L’acqua della baia di Tokyo, da qualche giorno, è tornata a rispecchiare alcune figure che erano state mestamente rimosse la scorsa estate. I cinque enormi cerchi olimpici ritirati ad agosto dopo il rinvio dell’edizione 2020, causa pandemia, sono tornati lì, colorati di giorno, illuminati di notte. Come una fiaccola speranzosa, un messaggio di fiducia per i giapponesi e per tutto il mondo. Il 23 luglio è il giorno X, quello dell’inizio della XXXII edizione dei Giochi. Dal 24 agosto, poi, via ai XI Giochi Paralimpici. In questi mesi abbiamo imparato a osservare gli allenamenti casalinghi di atleti che attendevamo in pista, o in acqua, o negli impianti della capitale giapponese. Abbiamo visto allungare, di un anno, l’attesa per nuovi record o nuove rivelazioni. E abbiamo anche capito che a volte l’occasione passa: Tania Cagnotto, per esempio, ha cambiato tutti i suoi piani con la sua seconda gravidanza e l’addio alle gare.
Federico Morlacchi aspetta, come tutti gli altri. Lui è uno degli atleti di punta della spedizione azzurra alle Paralimpiadi, forte di sette medaglie collezionate tra Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, compreso l’oro nei 200 m misti SM9.Ventisette anni appena compiuti (l’11 novembre), un record del mondo (100 farfalla categoria S9, Berlino 2015) da ritoccare, un altro lockdown da gestire nella preparazione dell’evento olimpico. E una vita che per forza di cose è cambiata: «La prima volta che mi sono pesato durante il lockdown di marzo ho capito che mi sarei dovuto mettere a dieta. Ho imparato a fare i dolci e l’inattività ha preso il sopravvento». Marzo era un mese importante per la vita degli atleti, un periodo di cosiddetto carico e di preparazione specifica: «E invece il mio miglior amico è stato un elastico con cui fare gli esercizi. Non mi era mai capitato di fare due mesi interi senza allenamenti in acqua. È stato in qualche modo un’esperienza, ha permesso a me e a molti altri uno stacco mentale non indifferente dal pensiero agonistico». Che però, ora, timidamente, riaffiora, con una data precisa: 24 agosto 2021: «Il tempo per prepararsi c’è. Certo, a marzo ci stavamo preparando per gli Europei. A maggio poi è partita una stagione eccezionale, con impegni serrati e un’estate mai così fitta. E sì, ho ripreso il mio peso forma…».
 
Gli impianti e le piscine chiuse a causa della pandemia, le palestre off limits. Allenarsi, per chi l’atleta lo fa di mestiere, resta però fondamentale: «La vita è cambiata per tutti e ci è toccato fare quello che un atleta fa sempre, nella sua vita e carriera: adattarsi. Oggi, per esempio, devo guidare per qualche chilometro in più rispetto all’anno scorso per andare ad allenarmi. Non tutte le piscine olimpioniche sono aperte, non tutte sono disponibili, non tutte sono prive di barriere architettoniche. L’adattamento è continuo, ma non ci lamentiamo».

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(la)