Matteo Fanchini, 46 anni, ha provato anche altre esperienze forti. Lo scorso anno si è lanciato con i paracadutisti della Folgore. “Il surf? Tutti mi ridicolizzavo, e mi dicevano che non era possibile. Finché ho provato a tagliare le mie prime onde”

ROMA – Lo scorso maggio si è buttato da 4000 metri con i paracadutisti della Folgore di Bracciano. Una caduta libera a 200 km all’ora. Matteo Fanchini, 46 anni di Arona (Novara), è tra gli atleti convocati per i mondiali di adaptive surfing. Per lui lo sport è una routine quotidiana, da quando nel 2002 ha perso la vista in seguito ad un incidente in auto. Da allora non si è mai fermato: oggi è campione italiano di Paratriathlon, fa l’istruttore per persone con disabilità e normodotati di Sup (Stand up paddle), è dentro il team della nazionale di sci nautico e pratica tantissimi altri sport.

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“Il sogno del surf però è sempre stato un sogno proibito. Tutti mi ridicolizzavo, e mi dicevano che non era possibile. Ho litigato con tanti amici e diverse scuole perché non mi facevano provare. Finché nel 2014 non sono arrivato a Livorno e ho provato a tagliare le mie prime onde con Massimiliano Mattei” racconta Matteo che parla della sua convocazione come di un inizio, più che di un traguardo. “Con il tempo, e un’esperienza a Fuerteventura nell’Orange Surfschool di Paolo Stragliotto, ho imparato a stare in piedi e a curvare, ma la mia difficoltà più grossa è stata convincere le persone che anche io potevo stare sulla tavola. La convocazione ai mondiali è solo un inizio: finalmente c’è una federazione ufficiale, finalmente c’è interesse e c’è una progettualità attorno al surf per disabili. Non ci aspettiamo grandi risultati, ma daremo sicuramente l’esempio e apriremo la strada ad altre persone”.

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Matteo Fanchini porta avanti anche il progetto Pagaia Bianca, nato come associazione Sette Laghi Sup di Arona, e già attivo in cinque scuole del Nord Italia. È un metodo didattico a tutti gli effetti: Fanchini ha ideato una serie di lezioni che mirano a formare i non vedenti e le guide che vogliono avvicinarsi a questo tipo di sport. “Insegno sup ai normodotati a pagamento, e utilizzo i fondi per offrire percorsi gratuiti per non vedenti e guide. E lo stesso voglio fare presto per il surf, per cui sto sperimentando una nuova didattica” continua Matteo che sta lavorando assieme ad un gruppo di ingegneri ad un sistema gps, Waybration, per indicare tramite cavigliere che vibrano la direzione giusta da seguire in acqua. Ogni volta,

prima di cavalcare le onde, l’atleta di Arona, che sogna un giorno di riuscire a buttarsi da solo anche con il paracadute, deve conoscere bene il posto e le condizioni meteoreologiche. “Ormai faccio surf con una sola guida, riesco a sentire il suono dell’onda che arriva e a percepire la profondità dell’acqua sotto la mia tavola. Non è un percorso semplice da realizzare, ma il mio motto è sempre stato: ‘Non è possibile che sia impossibile”.

Fonte: repubblica.it

(s.c./l.v.)