Gli azzurri dominano gli svedesi sommersi da una serie di tiri (17-2 nel finale) e con due reti sbarcano fra le prime 4. In semifinale troveranno Usa o Sud Corea

L’Italia del para ice hockey è in semifinale alle Paralimpiadi di Pyeongchang. Un movimento che, con la fatica di promuovere uno sport sul ghiaccio per persone con disabilità, merita questo attimo, frutto di anni di pazienza e allenamento. L’Italia non è una sorpresa, è vicecampione d’Europa. Mentre la partita è di quelle che contano, di quelle che possono scrivere un pezzo importante di una storia iniziata ormai quindici anni fa quando partì l’avventura quasi impossibile: costruire una squadra dal nulla per partecipare alle Paralimpiadi di Torino 2006, in casa, dove l’Italia era qualificata di diritto. La tensione contro la Svezia c’è, l’avversario è abbordabile ma non si può sbagliare e questo rende tutto più complicato (sempre, in qualsiasi sport). Dal Canada, la Svezia ne ha presi 17, l’Italia “solo” 10. Ma il Canada gioca quasi un altro sport, sicuramente un altro para ice hockey, sono dei marziani i canadesi, mentre gli azzurri hanno un sogno da realizzare: giocarsi una medaglia. Le reti tardano ad arrivare, l’agonismo è alto e gli azzurri passano in vantaggio dopo tredici minuti di gioco, nel primo tempo, con uno shot di Sandro Kalegaris su assist del portabandiera Florian Planker. L’Italia attacca, annullato uno shot a Corvino per fallo sul portiere, la squadra di Massimo Da Rin difende forte e di intelligenza. A tre minuti dalla fine del secondo tempo, Rosa manca di un soffio la seconda segnatura così come Leperdi sulla sirena. La porta di Nilsson pare stregata. A otto minuti dal termine, Araudo è fondamentale su un tiro da fuori Kasperi e poco dopo, penalità per l’Italia: inferiorità numerica e due minuti senza Larch. Tornata la parità, l’Italia alza l’intensità ed è di Gigi Rosa lo shot che finalmente viola la porta svedese, da lontano, con forza, a spingere la squadra verso la semifinale: 2- 0 alla Svezia. Il 15 marzo, semifinale contro gli USA o Sud Corea (che si devono ancora confrontare fra loro). Impossibile? Succede solo a chi ci crede.

“È una soddisfazione immensa – commenta Massimo Da Rin, coach di questa nazionale – se pensiamo che siamo nati per Torino ormai tanti anni fa e che oggi siamo in una semifinale paralimpica, non possiamo che essere felici. In questo momento penso a tutti coloro che sono passati di qui in questi anni, quelli che son venuti magari quasi per caso, pur avendo già una certa età. È un giorno bellissimo per tutti, soprattutto per lo sport paralimpico dello sledge. Questa sera non abbiamo giocato bene, abbiamo sofferto il non riuscire a segnare. Loro si sono risparmiati molto contro il Canada e sappiamo che sanno giocarle certe gare. Sapevamo che avevano un ottimo portiere e, anche se non ci hanno impensierito molto, non segnare ti fa preoccupare, questo sì. In partite come questa conta solo una cosa: il risultato”. Stanco ma felice anche Greg Leperdi: “Ci piace soffrire – ha commentato – ma ne faremmo a meno davvero, credeteci. Detto questo, la terza partita in tre giorni si è fatta sentire, ci è mancata un po’ di lucidità ma è bello essere arrivati finalmente a giocarci una medaglia: dopo il mio incidente nel 1998, ho iniziato subito a fare sport, scelsi l’atletica. Poi ho abbracciato questo progetto e… sono ancora qua. A proposito: fatevi avanti, ci servono giovani”.

Fonte: gazzetta.it

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