Dal sellino di uno scooter, al letto della rianimazione fino alla medaglia di bronzo nel fioretto maschile categoria C, ai Campionati Europei Paralimpici di Terni di settembre 2018. Si riassumono così gli ultimi cinque anni di Matteo Addesso, 27enne di San Lazzaro di Savena (BO), che ha «perso la parte sinistra del proprio corpo» a causa di un incidente. «Ho iniziato subito a fare fisioterapia – racconta Matteo – per recuperare l’uso degli arti, ma il braccio continuava a rimanere bloccato».

Oggi, l’atleta medagliato è testimonial di un progetto che coinvolge il Cip regionale per la creazione di una rete di sportelli per l’avviamento allo sport paralimpico all’interno delle Case della salute dell’Azienda Usl di Bologna. La fase sperimentale è iniziata alla Casa dei risvegli Luca De Nigris all’ospedale Bellaria e si tratta di un servizio gratuito, unico a livello nazionale, in cui un operatore del Cip, Giuseppe Parrinello, orienta e accompagna la persona con disabilità alla pratica della disciplina sportiva che più soddisfi i suoi desideri e sia in linea con le sue potenzialità. In un anno di attività sono state coinvolte 40 persone, di cui 33 hanno iniziato un percorso paralimpico nel nuoto, nel Tai Chi Chuan, nell’hockey in carrozzina, nella scherma, nel calcio e nella danza. Ora l’attività si allarga alle società e le strutture sportive «accoglienti» presenti sul territorio.

«Avevo escluso lo sport dalla mia vita – racconta Addesso – ma l’incontro con la scherma è stato fatale. Sono arrivato terzo ai campionati nazionali a Roma e a Milano e voglio continuare ad allenarmi e migliorarmi, non dico per raggiungere chissà quali risultati eccezionali… ma perché no?». E perché no lo stanno dicendo anche gli altri neo atleti che gareggiando si «riabilitano», come spiega Roberto Piperno, direttore di Medicina riabilitativa dell’Azienda Usl di Bologna: «Lo sport ha numerose ricadute positive sulla salute. Fa uscire dall’isolamento e mette in relazione con gli altri, aumenta l’autostima e la sicurezza di sé. E riduce il consumo di prestazioni sanitarie».

Fonte: invisibili.corriere.it

(s.c./l.v.)