Renato, atleta sardo del Team Special Olympics “Millesport”, ha dovuto aspettare un anno prima di riprendere a praticare sport, una sua grande passione. Uno stop forzato delle attività dovuto a problemi di salute. Poi finalmente la gioia di ricominciare gli allenamenti e la partecipazione ai tanto attesi Giochi Nazionali Invernali di Sappada, nello sci alpino.

L’emergenza che stiamo vivendo impone nuovamente uno stop, questa volta riguarda tutti gli atleti, Renato non vede l’ora di tornare sul parquet con i suoi amici perché come racconta la mamma lo sport è una parte importante della sua vita.

“Ha la competizione nel sangue e cerca di fare sempre al meglio delle sue possibilità. Non si sente inferiore o limitato rispetto a nessuno e si definisce un ragazzo sensibile.

La sua vita è sempre stata una “lotta” per la salute e per l’inclusione ma la nostra e soprattutto la sua determinazione e caparbietà lo hanno aiutato ad andare oltre quei limiti che mai avremmo pensato potesse superare. Pratica sport da diversi anni e partecipa assiduamente sia ai Giochi Nazionali Invernali, nello sci alpino, che a quelli estivi, nel basket. Lo sport gli ha permesso di socializzare e conoscere tante persone.

Nel suo gruppo gli hanno dato diversi nomignoli che la dicono lunga sulla sua personalità, quello più rappresentativo è “vulcano”. Non passa inosservato, si fa notare e rimane nel cuore di tutti quelli che lo conoscono. Da qualche mese si anche avvicinato al mondo del lavoro facendo un tirocinio in un bar del nostro paese ottenendo grandi risultati e ricevendo stima sia da parte dei datori di lavoro che dalla clientela. Le difficoltà sono sempre dietro l’angolo, ma Renato non si lascia mai abbattere; anche per questi ultimi Giochi Nazionali Invernali di Sappada il suo motto è stato “daietodos”. L’esperienza con Special Olympics gli ha permesso di crescere tanto, soprattutto per quanto riguarda l’autonomia. I primi viaggi da solo senza la famiglia, lo stare insieme ad altri ragazzi con e senza disabilità con cui rapportarsi e confrontarsi, i primi amori e tanta gioia e  divertimento.

Ma eventi di questo genere servono anche e soprattutto a cambiare la mentalità delle persone, a fare cultura. Negli anni le persone che sono venute a conoscenza di Renato, così come molti altri ragazzi con disabilità che praticano sport a livello nazionale ed internazionale hanno cambiato il loro concetto di disabilità comprendendo che si può andare oltre gli stereotipi ed i pregiudizi, si può vedere prima la persona, le sue abilità e non solo le difficoltà.

Per questo mi auguro che Special Olympics possa avere sempre più risalto soprattutto a livello mediatico poiché questo contribuirebbe ad inviare un grande messaggio alle persone, che si può guardare oltre e si deve dare a tutti la possibilità di esprimersi al meglio delle proprie capacità. Sono un’occasione per essere “protagonisti” di questo mondo e non delle piccole comparse”.

*Testimonianza di Cristina, mamma di Renato Tronci

Fonte: specialolympics

(c.a.)