Il progetto è promosso dal Csi con altri partner. Obiettivo dell’iniziativa è coinvolgere nelle competizioni anche i piccoli atleti che hanno difficoltà fisiche o di natura sociale
C’è la ragazzina che non parla bene l’italiano e fa fatica a inserirsi. Il bambino che vive in un centro per minori in difficoltà e si sente diverso. E l’adolescente che, seduto sulla sua sedia a rotelle, può solo immaginare di inseguire un pallone. «Se lo spirito che ti anima è quello autentico dello sport, allora tutti, ma proprio tutti possono avere un ruolo all’interno della squadra». Lo dice con una convinzione che nasce dall’esperienza Francesca Clerici, 20 anni, una delle allenatrici delle squadre di pallavolo della Polisportiva Azzurra di Lurate Caccivio, nel Comasco. E probabilmente non è un caso se la giovanissima istruttrice anche fuori dalla palestra si occupa di bambini. Bambini fragili e in difficoltà, per la precisione.

Inclusione

«Sono un’insegnante di sostegno. E sono un’allenatrice – dice – nel senso più tradizionale del termine. I due ruoli per me si abbinano perfettamente. Lo sport è innanzitutto far parte di un gruppo. È inclusione». Ed ecco spiegato come sia possibile coinvolgere decine di ragazzini, compresi minori con fragilità e disabilità fisiche e psichiche, in una manifestazione che si ispira alla competizione sportiva per eccellenza, i giochi olimpici. «Ci hanno proposto di partecipare all’organizzazione di un evento che almeno nel nostro territorio non era mai stato sperimentato prima. Una competizione – spiega Francesca – che vedesse impegnati in gare sportive anche i bambini che generalmente non fanno sport, perché non hanno la possibilità o per una disabilità». Sono nate così le Olimpiadi del gioco co-per-attivo, una serie di competizioni sportive promosse dal Csi Como con i partner del progetto «Non just game: sport for life». «Inserire un ragazzo in difficoltà o con una disabilità in una squadra – dice Francesca – è una sfida possibile, che arricchisce tutti . L’unione, la cooperazione, ciascuno con il proprio ruolo, si rivelano alla fine il vero valore. Permettono di cogliere il meglio dallo sport, ovvero di crescere come persone, oltre che come atleti». «Il gioco co-per-attivo – spiegano gli organizzatori del progetto – consente anche ai ragazzi che per vari motivi si trovano abitualmente ad essere esclusi dall’attività sportiva di far parte della squadra, di avere un ruolo». Il vincitore alla fine sarà chi meglio di altri ha saputo trovare modalità inedite di partecipazione, di lavoro di squadra: «Dal tutor a chi si occupa di gestire il materiale, dalla creazione del logo o dell’inno del team, dal coordinatore all’assistente, c’è spazio davvero per tutti in una squadra». «Quando abbiamo deciso di aderite al progetto e abbiamo avviato l’iter – dice Luciana Sommaruga, presidente della polisportiva Azzurra – non potevo immaginare che sarebbe stata un’esperienza tanto entusiasmante e formativa. Credo veramente che lo sport nella crescita dei ragazzi sia importantissimo e questo progetto è la dimostrazione di quanto questo valga per tutti, anche per quei bambini che abitualmente restano esclusi dalle attività fisiche e motorie».

«Un bel vivaio»

Luciana Sommaruga gestisce una polisportiva con oltre 200 atleti tra calcio, pallavolo e basket: «Abbiamo un bel vivaio, in effetti. Siamo una società oratoriana – dice – e i valori dell’inclusione e della crescita umana dei ragazzi ci caratterizzano da sempre. Ma questa esperienza ci ha dato qualcosa in più, ha fatto capire a tutti che il gioco è bello quando davvero è di squadra e che per ottenere il risultato migliore tutti devono fare la loro parte, collaborare per l’obiettivo comune«. E conclude: «Abbiamo avviato un cammino che non resterà fine a se stesso. Abbiamo seminato qualcosa di buono che può solo crescere e dare frutti. Speriamo di aver aperto una strada che altri vorranno percorrere e sulla quale non saremo i soli a viaggiare».

Fonte: corriere.it

(s.c./p.c.)