Agli assoluti conquista cinque medaglie
Alla sua prima prova importante ai campionati italiani assoluti paralimpici di nuoto, ha centrato due medaglie d’oro, due d’argento e una di bronzo, dimostrando di valere parecchio. Un risultato ancora più eclatante perché Giulia Terzi, 22 anni, di Arzago, è scesa in vasca solo a marzo, da quando ha iniziato ad allenarsi con la Sporting Lodi.

«La mia grande passione era la ginnastica artistica — racconta Giulia, rientrata a casa domenica sera dopo il weekend di gare a Palermo —. Purtroppo ho una malformazione neurologica che ha minato la funzionalità della gamba e del braccio sinistro. Ho subìto tre interventi e in pratica ho la colonna vertebrale in titanio e ora mi tocca utilizzare la sedia a rotelle». Così ha dovuto lasciare definitivamente la ginnastica, dopo un periodo in cui aveva continuato come allenatrice mentre studiava all’università ottenendo la laurea triennale in Scienze politiche.

Adesso Giulia sta completando la magistrale in giurisprudenza. «I medici mi hanno consigliato di nuotare — spiega —. Ma l’idea di andare in vasca senza un obiettivo non mi piaceva. Così ho trovato la società di Lodi, che consente di arrivare alle gare paralimpiche, e ho iniziato ad allenarmi. Nuoto un’ora e mezza al giorno». A Palermo il suo debutto, con a bordo piscina mamma Stefania, mentre da casa papà Giancarlo e i tre fratelli Fabio, Linda e Andrea facevano il tifo. «Nel mondo paralimpico — racconta Giulia – gli atleti sono classificati in 14 categorie in base al grado di disabilità: c’è una classifica per ogni grado e una assoluta. In vasca però si nuota tutti insieme e quando la gara finisce non si sa subito il risultato perché bisogna fare i calcoli. Quando ho vinto la prima medaglia sapevo di essere andata bene ma non mi aspettavo tanto».

La giovane arzaghese ha trionfato nei 50 metri stile libero (oro categoria e open), nei 100 stile libero (argento categoria) e 100 dorso (argento categoria, bronzo open). A piacerle è stata soprattutto l’atmosfera respirata nel weekend di gare: «Nella vita i problemi capitano, ma bisogna reagire. A me è successo questo, certo non è bello essere in carrozzina a vent’anni, ma bisogna andare avanti. A Palermo c’erano tante persone, molte con problemi più seri dei miei, ma tutti erano lì per gareggiare e si guardavano con gli stessi occhi».

Fonte: bergamo.corriere.it

(s.c./m.l.)