Palleggiatrice della nazionale di sitting volley ha lavorato fino all’ultimo in ospedale: “Temevo di contagiarmi”.

arà la palleggiatrice della squadra italiana di  sitting volley alle Paralimpiadi di Tokyo. Francesca Fossato, ha 37 anni,  è  dipendente dell’ospedale  Mauriziano, dove lavora come fisioterapista . Sta partendo per Roma e domani per Tokyo: “ho lavorato  in ospedale fino a ieri – racconta felice  – ero  molto preoccupata  di potermi contagiare, una ipotesi che avrebbe pregiudicato la mia partecipazione. Giravo come una palombara, mangiavo da sola, sempre isolata. Ho fatto i test, sono negativa, si può andare”.

Nel 2017  Francesca aveva perso una gamba in un incidente  in moto ed è stata la sua professione a salvarla e a permetterle di partecipare al grande evento che sta per iniziare in Giappone. Si comincia il 24 agosto, il 27 la squadra  Nazionale italiana di sitting volley gareggia proprio con il Giappone. La pallavolo la ama da quando era giovanissima, ma  non immaginava  proprio che un giorno sarebbe andata  fino alle Olimpiadi.  Dopo l’incidente ha dovuto sottoporsi a molti mesi di ricovero e riabilitazione. “Ho fatto sette interventi chirurgici di tutti i tipi ed è stata lunga, ma ero già laureata in fisioterapia e ho sempre creduto nel valore e nelle potenzialità di questa professione”.

Poi lo sport le è venuto in aiuto, quando il Comitato paralimpico italiano della Regione le ha proposto il sitting volley . Grazie a un impegno costante e la collaborazione del reparto di fisioterapia dell’ospedale Mauriziano nel 2019, insieme con la nazionale azzurra, entra nel team che parteciperà a Tokyo 2020 dopo il secondo posto  agli Europei a Budapest  nel 2019. Il sogno di andare alle OIlmpiadi è stato raggiunto e mai lo avrebbe pensato prima: “Siamo una squadra bellissima – racconta- ragazze e donne di tutte le età, da 22 a 48 anni, che arriviamo da tutta Italia e con tutte le disabilità immaginabili ma siamo molto determinate”.

 
In ospedale tutti mi fermano, racconta raggiante  Francesca “Mi chiedono “quando parti?”. Tutti tifano per noi. Qui ho avuto sempre aiuto e collaborazione e non c’è stato mai un momento in cui ho pensato che non avrei più potuto fare sport. Sono una fisioterapista, sapevo che certe cose non avrei più potuto farle, ma mai ho avuto il dubbio che con lo sport poteva essere finita”.

Fonte: larepubblica.it

(la/ig)