Anna Barbaro, ingegnere e violinista, dopo la malattia ha trovato riscatto nello sport: prima il nuoto e poi la triplice disciplina. E adesso in gara anche con il suo cane: «Il ruolo delle guide umane è fondamentale, ma affrontare una gara anche da soli toglie una soddisfazione ulteriore».

Costume, cuffia, occhialini: riconoscere Anna Barbaro ai blocchi di partenza non è certo semplice. Nemmeno la zia, sua tifosa fin dalle prime gare in piscina, riesce mai a distinguerla. E allora, come si fa in questi casi, si chiede aiuto a chi, sugli spalti come noi, ci sta seduto a fianco: «Nora, dov’è Anna?». Occhi puntati sulla corsia giusta, orecchie tese, sguardo concentrato. E quell’abbaio, ogni volta che la ragazza tocca il muretto. Cercate Anna? Il suo Labrador ve la «indicherà»: tanto a bordo vasca quanto sulla pista d’atletica. Sono rare le occasioni in cui questa atleta della nazionale di para-triathlon si separa dalla sua guida a quattro zampe: un ruolo impegnativo, per cui il cane per non vedenti viene addestrato minuziosamente. Nella quotidianità di Nora con Anna, però, c’è molto di più: nuotano in coppia, ad esempio, ma anche corrono. E hanno da poco vinto la loro prima medaglia insieme.

Il battesimo del nuoto.

Ingegnere e violinista, con venti chili in più rispetto a oggi: lo sport non era certo scritto nel DNA di Anna quando, nel 2010, un virus ne sconvolge la vita ledendo i suoi nervi ottici. Non sapeva nemmeno nuotare quando suo padre, a vista già irrimediabilmente calata, la portò in piscina: «Fino all’età di 25 anni avevo condotto una vita sedentaria. Il nuoto mi ha aiutato ad accettare la mia condizione, mostrandomi una nuova possibilità di indipendenza: in acqua mi sono sentita rinascere». Un secondo battesimo: un nuovo inizio per una persona che, come Anna, crede. Chiamatelo destino (lei lo chiama «Dio»), ma la vita di Anna, per chi li vuole cogliere, è costellata di piccoli, grandi segni: «Pensare, ad esempio, che avevo prestato servizio civile con i non vedenti e che, a distanza di tre anni, lo ero diventata anche io».

Crederci sempre.

Ma non è tutto: «Nora nasce il 26 gennaio 2011, il mese in cui iniziavo a essere accompagnata perché il problema si faceva sempre più grave. Sono molto religiosa e penso che Nora sia nata per me: un regalo che Dio mi ha fatto per dirmi che c’era ancora, anche se nei momenti più dolorosi io l’avevo rinnegato. Una creatura a cui era stata data la vita per “infondere” nuova speranza. Uscire per la prima volta da sola con lei è stato un secondo inizio, alla riconquista di quell’autonomia ormai perduta». Campionessa in vasca e in acque libere, Anna aveva nel frattempo attraversato lo stretto di Messina a nuoto già quattro volte, ma è l’agosto del 2012 il mese che ricorda con più meraviglia, quello che ha portato più novità nella sua esistenza: «C’era stata l’assegnazione di Nora: un fulmine a ciel sereno». E se di folgorazioni vogliamo parlare, il mese dei Giochi di Londra, con le cronache ascoltate alla radio, fece il resto: «Affascinata dai racconti sul triathlon, fu quello il momento in cui per me scoccò la scintilla».

Fonte: corriere.it

(s.c./l.v.)