Dapprima l’incontro con Special Olympics – il movimento dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva e/o relazionale – e la pratica agonistica come apprezzato giocatore di pallacanestro, poi una nuova importante opportunità che si apre per Boris Menna. E così Special Olympics Italia può finalmente assumere nel proprio organico una persona con disabilità

Boris Menna ha 31 anni, è buono, a volte anche troppo, un’anima pura, un eterno fanciullo. Sensibile, riservato e introverso, ma all’occorenza anche piuttosto entusiasta.

Mamma croata di Zara, papà italiano di Roma, Desire e Valentino sono diventati genitori giovanissimi. Boris è il loro unico figlio e ad oggi non c’è difficoltà che tenga la forza con cui entrambi sostengono che non cambierebbero nulla di lui, non lo vorrebbero diverso da com’è.

Un giovane uomo con disabilità intellettiva, direbbero i più, “ un dono” per loro due. Un dono per imparare ad apprezzare le cose semplici della vita, ad alleggerire il peso specifico di ogni difficoltà.

Dopo la nascita la diagnosi non fu precoce. La gravidanza fu felice e serena, al momento della nascita il cordone ombelicale aveva di fatto immobilizzato il bambino in posizione podalica impedendogli di muoversi e provocando così un parto cesareo. Da lì ci vollero alcuni anni, però, prima che Valentino e Desire si rendessero realmente conto delle difficoltà di Boris. Gesticolava molto quando voleva comunicare qualcosa e non aveva le giuste proprietà di linguaggio per la sua età, balbettava e, a volte, non riusciva a terminare le frasi dandogli un senso compiuto.

Da li iniziò una lunga trafila di visite mediche e di analisi che alla fine portarono alla diagnosi di ritardo mentale per Boris. Chiedere come si siano sentiti i genitori in quel momento è una domanda sciocca, ma loro abbassano gli occhi, sorridono e poi, ancora uniti, rispondono che hanno accettato e accolto questa condizione da subito. Per quanto possa spaventare, l’amore incondizionato verso il proprio figlio è sempre più forte.

Ciò non significa che non ci sia stato dolore. «Perchè la vita mi riserva di nuovo questo? C’è qualcosa che devo imparare ancora?», si è domandata, mamma Desire, lei che ha già condiviso parte della sua vita con un fratello con una grave forma di autismo.

Papà Valentino, invece, sente la sofferenza in particolare quando si ferma a pensare che Boris non avrà un percorso di vita uguale agli altri, non avrà le stesse opportunità di trovare il suo posto nel mondo, di avere un amore, una famiglia sua, dei figli. «Non cresce e non crescerà mai», dice.

Entrambi, però, non si sono mai arresi, anche quando la vita li ha portati a separarsi come coppia, sono rimasti vicini e uniti in nome di questo amore incondizionato per Boris. Lo hanno continuamente stimolato affinché vivesse delle esperienze sempre nuove e diventasse il più possibile responsabile e autonomo. Boris di rimando ha ripagato i loro sforzi, diventando il ragazzo che è oggi: dolce, curioso e soprattutto sereno e modestamente felice.

Fonte: superando.it

(l.v. / c.a. )