PROGETTO NAFIDAT Il progetto
Nafidat (Networking for Antidiscrimination Facilties,
Implementing Dialogue All over (the) Territory),
è un progetto finanziato dall'Unione
Europea che ha coinvolto cinque città
europee: Anderlecht (Belgio), Randers (Danimarca),
Roubaix (Francia), Sheffield (Inghilterra),
Torino (Italia).
Il progetto si è proposto di affrontare
il problema della discriminazione partendo da
un'analisi di contesto sociale e territoriale,
su aree caratterizzate:
-
intensi flussi migratori
-
dall'essere punto
di ritrovo, in particolare per la concentrazione
di negozi ed attività etniche, della
quasi totalità delle minoranze etniche
presenti in Città
-
dalla dicotomia fascino
e degrado, in particolare di alcune aree,
evidenziata da coloro che vi vivono e lavorano
-
da un universo di
relazione estremamente sviluppato e del tutto
peculiare (una naturale propensione alla costruzione
di reti primarie)
-
dall'essere luogo
dal quale si preferisce allontanarsi piuttosto
che tentare di organizzare o riorganizzare
le risorse già esistenti o valorizzare
le potenzialità, una zona di transito
piuttosto che residenza stabile
-
dalla presenza di
numerosi servizi (pubblici e privati), ma
con difficoltà a creare connessioni
stabili tra di essi, in modo da rispondere
in modo integrato ai bisogni dei cittadini.
Per Torino l'analisi è stata compiuta su
Porta Palazzo, un quartiere centrale della Città
che ospita il più grande mercato europeo
all'aperto, zona da sempre caratterizzata da flussi
migratori, dapprima negli anni '50-60 dal Sud
Italia, in seguito dal Sud del mondo (in particolare
Maghreb, Nigeria, Sud America) ed infine dall'est
europei. Nel quartiere esiste una discriminazione
generalizzata che è più visibile
nei confronti delle minoranze etniche, ma che
è altrettanto manifesta per gli anziani
e per i giovani ed il quartiere viene percepito
come una zona "difficile" della città
dove l'accesso ai diritti (casa, lavoro, educazione,
servizi sociali, strutture di culto) è
ineguale e contribuisce pertanto a creare ulteriore
discriminazione. Si vuole lavorare sulle connessioni
possibili tra i vari servizi per superare le barriere
che causano discriminazioni multiple.
Gli obiettivi del Progetto Nafidat
si possono schematicamente riassumere in alcuni
punti:
OBIETTIVI
Analizzare il contesto attraverso la
partecipazione attiva degli attori locali per
giungere ad una mappatura dei servizi esistenti
e dei bisogni non soddisfatti. Le priorità
di analisi previste sono: accesso alla casa
(analisi che, nel caso di Porta Palazzo, è
stata portata avanti dal CICSENE), accesso alle
attività economiche (commercio, artigianato),
accesso al culto e istruzione (entrambi le analisi
ad opera del CIE-Centro iniziative per l'Europa),
accesso ai diritti (analisi condotta dal Gruppo
Abele). Ciascun ambito è stato analizzato
da gruppi di lavoro composti da istituzioni
pubbliche, ONG, associazioni di categoria, rappresentanti
delle comunità e degli abitanti.
La mappatura delle forme aggregative
(formali ed informali), delle procedure presenti
e delle carenze è stata poi confrontata
con gli altri partner trasnazionali e l'insieme
delle esperienze e delle pratiche di ciascun
partner ha dato vita ad un Libro Verde (autunno
2001).
Raccolta ed analisi delle proposte
che nascono dal territorio e definizione delle
connessioni possibili tra servizi (pubblici
e privati) a partire dalla conoscenza delle
opportunità già presenti.
Pubblicazione di un Libro
Bianco (primavera 2003), contenente la formulazione
di proposte su strumenti e di metodi di integrazione
delle politiche e pratiche antidiscriminatorie
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