Sulle piste di Prato Nevoso giovane di Varazze è riuscita nell’impresa: ha realizzato il primo salto mortale al mondo su una sedia a rotelle

Forse per lei non è ancora il tempo di entrare nel guinness dei primati. Perché Ilaria Naef, l’atleta di Varazze che sabato ha realizzato il primo salto mortale al mondo in carrozzina sulle nevi di Prato Nevoso, non ha concluso in modo perfetto l’ultima parte della performance, con il ritorno della carrozzella in totale equilibrio sulle ruote. Ieri ha provato più volte a replicare senza sbavature la sua esibizione. Eppure «le sue ali», così Ilaria chiama la carrozzina che accompagna ogni suo passo fin dalla nascita, hanno già conquistato il cuore di tutti. La straordinarietà di questa venticinquenne non è solo quel sorprendente salto all’indietro in carrozzina. È la sua attitudine alla vita ad aver trasformato la disabilità in altro: non limite, ma sfida; non autocommiserazione, ma sprone. Soprattutto per gli altri.

Si sente un esempio?

«Oggi credo di sì. Me lo dicono gli sguardi e le parole degli altri. Ma ho dovuto attraversare il tempo del dolore e lottare in famiglia perché la mia passione per il free style in carrozzina fosse compresa. I miei genitori non mi hanno mai sostenuto. Non ne faccio loro una colpa. Hanno già sofferto tanto e sognavano una vita più rassicurante per me, meno avventurosa e al riparo da tutto».

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L’esatto contrario del suo cammino fin qui.

«Nella mia vita c’è un prima e un dopo. Ho sempre sognato di diventare una skater, ma non pensavo fosse possibile a causa della mia disabilità. A 14 anni ho visto su internet il video di un ragazzo che frequentava uno skatepark in carrozzina e mi sono innamorata di questo sport. Qualche anno dopo mi sono trasferita in Germania e lì ho iniziato ad allenarmi con i rider tedeschi. Quando sono tornata in Italia ho continuato a lavorare sodo e oggi sono la prima atleta italiana di Wheelchair motocross».

Chi l’ha aiutata?

«Gli amici, uno dei doni più belli che la vita mi abbia concesso».

Quello che lei fa va oltre il valore dello sport.

«Quello che voglio far capire agli altri è che la carrozzina non è un limite, ma una possibilità di fare cose meravigliose. Le mie acrobazie sono da esempio a tante persone. Ci sono mamme di bambini disabili che mi scrivono perché sono da stimolo per i loro figli: è questa la mia ricompensa».

A chi dedica il suo salto della morte?

«A tutte le persone che hanno pensato di non farcela. E poi, magicamente, hanno stretto i pugni e raggiunto il loro sogno. La vita ricompensa, basta saper aspettare»

Fonte: lastampa.it

(s.c./l.v.)