Il presidente del Comitato italiano paralimpico a Sportmediaset.it: “A PyeongChang potremmo sorprendere. La crisi in Figc? Troppi interessi politici…” Serve prima di tutto una straordinaria motivazione per mettersi al comando dello sport paralimpico italiano. Servono poi altri due ingredienti precisi per restarci ininterrottamente dal 2000, vale a dire da quasi 18 anni: “Il fuoco e la passione sono fondamentali per mandare avanti una squadra. Quando uno è nel rettangolo di gioco, tutti devono avere la stessa passione perché se no rischi che qualcuno non ti aiuti a mettere la palla in rete”. Luca Pancalli, rieletto presidente del Cip (Comitato italiano paralimpico) lo scorso 24 gennaio, dentro di sé ha un’energia rara che lo alimenta quotidianamente: “Non dimentico mai che i ragazzi per i quali oggi lavoro sono quel ragazzo che ero io quando, a 17 anni, all’improvviso mi sono trovato su una sedia a rotelle. Non devo dimenticare mai che io ho una responsabilità, soprattutto per quello che ho vissuto. Tutti noi abbiamo un ‘fil rouge’ che ci unisce e tutti siamo passati attraverso luoghi o momenti di sofferenza”.

– Nel 2017 il Cip è diventato un ente pubblico, alla pari del Coni e dunque non più subordinato ad esso. Qual è l’aspetto più importante di questo cambiamento?

“Ne potremmo evidenziare infiniti. A mio modo di vedere, l’aspetto più rilevante è il fatto che si sia elevato a interesse della collettività e del Paese la mission del mondo paralimpico e della grande famiglia paralimpica; ovvero promuovere il diritto allo sport tra le persone disabili e contagiare positivamente la società attraverso l’immagine di atleti disabili, promuovendo una cultura che consenta di abbattere le barriere e non mi riferisco a quelle fisiche. Il fatto che il Cip sia diventato un ente pubblico significa averne sposato la mission e questo è veramente fondamentale”.

Fonte: sportmediaset.mediaset.it

(s.c./l.v.)