Dopo la diagnosi di sclerosi multipla, nel 2016, l’atleta è entrata a far parte del progetto Obiettivo3, ideato da Alex Zanardi: “Non penso che andare in bici sia di aiuto, in questo momento. Senza contare che un ipotetico incidente toglierebbe risorse e energie al sistema sanitario nazionale”

“QUANDO ti ritrovi in un ospedale con una diagnosi di sclerosi multipla e un futuro completamente incerto davanti, o scegli di volgere lo sguardo alla luce, verso i sogni, i desideri, per decidere con tutte le tue forze di inscriverli nel registro del possibile, o ti lasci annichilire dagli eventi, finendo col perdere il controllo della tua vita”. A parlare è Lucia Nobis, ciclista campana, psicologa dello sport e parte del progetto Obiettivo3, ideato e realizzato, col sostegno del bando Oso di Fondazione Vodafone, da Alex Zanardi, per sostenere e avviare allo sport paralimpico quante più persone disabili possibili.

Prima che nel 2016 gli venisse diagnosticata la malattia, Lucia lavorava in una palestra come istruttrice. Il ciclismo già allora era nella sua mente e nel suo cuore, ma è solo dopo l’incontro con il team di esperti di O3 che ha cominciato, alla luce della diagnosi, a incanalare le energie nella direzione più giusta. Malgrado lo sport rappresenti la grande passione della sua vita, la spinta che più di tutte le ha permesso di rinascere, Lucia da circa due settimane, a causa dell’emergenza Coronavirus, ha completamente smesso di allenarsi, lasciando la bici in garage e mettendo temporaneamente da parte le sue esigenze di atleta e di persona affetta da sclerosi multipla.

Lucia, perché questa scelta?

“Il Paese è chiamato a fronteggiare un momento di emergenza che, se letto in chiave sportiva, pur essendo a tutti gli effetti una situazione traumatica, si configura come una grossissima sfida da vincere. Per chiarire ciò che intendo, mi avvarrò di un proverbio africano che non credo abbia bisogno di troppi commenti: “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme”. Da soli si può illusoriamente pensare di andare forte, ma si rischia di non arrivare in nessun luogo; il team, la condivisione, il lavoro di squadra servono proprio a questo, uniti si vince, la collaborazione mette insieme più energie che si moltiplicano tra loro. Ecco il valore del team, del lavoro di squadra: oggi tutti noi, sportivi e non, siamo chiamati a andare uniti nella stessa direzione: il decreto emanato da Conte ci invita a restare a casa ma vedo purtroppo che molti, sottovalutano la situazione, mettono in pericolo sé stessi e l’intera comunità. Come atleta paralimpica e malata di sclerosi multipla, mi faccio portavoce non solo dei miei amici sportivi, coi quali ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento, ma di tutte le persone malate e immunocompromesse come me, degli anziani, di chi combatte con il cancro, la leucemia e altre malattie degenerative e chiedo a tutti di avere rispetto, di sé stessi innanzitutto, e poi di chi come noi ha difese immunitarie compromesse, facendo il piccolo sacrificio di rispettare le prescrizioni del Governo e restare a casa. Tutti insieme, distanti ma uniti, come una grande squadra che gioca compatta la stessa partita, usciremo da questa difficile situazione e vinceremo”.

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(c.a.)