Gianluigi Rosa e Moreno Pesce (entrambi con un arto in titanio) sabato hanno raggiunto la cima della Regina delle Dolomiti, riuscendo a superare 1.400 metri di dislivello. A giugno una nuova sfida: la scalata del Monte Rosa partendo da Alagna

Due uomini, due gambe, un sogno e tanta voglia di mettersi in gioco. Il #Team3Gambe non si ferma mai. Dopo l’ impresa di sabato scorso in Marmolada – dove la guida alpina Gianni Caronti ha accompagnato Gianluigi Rosa di Lavis e il suo compagno Moreno Pesce di Noale in Veneto (entrambi dotati di un arto in titanio), lungo il ghiacciaio della Regina delle Dolomiti su fino a punta Rocca, superando i ben 1.400 metridi dislivello muniti solo di protesi, ramponi e coraggio – i due amici ritenteranno un’ impresa a dir poco straordinaria a giugno. Un’ iniziativa attesa e desiderata soprattutto dal suo ideatore, il vulcanico Moreno Pesce, che da diversi anni partecipa a vertical e corse in montagna per normodotati anche nella nostra provincia (tra questi, in particolare, il leggendario vertical della Crepa Neigra con partenza da Alba di Canazei), sfidando se stesso, il suo destino e limiti inimmaginabili. Il prossimo 21 giugno, infatti, i «guerrieri dell’ arto di ferro» tenteranno la Ama-bilmente CrazyIdea: un percorso parallelo alla Ama VK2 del Monte Rosa, dove otto disabili amputati, divisi in due gruppi, tre transfemorali (amputati da sopra il ginocchio) Moreno Pesce, Gianluigi Rosa e Loris Miloni, e cinque transtibiali (amputati sotto al ginocchio) Heros Manai, Lino Cianciotto, Andrea Lanfri, Massimo Coda e Michele Maggioni, sperimenteranno la scalata da Alagna Valsesia al Monte Rosa.

L’ impresa, una skyrunning che attraversa morene, nevai e ghiacciai per 35 chilometri con 7.000 durissimi metri di salita e discesa, vedrà gli atleti affiancati da guide che li assisteranno nell’ ascesa. «Il progetto Ama-bilmente Crazyidea è nato l’ anno scorso quando ho tentato la salita al Monte Rosa in tre diverse situazioni» racconta Moreno Pesce, «ma per un cedimento fisico ho dovuto arrestare la mia corsa. Così, quest’ anno, per poter realizzare questo obiettivo in totale serenità e sicurezza, ho contattato l’ organizzatore della gara Ama Manuel Gambarini, e quando ho avuto l’ ok, insieme a lui ed alla guida Michele Maggioni, (anch’ esso disabile), abbiamo esteso il progetto ai diversamente abili come noi. Il percorso inizierà il 21 giugno arrivando fino a Capanna Margherita, a 4.550 metri di quota, per poi ridiscendere il 22 o il 23 giugno se ci saranno ritardi. Punto intermedio di arresto: il bivacco Giordano, dove in caso di criticità, ci si potrà fermare insieme ad un compagno di viaggio che supporterà sia fisicamente che mentalmente la persona in difficoltà», racconta felice Moreno.

«Con questo progetto – prosegue l’ infaticabile atleta, che fa parte del gruppo fassano dei Bogn da nia (letteralmente, buoni a nulla) – punto a far emergere questo abbinamento: il normodotato guida, il diventato disabile (amputato) che continua nel suo operato di guida e si mette al servizio di altri disabili amputati che vogliono raggiungere un loro “pazzo” sogno. Nel “mio mondo” attuale, vedo un gruppo di guide sensibili e preparate ad ascoltare e conoscere le reali criticità che un amputato vive durante salite impegnative come questa». Ma come è nato il #Team3gambe? «Il Team3gambe è nato da un’ esperienza comune sul Monte Baldo fatta nel 2017 con gli amici veronesi Giuliano Mancini ed Heros Marai. Da lì abbiamo pensato di creare un team e da un team è nato un gruppo di diversamente abili che amano la montagna e le sfide», racconta sorridendo Moreno Pesce con i suoi occhi grandi e quella voglia irresistibile di volare alto, fino alla prossima avventura in quota.

Fonte: corriere.it

(s.c./l.v.)