Nel mondo dello sprint dell’atletica paralimpica nessuna è come lei. Gli Europei di Berlino 2018 lo hanno dimostrato: oro nei 100 m, dove con 14”61 è la prima donna amputata di gamba a scendere sotto i 15 secondi, e nel salto in lungo, andando a carezzare la sabbia a 4,91 m, migliore prestazione di sempre fra coloro che sono amputate di gamba. Martina Caironi è un vanto italiano nel mondo. Non solo sportivo. Impegnata nel sociale, relatrice nelle scuole, testimonial nella lotta alla violenza sulle donne, volontaria alla Fondazione Fontana, dallo scorso anno è la prima ambasciatrice dell’iniziativa “Esa Grand Challenge”, lanciata dall’Agenzia spaziale europea per “sostenere l’innovazione e la creazione di nuovi ecosistemi imprenditoriali”. Martina è la prima persona che non faccia parte dell’European Space Agency ad avere questo ruolo. Fra pochi giorni sarà a Noordwijk, nei Paesi Bassi per il Global Space Economic Forum 2018.
Il Grand Challenge è uno strumento adottato per stimolare l’industria europea. L’idea di base è identificare delle grandi sfide scientifico tecnologiche e proporle alle comunità di scienziati e studiosi con l’obiettivo di stimolare la nascita e la crescita di nuovi imprenditori legati al mondo dello spazio. Una delle aree studiate è quella delle disabilità: lo spazio con le sue tecnologie può aiutare le persone con disabilità nel superare le piccole grandi sfide quotidiane. Martina ha fiducia nel futuro: “Un onore essere pioniera in questo ruolo. Le mie esperienze passate mi hanno insegnato ad avere fiducia nell’ignoto e questo è un percorso a cui tengo”.
Non sono poi così lontani quei giorni a Londra 2012, la più bella Paralimpiade di sempre, quando sbocciò a livello mondiale: uno splendido oro sui 100 metri a 22 anni, per lei che era stata amputata alla gamba sinistra quando ne aveva 18, dopo che un pirata della strada investì la moto dove era lei e scappò. “Mi svegliai in ospedale e pensai a come avrei camminato, agli sguardi della gente, ai tacchi che non avrei potuto mettere, alla pallavolo”. Doveva iniziare di lì a poco il campionato. Cambiò sport, cominciò con l’atletica dopo la prima protesi: “Sentivo di nuovo l’aria sul viso”.

Fonte: invisibili.corriere.it

(s.c./l.v.)