Al Cus di Foggia la 3^ edizione dell’evento dedicato all’inclusione delle persone con disabilità e alla promozione delle discipline paralimpiche. Ecco come è andata

Basket, calcio, atletica e tanto altro al Cus di Foggia per la 3^ edizione dell’evento “Perché è normale essere speciali”, la manifestazione sportiva dedicata all’inclusione delle persone con disabilità e alla promozione degli sport paralimpici, organizzato dall’Officina Staffiero in collaborazione con la FISDIR Puglia e con il patrocinio di Comune di Foggia, Comune di Stornarella, CIP Puglia e AICS Foggia.

Questa mattina, dalle 9 alle 13, sotto un sole cocente l’organizzazione di Nicola Staffiero, nata 3 anni fa, ha coinvolto quasi 200 ragazzi, più tutti i loro accompagnatori. Per tutti loro una medaglia, alla fine. “Quest’anno siamo riusciti a coinvolgere anche i ragazzi normodotati e le scuole, con 48 associazioni. È un miracolo tenere alto il livello di attenzione, occorre che le associazioni la prendano come un impegno e non soltanto come semplice volontariato, altrimenti si perde l’obiettivo della inclusione dei ragazzi”, ha detto Staffiero a l’Immediato. Il prossimo anno la manifestazione potrebbe diventare itinerante e toccare le piazze di Manfredonia e Cerignola, dove ci sono strutture sportive valide.

Molto soddisfatto Giuseppe Pinto del Comitato Paralimpico Puglia. “La mattinata è andata benissimo se si contano circa 200 ragazzi, chiamiamoli pseudo atleti con le loro famiglie e le associazioni, che hanno portato i loro soci e i loro iscritti a potersi avvicinare alle attività paralimpiche. Partiamo sempre dal presupposto che questa è una giornata di festa, che segue la giornata paralimpica che a Foggia è stata organizzata il 5 ottobre dello scorso anno. Anche in quella giornata il sole ci ha baciato, vuol dire che siamo sotto la tacita benevolenza di Quello di lassù. Il mondo paralimpico è importante sia a Foggia sia in Puglia, a Foggia purtroppo ancora non abbiamo dei numeri elevati”.

Quanti sono gli atleti a Foggia? “Non so dare un numero preciso – è la risposta – i numeri passano attraverso le federazioni e non attraverso il comitato, però posso dire che il numero aumenta giorno per giorno in virtù di quello che è stato il riconoscimento del Comitato paralimpico come ente pubblico. Molti ragazzi solo per vedersi riconoscere le federazioni paralimpiche non si avvicinavano all’attività sportiva, oggi che nel comitato ci sono le federazioni olimpiche che al loro interno organizzano le attività paralimpiche molti ragazzi si avvicinano. I numeri sono decuplicati. È un messaggio importante da far pervenire a tutti, specialmente alle famiglie che sono quelle spesso hanno paura a far uscire i loro ragazzi con disabilità.  È opportuno ed utilissimo farli uscire in giornata come questa e farli confrontare e avvicinare alle attività sportive. Ormai se ne parla da anni: lo sport vuol dire stare bene, lo sport è aggregazione, inclusione. E poi giornate come questa sono anche giornate di divertimento e di spensieratezza che fanno bene a tutti, anche alle famiglie”.

Il welfare pubblico potrebbe incrementare l’offerta sportiva. “Se noi andiamo a valutare le statistiche scolastiche, ci accorgiamo che dobbiamo ancora crescere: si dice che finita la scuola, l’80% dei ragazzi abbandona l’attività sportiva e questo è un dato di fatto. Ma per quanto riguarda i servizi sociali, una ragnatela che dovrebbe funzionare h24, qualche problema c’è. Ma io le ringrazio lo stesso queste persone che si mettono a disposizione non voglio dire dei più deboli, perché non è una definizione che mi riconosce, ma che si mettono a disposizione nei confronti di coloro che ne hanno bisogno. Molte volte i ragazzi, i disabili, non fanno attività perché non c’è chi li può accompagnare, chi li porta a fare attività. Attraverso giornate come questa, in cui si dà il messaggio sportivo, non solo paralimpico, perché si può fare sport anche solo per giocare, senza agonismo, si accentua il senso dello sport, che è stare insieme. I servizi sociali attraverso i Comuni potrebbero fare tanto, già fanno molto, ma potrebbero fare tanto tanto di più con i Piani di Zona. Credo che un’organizzazione di una rete che possa mettere a confronto tutte queste situazioni sia necessaria. In questo modo tanti ragazzi che sono chiusi dentro casa potranno uscire e confrontarsi con i loro coetanei”.

Fonte: immediato.net

(s.c./m.l.)