E’ uno sport adatto a tutte le persone disabili, richiede una buona strategia e tanta concentrazione. Nel programma delle Paralimpiadi, la boccia è stata inserita a partire dall’edizione di New York e Stoke Mandeville del 1984

Fra quelli praticati è forse lo sport che maggiormente incarna lo spirito paralimpico. La boccia (questa è la definizione corretta delle bocce a livello paralimpico) può infatti essere praticata anche da persone che hanno disabilità gravi o molto gravi: in maggioranza vi partecipano atleti cerebrolesi, ma anche tetraplegici o con distrofie e condizioni date da malattie neurologiche. Il primo Campionato italiano è stato organizzato nella primavera del 2016 a Maserà di Padova dalla FISPES, la Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali, del CIP, il Comitato Italiano Paralimpico. Oggi, ad un anno di distanza, ci sono quasi 100 tesserati e la disciplina passerà, nel 2018, tra quelle di competenza dellaFIB, la Federazione Italiana Bocce, del CONI, mentre la nostra Nazionale è pronta a spiccare il volo verso le Paralimpiadi di Tokyo 2020.
Nel programma delle Paralimpiadi, la Boccia  è stata inserita a partire dall’edizione di New York e Stoke Mandeville del 1984 anno nel quale, poche settimane prima, si disputarono a Los Angeles i 23esimi Giochi Olimpici. Da allora, la bocciaparalimpica italiana non è mai riuscita a prendere parte ad un’edizione delle Paralimpiadi. In Italia questo sport – che forse meglio di tutti incarna lo spirito paralimpico – ha una vita ancora giovane. Il  primo Campionato italiano è stato, infatti, organizzato nella primavera del 2016, a Maserà di Padova, dalla FISPES, laFederazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali, del CIP, il Comitato Italiano Paralimpico, realizzato in collaborazione con la Società locale Orange Bowl e reso possibile grazie al sostegno di Bmw Italia, nell’ambito del Programma di responsabilità sociale “SpecialMente”. C’erano solo 28 atleti, di sette Società, provenienti da cinque Regioni (Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Sardegna). Oggi, ad un anno di distanza, ci sono già quasi 100 tesserati e questa disciplina sportiva, nel 2018, arricchirà quelle di competenza della FIB, laFederazione Italiana Bocce, del CONI, mentre la nostra Nazionale è pronta a spiccare il volo verso le Paralimpiadi di Tokyo 2020.
UNA BOCCIA PER AMICA
Lo scopo del gioco è quello di avvicinare il più possibile le bocce di pezza, blu o rosse, ad un obiettivo, una pallina bianca chiamata “jack” (in italiano, “boccino”). E’ giocato da atleti in carrozzina in un campo lungo 12 metri e mezzo e largo 6 e mezzo. Le bocce sono morbide, ricoperte di pelle e grandi poco più di una palla da tennis.  Possono essere tirate, lanciate, spinte con i piedi o anche rilasciate, attraverso uno scivolo, da atleti che non sono in grado di lanciare altrimenti la boccia. In questo caso, gli atleti sono aiutati da un assistente che non può, però, guardare il campo e dare indicazioni all’atleta. Per lanciare la boccia, come detto, si  può usare qualunque parte del corpo, dalle mani ai piedi fino ad arrivare alla testa. Infatti, atleti che hanno poca coordinazione o muovono solo la testa hanno un ausilio, collocato su un casco, oppure usato utilizzando la bocca, di modo che, attraverso quello, possano colpire la boccia. In questo modo possono giocare atleti in qualunque condizione.
Vediamo brevemente qualche regola. L’area di lancio è divisa in sei spazi rettangolari dove gli atleti devono rimanere durante il gioco. Ogni giocatore, coppia o squadra ha a disposizione sei bocce per ogni periodo. Nelle gare individuali o a coppie sono giocati quattro periodi, in quelle di squadra sei. Il giocatore o la squadra che ha bocce rosse comincia la partita tirando il jack e una boccia. Segue il giocatore o la squadra con la boccia blu. Dopo che entrambi hanno lanciato una boccia, continua chi ha la boccia più lontana dal boccino, fino a che non si avvicina maggiormente ad esso, oppure ha esaurito le bocce. Alla conclusione di ogni periodo, il giocatore o la squadra che ha la boccia più vicina al boccino riceve un punto, più un punto addizionale per ogni boccia più vicina al boccino, rispetto alle bocce dell’avversario.
Insomma, la Boccia paralimpica è uno sport veramente per tutte le persone disabili, uno sport che richiede molta testa, una buona strategia e tanta concentrazione e che permetterà anche ai disabili gravi e gravissimi, che lo praticano, di indossare la maglia della Nazionale. Nazionale che – Capitan Mauro Perrone in testa (unico atleta azzurro a partecipare al “Boccia world Open 2017”svoltosi a Siviglia, dal 31 Luglio l 7 Agosto scorsi) e sotto la guida esperta della CT italo-spagnola Liliana Pucci – è pronta a volare a Tokyo per la Paralimpiadi del 2020 e certamente porterà a casa un metallo prezioso, prezioso in tutti i sensi.

Fonte: superabile.it

(s.c./n.g.)