Nel 2011 l’incidente. La pedana della moto gli si è conficcata nella gamba e gli ha strappato l’arto. «Ho riso quando l’ho scoperto», racconta Malagoli. «Non avevo una gamba ma ero vivo. Dopo un anno sono tornato in moto, poi ho fondato l’associazione Di.Di. diversamente disabili Onlus, e nel 2019 ho corso alla maratona di New York. L’incidente mi ha salvato la vita, non lo cancellerei mai. Quella notte mi ha tolto una gamba e in cambio mi ha dato una consapevolezza incredibile. Non è importante cosa accade, ma solo come tu reagisci»

Imparare a guardare “con gli occhi puliti”, scevri dal pregiudizio, la disabilità. Questo ci insegna il pilota di motociclismo paralimpico Emiliano Malagoli. La gamba che ha perso in un incidente in moto nel 2011 non la rivorrebbe mai e poi mai indietro. Perchè: «Grazie a un evento apparentemente tragico, oggi sto vivendo i migliori anni della mia vita». Solo un anno dopo l’incidente risale in moto. Nel 2013 fonda l’associazione Di.Di Diversamente Disabili, è Brand Ambassador di BMW Motorrad. Protagonista del film diretto da Michelangelo Gratton, “50.000 passi”, in cui racconta la sua epica impresa: correre la maratona di New York nel 2019. «Riesco a completare i 42,195 km dimostrando così che il limite più grande spesso è quello che ci diamo noi stessi». E lo scorso giugno ha pubblicato il libro “Continua a correre. Un’incredibile storia vera” (Paesi Edizioni) dove ripercorre gli ultimi anni della sua vita e spiega perché – prima dell’incidente – della vita aveva capito ben poco.

30 luglio 2011. Cosa ricordi della notte del tuo incidente?

Stavo tornando a casa dal lavoro. Sono salito sulla mia moto. Quella strada la conoscevo bene e non andavo piano, ma neanche fortissimo. Mi trovavo a Montecarlo, un paese a 15 km da Lucca. Era notte, e non so se ho preso una buca o cosa. Ma ho perso l’anteriore della moto, ho cercato fino all’ultimo di tenerla in piedi, di tenermi in piedi, ma era impossibile. Sono caduto e la pedana della moto mi si è conficcata nella gamba e mi ha strappato l’arto. Poi sono rotolato per diversi metri e ho sbattuto forte la gamba sinistra ad un cartello stradale, stavo per perdere anche quella. Non so come sia stato possibile ma ho visto il mio incidente in diretta, in terza persona. Mi sono visto a terra, mi sono visto dall’alto: io che cadevo, io che rotolavo sull’asfalto. Come se la mia anima si fosse staccata dal mio corpo. Poi sono rientrato in me e mi sono ritrovato a pancia in giù in un piccolo dirupo. Era buio e dalla vita in giù non muovevo niente. Riuscivo solo a pensare: “Sono rimasto paralizzato”. Ho preso il cellulare dalla tasca e ho chiamato i soccorsi, sono rimasto 45 minuti a terra ad aspettare che mi trovassero. Ad un certo punto ho sfilato il casco dalla testa. Una cosa che non si dovrebbe mai fare, ma io non respiravo più. Stava cominciando a mancare il sangue. Quando sono salito in ambulanza ero ancora cosciente. Avevo 36 anni e quando mi sono risvegliato non avevo più una gamba.

Fonte: vita.it

(lv/la)