali e antiquarie, mentre
gli altri locali ospitano attualmente la scuola Albe
Steiner.
Gli edifici rimanenti sono state assegnati ai Vigili
del Fuoco, per farne il loro Museo, ed alla Piccola
Casa della Divina Provvidenza per costruirvi l'autorimessa.
Il Ser. Mi.G. occupa locali comunali in comodato d'uso
dopo averli ristrutturati con mezzi propri.
Nel borgo del Balôn ogni sabato
si svolge il mercato delle pulci e la seconda domenica
di ogni mese ha luogo "Il Gran Balôn",
mercatino dell'Antiquariato e dell'Usato, gemellato
dal 1988 con il Mercato delle Pulci parigino delle
Portes des Vanves. Il mercato ha un tale successo
fra torinesi e non, da aver trasmesso il proprio nome
a Borgo Dora, che viene sovente chiamato “il
Balôn”.
Ufficialmente questo mercato, è nato il 1°
luglio 1856. Le vie del Borgo erano già sede
da tempo di mercati del bestiame e dei prodotti agricoli.
Nel 1856, con una delibera del Consiglio Comunale,
grazie anche alla donazione, dell'industriale Liautaud,
di un piccolo spazio trapezoidale, all'angolo tra
le attuali vie Lanino e Cottolengo, fino ad allora
coltivato ad orto., si spostò in Borgo Dora
il mercato dei rigattieri e dei ferrivecchi, chiamato
all'epoca “mercà dlle pate” o “dji
poi” (delle patate o dei pidocchi) che aveva
fino ad allora cambiato diverse sedi nella città.
Da allora il mercato delle pulci non ha più
cambiato sede ed è diventato sempre più
grande, fino a comprendere le attuali vie Lanino,
Mameli, Cottolengo, Borgo Dora e naturalmente P.zza
Borgo Dora; contemporaneamente il quartiere si è
arricchito di botteghe di antiquari. Dal 2003, inoltre,
a seguito di necessità di adeguamento legislativo,
è stato creato uno spazio ad hoc per gli scambisti,
coloro cioè che non sono in possesso di licenza
commerciale e che hanno da sempre costituito il nucleo
storico del Balôn. Per legge non avrebbero potuto
più operare sul mercato del Balôn. A
tutela di questo gruppo di operatori, vero patrimonio
storico per la città, l'Assessorato al Commercio
ha adibito l'area restrutturata del canale Molassi,
nuova via pedonale che attraversa l'ex-Arsenale Militare,
affinché si potesse preservare "il Balôn
di una volta".
Alcuni autori sostengono che il nome Balôn
derivi da "Vallone", in riferimento all'avvallamento
di terreno compreso tra l'attuale borgo e la cinta
muraria. Altri, invece, ipotizzano provenga da "Pallone"
per il gioco del "pallone a bracciale",
praticato in passato fra le attuali vie Lanino, Andreis
e Cagliero. Tra i torinesi questo borgo era conosciuto
come "Strass – borg", Borgo degli
stracci, per via delle merci che si potevano acquistare
tra le bancarelle del mercato.