In Italia la figura della guida sportiva per persone ipovedenti e non vedenti è quasi introvabile, pur essendo fondamentale per questo tipo di atletiPer una persona cieca o ipovedente che voglia praticare alcuni tipi di sport può essere necessario venire affiancati da quelle che sono chiamate “guide”: figure sportive adeguatamente formate che affiancano l’atleta sia negli allenamenti che nelle gare, fino a diventare quasi un tutt’uno. Si tratta quindi di  figure importantissime che consentono a chi, con una disabilità visiva, intenda approcciare uno sport o dedicarvisi anche in maniera professionistica.

MANCANZA DI ATLETI GUIDA IN ITALIA
Sulla forte carenza di guide sportive per ciechi in Italia avevano già acceso i riflettori qualche tempo fa i campioni Arjola Dedaj , atleta cieca della Nazionale Italiana di atletica leggera nella corsa di velocità e nel salto in lungo T 11,  e il compagno Emanuele di Marino, (che gareggia nella categoria T4). Entrambi sottolineavano l’importanza fondamentale della guida non solo nell’atletica leggera, ma in tutte le discipline che prevedano categorie riservate ad atleti non vedenti.

COSA FA L’ATLETA GUIDA
Per una persona cieca o ipovedente, poter contare sull’affiancamento di un atleta guida che lo segua passo passo durante gli allenamenti, aiutandolo ad evitare gli ostacoli e a rendere i movimenti fluidi e precisi significa poter accedere ad uno sport. Diversamente, sarà davvero impossibile. Vediamo perciò tramite alcuni esempi, a cosa serve nello specifico la guida di un ateta cieco: nell’atletica, in particolare nella corsa,  le guide fungono da “accompagnatori” in pista durante le gare, gli allenamenti e le prove, mentre nei lanci e nei salti “assistono” l’atleta a bordo pedana. Anche nel baseball esiste la guida: di solito è l’allenatore, che tramite la voce direziona il battitore verso le basi. Nello sci di fondo e in quello alpino, secondo il regolamento del Comitato Paralimpico Internazionale, la guida segue l’atleta lungo la pista sciando davanti se l’atleta è ipovedente, indifferentemente davanti o dietro se è non vedente.
Perfino per praticare equitazione esiste la figura del “cavaliere-guida” che accompagna la persona durante le escursioni.
La collaborazione e il rapporto che si instaura tra atleta e la sua guida è quindi strettissimo e necessita di giungere a un livello di grande sintonia: una collaborazione che può portare a grandi soddisfazioni. Ma, come dicevamo, in Italia questa figura è poco conosciuta, e poche sono, quindi, le persone che si dedicano a formarsi come atleti guide: una onlus dedicata è quella di Disabilincorsa, che si occupa di far incontrare atleti e persone che vogliano fare le guide, ma per il resto, molto è lasciato ai singoli.

IL PROGETTO “SII I MIEI OCCHI”
Proprio per sensibilizzare le persone sull’importanza del contributo fornito dalle guide sportive agli atleti ciechi, l’associazione You Able Onlus, con la partecipazione del campione paralimpico di triathlon Norbert Casali, ha lanciato il progetto “Sii i miei occhi”, che si propone di avvicinare le persone non vedenti allo sport, in particolar modo all’atletica, attraverso un percorso che unisca informazione, sensibilizzazione e corsa, proponendo attività volte a promuovere il contatto tra ragazzi non vedenti e normodotati, trasformando questi ultimi in atleti guida.

Per portare avanti il progetto, che si svolgerà a Milano e a Bergamo, la Onlus ha avviato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Eppela.
L’iniziativa si svilupperà, poi, in due fasi: la prima consiste nell’intervento di sensibilizzazione nelle scuole primarie, con lezioni teoriche e pratiche, mentre la seconda prevederà diverse sessioni di corsa congiunte tra runners e atleti, guidati da Norbert Casali.

Fonte: disabili.com