La crittografia è la disciplina che permette di progettare algoritmi per cifrare un messaggio, codificandolo e renderlo incomprensibile a tutti tranne al suo destinatario.
La corrispondenza che viaggia in rete può essere intercettata e letta da chiunque se viene spedita in chiaro. Con la crittografia, invece, il mittente e il destinatario hanno a disposizione una chiave, che come vedremo possiede varie caratteristiche, con la quale trasformano il testo del messaggio rendendolo di fatto illeggibile.
La storia della crittografia risale ai tempi di Giulio Cesare,
fu lui infatti che per comunicare con i sui generali, sostituiva ad ogni
lettera del messaggio un'altra lettera un certo numero di posizioni più
avanti nell'alfabeto.
Per la precisione utilizzava la chiave "3", cioè tutte le lettere venivano
scalate, in avanti, di tre cifre: la A diventava D, la B diventava E,
la C diventava F e così via.
Esempio:
CIAO diventava (utilizzando l'alfabeto italiano)
-> FNDR
Un metodo semplice, ma con limiti evidenti.
Primo la chiave (lo spostamento di tre lettere in avanti)
deve essere conosciuto da che invia e da chi riceve, secondo si
possono utilizzare solo 25 chiavi (tante quante le lettere dell'alfabeto
meno una) ed è sufficiente qualche tentativo sulle prime parole del testo,
analizzando le lettere più usate, per capire quale chiave
è in grado di decifrare il messaggio.
Fu lui che nel 1466 introdusse una nuova tecnica, che consisteva in una
sostituzione simile a quella di Cesare, ma con sostituzione periodica
della chiave.
Utilizzava per ogni parola una chiave diversa. Esempio per la prima
la chiave 5, per la seconda la chiave 2 e così
via, usando un metodo per inserire all'interno del messaggio l'informazione
del cambio della chiave.
Alberti inventò un semplicissimo dispositivo meccanico di cifratura composto da due dischi concentrici sovrapposti, (come vedete nell'immagine a fianco) in grado di ruotare, permettendo di trovare tutte le corrispondenze in modo molto rapido.
Il codice si basa su di una tavola (di fianco riprodotta), composta da alfabeti ordinati spostati di una lettera.
Per utilizzare la tavola e cifrare un primo messaggio è necessario dunque
scegliere una chiave, ad esempio CIAO.
A questo punto la tavola appena vista si riduce di qualche riga, cinque
per l'esattezza, costituite dalla prima e dalle quattro righe che iniziano
con le lettere della chiave.
La tavola che si riporta è sufficiente per eseguire la cifratura:
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
CDHIJKLMNOPQRSTUVWXYZABCDE
IJKLMNOPQRSTUVWXYZABCDEFGH
ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
OPQRSTUVWXYZABCDEFGHIJKLMN
Per cifrare la parola TORINO useremo questa corrispondenza:
TORINO - testo in chiaro
CIAOCI - chiave di cifratura
YWRWSW - testo cifrato
cioè alla prima lettera T corrisponde la lettera Y,
trovata dall'incrocio tra la colonna identificata dalla
lettera T e la riga identificata dalla lettera C.
Alla seconda lettera O corrisponde la lettera W,
trovata dall'incrocio tra la colonna O e la riga
I.
Si continua in questo modo utilizzando la chiave in un ciclo continuo
fino a cifrare tutto il testo.
Il codice Vigènere è durato 300 anni, fino a quando il colonnello prussiano Friedrich Kasiski, nel 1863 riuscì a decrittare la tavola e il suo cifrario polialfabetico con chiave ripetuta.
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