Manca esattamente un anno alle Paralimpiadi di Tokyo e già si inizia a parlare del programma e delle discipline oggetto di gara. Dal 25 agosto al 6 settembre 2020. Due settimane in cui il mondo punterà l’attenzione sul binomio sport e disabilità, tifando per questo o quell’atleta, esultando per le vittorie della squadra del proprio Paese e imprecando in caso di sconfitta.

OLTRE I RIFLETTORI SPENTI

Probabilmente l’evento rappresenta per il Giappone un’occasione per migliorare l’accessibilità delle sue infrastrutture e non dubito che sarà una grande manifestazione sportiva e di spettacolo, seguita su scala mondiale. A gara conclusa, però, i riflettori si spegneranno nuovamente e di diritto allo sport per le persone con disabilità non parlerà più nessuno o quasi, almeno fino alla successiva edizione dei Giochi.

LA FORTUNA DI TROVARE UNA PALESTRA SENZA BARRIERE

Ammirevoli davvero, gli atleti paralimpici. Per raggiungere certi livelli di preparazione servono passione, impegno e tenacia. Secondo me, occorre anche un po’ di fortuna. Una strizzatina d’occhi della dea bendata per aiutare il futuro atleta a trovare la palestra senza barriere architettoniche che, all’interno del suo programma, preveda anche discipline praticate da persone con disabilità e un allenatore in grado di riconoscerne il talento.

IL DIRITTO DI PRATICARE SPORT

Chi arriva a partecipare alle Paralimpiadi è chiaro che ce l’ha fatta a conquistare il diritto di praticare sport. Ma tutti gli altri? Mi riferisco ai comuni mortali con disabilità, soprattutto motoria o sensoriale, che desidererebbero sgranchirsi gli arti con della sana attività fisica, allenandosi in palestra, andando in piscina o frequentando corsi e attività sportive. Per quanto riguarda l’Italia, la situazione è ancora piuttosto critica. Molte palestre, impianti sportivi e piscine presentano barriere architettoniche fisiche che ne rendono impossibile l’accesso.

L’ASSENZA DI SERVIZI E PERSONALE

L’inchiesta che Corriere Buone Notizie ha condotto su un campione di palestre in tutto lo Stivale, pur senza la pretesa di essere statisticamente significativa, ci mostra un panorama desolante, composto da molti ostacoli fisici e infrastrutturali ma non solo. A mancare è anche la preparazione dei cosiddetti personal trainer che spesso non hanno alcuna formazione specifica rispetto agli esercizi e programmi sportivi adeguati ad una persona con determinate caratteristiche fisiche e/o sensoriali.

PISCINE E TERME INACCESSIBILI DA SUD A NORD

Quest’estate la cronaca locale campana riportava dati sconcertanti sull’accessibilità degli impianti natatori napoletani: il 73% è inaccessibile a persone con disabilità motoria. È un dato che sconvolge ma la situazione non è rosea nemmeno altrove. Se vi spostate in sedia a rotelle e desiderate immergervi nelle acque termali della rinomatissima città di Abano Terme (Padova) scegliete la piscina comunale perché è sicuramente accessibile. Se invece preferite il contesto, sicuramente più suggestivo, degli impianti natatori degli alberghi vi consiglio di verificare prima la presenza di barriere architettoniche.

QUELL’IDEA PER CUI LO SPORT È ROBA DA DISABILI – SUPEREROI

Qualche anno fa mi sono recata con un’amica nella piscina termale di uno degli hotel di questa ridente cittadina per concedermi il lusso di una nuotata al chiaro di luna. Non ci eravamo informate prima sulla struttura e, ad attenderci, abbiamo trovato una lunga scalinata, unica strada percorribile per accedere alle vasche. Siamo riuscite a raggiungerle solo grazie alla gentilezza di alcuni clienti che ci hanno aiutate a salire, permettendoci così di godere del tanto sospirato bagno nelle calde acque termali. Ma perché tutta questa difficoltà nel rendere accessibili spazi e pratiche sportive? Secondo me è riconducibile a una teoria di senso comune profondamente sbagliata, ovvero che praticare sport sia un’impresa possibile solo per i pochi disabili supereroi che partecipano alle Paralimpiadi.

PER TUTTI GLI ALTRI RESTA LA RIABILITAZIONE

Per tutti gli altri, l’unica attività motoria ritenuta praticabile e dunque ammissibile è quella di tipo riabilitativo. Solo un corpo abile è in grado di fare sport, quindi che senso ha renderlo fruibile anche ai fisici dis/abili? Per loro ci sono i servizi sanitario – riabilitativi. Questo, a mio parere, è il pensiero sottostante a cotanta carenza di strutture e personale adeguato. Una retorica che permane nonostante la realtà dimostri il contrario.

L’8,5% DEI CITTADINI CON DISABILITÀ PRATICA SPORT

Il numero di persone con disabilità che dichiarano di svolgere un’attività sportiva, secondo l’indagine di Corriere Buone Notizie, è pari a 269 mila, ovvero l’8,5% della popolazione con disabilità. Se consideriamo che la maggior parte di essa è costituita da persone anziane (che quindi è meno probabile pratichino sport) il dato è comunque significativo e indica come alle persone disabili la riabilitazione neurofisiomotoria non basti.

ASSOCIAZIONI SPORTIVE IN AUMENTO

Per fortuna gli ultimi anni hanno visto un aumento delle associazioni sportive, anche dilettantistiche e non solo agonistiche, che propongono attività per persone con disabilità, nonostante le sfide e gli ostacoli di un contesto socio – culturale ancora intriso di pregiudizi rispetto alla possibilità e al diritto dei cittadini con disabilità di dedicarsi all’attività fisica. Anche sul fronte abbattimento barriere architettoniche, stiamo iniziando a vedere i frutti di un lento cambiamento a livello politico – culturale, soprattutto rispetto agli impianti sportivi di nuova generazione.

I RIFLETTORI VANNO ACCESI SUL DIRITTO PER TUTTI

Fare sport può avere molteplici significati per un individuo: dall’essere una passione al costituire una sfida per superare i propri limiti. Dal rappresentare un benefico antidoto contro lo stress al diventare un’occasione per conoscere persone nuove e incrementare la propria rete sociale.È un’esperienza che deve poter essere praticabile da tutti. Le Paralimpiadi meritano tutta la nostra attenzione, ma se non puntiamo le luci dei riflettori sul diritto allo sport per tutti, anche il valore di questa importante manifestazione ne risulterà sminuito.

Fonte: lettera43.it