La 57enne attesa in Corea del Sud per il torneo iridato: “L’obiettivo è disputare partite discrete. Il parabadminton da noi è nuovo, siamo indietro di 10 anni rispetto agli avversari: già stare in campo e riuscire a realizzare qualche punto sarebbe bene per continuare a crescere. Tokyo è molto distante, ma nella vita mai dire mai, tenteremo fino all’ultimo”

Cinquantasette anni e non sentirli. Soprattutto far sentire agli altri che osando si può. Quella di Marcella Li Brizzi è una splendida corsa con – e non contro – il tempo. Nel 2020 avrà sessant’anni, e a Tokyo vorrebbe arrivarci. Il parabadminton – nato in Italia nell’aprile 2013 con una convenzione tra la federazione italiana badminton (Fiba) e il Comitato italiano Paralimpico – è diventato disciplina paralimpica. “Una Paralimpiade a conclusione di questa breve carriera sarebbe meraviglioso. Non sarà facile, ma ci provo di sicuro”. Ora, però, l’orizzonte giapponese s’intravede lontanamente. Il mirino dell’azzurra è infatti puntato in direzione Corea del Sud che da martedì a domenica ospita i campionati del mondo Bwf di specialità. Oltre a Marcella (Polisportiva La Fenice), a rappresentare l’Italia per la prima volta in una manifestazione di questo livello, il coach Enrico Galeani ha convocato l’altro azzurro di punta Roberto Punzo (Gruppo sportivo Paralimpico Difesa) e Yuri Ferrigno.

nonna-caterpillar in campo — La palermitana (categoria WH2) è in gara mercoledì e giovedì nel singolo, doppio misto con Ferrigno (WH1: lesione spinale) e doppio femminile. “L’obiettivo è disputare partite discrete. Il parabadminton da noi è nuovo, siamo indietro di 10 anni rispetto agli avversari: già stare in campo e riuscire a realizzare qualche punto sarebbe bene per continuare a crescere. Tokyo è molto distante, ma nella vita mai dire mai, tenteremo fino all’ultimo”. Osare sempre è il suo karma quotidiano. “Decisamente – esclama Marcella, mamma di Marzia, Chiara e Roberto, e nonna di Marco Andrea e Alisia -. Quando ho avuto la disabilità, in casa mi dicevano: e ora come fai? Non potrai più guidare. Mi sono imposta e – sorride – è andata bene”. Al punto che non solo (si fa per dire) sventola il tricolore: eclettica com’è, l’ha vinto nella scherma.

cinquina tricolore — Sport, quest’ultimo, che ha praticato fino a giugno conquistando a Gorizia il 5° titolo italiano consecutivo nella spada. “Ma poi la Federazione non mi ha convocata ai Mondiali di Roma, avrei dovuto andarci a spese mie e ho rinunciato”. La scherma, che già praticava da ragazzina (oltre all’atletica tra staffetta e salto in lungo: una vita nello sport) – di cui ora è istruttrice di 1° livello per insegnare in palestra ai ragazzi paralimpici – è stato il suo approdo nel mondo dello sport paralimpico: “Fino al 2011 non sapevo nemmeno che esistesse. Finché in tv ho visto che il campione iridato di spada individuale paralimpica ai Mondiali di Catania 2011 era William Russo, anche lui palermitano. Da lì mi si è aperto un mondo: ho fatto una telefonata e a novembre di quell’anno sono entrata in contatto con il maestro Massimo La Rosa che mi ha detto: “Se vuoi venire per divertiti, ma alla tua età sarà difficile fare gare”. Dopo venti giorni, però – prosegue il racconto Marcella -, mi hanno detto di procurarmi tutta l’attrezzatura per partecipare alla prima gara”. Era Bologna, primi assaggi. Il debutto ai tricolori a gennaio 2012 già alla seconda prova con ottimi risultati: seconda nel fioretto, terza nella sciabola. L’anno successivo i titoli italiani nel fioretto e nella spada. “Qualche settimana dopo la convocazione in Nazionale per il mio primo Mondiale a Budapest2013”.

debutto iridato — Fino all’esclusione da quello recente di Roma. Ma ai campionati del Mondo ci torna nel parabadminton. “In Corea del Sud portiamo per la prima volta Clear, la carrozzina ideata da LAB3.11. Ho provato questa disciplina per la prima volta lo scorso anno, mi è piaciuta subito molto. Lo scorso anno abbiamo anche partecipato all’Europeo”. E’ pure diventata il 1° consigliere paralimpico nella Federazione Badminton. E pensare che dall’età di 19 anni ai 51 ha smesso con lo sport. “Stavo facendo la pliometria, l’ultima prova per accedere al corso di insegnante di educazione fisica all’università. Si saliva su tre gradini alti 50 centimetri, effettuando il salto sono caduta male sul, lato sinistro, o e da lì sono iniziati i problemi. Le molte fratture alla gamba sinistra mi hanno costretto a tre interventi, al gesso e altre problematiche ancora. Sembrava avessi recuperato definitivamente, invece no. Poi mi sono spostata, ho avuti i figli e ho dimenticato lo sport. Fino a quando i continui peggioramenti mi hanno creato difficoltà nella guida, facevo persino fatica a scacchiare il pedale della frizione. Non si capiva cosa fosse, poi è spuntata una patologia devastante con le ossa che si strisciavamo le une sulle altre. Ho provato il trapianto di cellule staminali, ma contro il danno neurologico che s’era creato non c’è stato nulla da fare. Volevo farmi amputare la gamba ma non hanno voluto, in Italia non è etico. Mi avevano detto che l’unico modo per muoversi era usare la carrozzina, da lì ho ripreso con lo sport”. Trasformando le avversità in opportunità: “Spero che sia da esempio anche per i più gioviani, affinché pensino che se ce l’ho fatta io a questa età, possano farcela loro a maggiore ragione”.

Fonte: gazzetta.it

(s.c./l.v.)