Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, parla dell’impresa delle ragazze di coach Alessandra Campedelli che alle Olimpiadi dei Sordi di Samsun, in Turchia, hanno conquistato una medaglia d’argento che brilla. Brilla di luce propria perché, rispetto ad altre realtà internazionali, c’è stata tanta passione e tanto allenamento, ovvio, ma poco aiuto economico, così come per le altre discipline azzurre, ovviamente: dal calcio, quarto dopo 12 anni di assenza, al basket femminile, ancora con un meraviglioso bronzo, piuttosto che il nuoto, una vasca di medaglie, il bowling, l’orientamento e molto altro ancora. “Sono andate alle Olimpiadi usufruendo delle loro ferie. Credo siano un esempio di impegno e dedizione” ha raccontato Silvia, mamma di una delle atlete, alla Boldrini, la terza carica dello Stato, che ha riportato le parole sulla sua pagina Facebook. Quella finale, quella possibilità si sognare un risultato sulla carta assai improbabile è stata la ricompensa da tutto questo. Di un sogno che alimenta sogni e che, si spera, da oggi in poi, attiri anche sponsor e atleti. Atleti per la pallavolo, certo, ma anche per le altre trenta discipline gestite dalla FSSI (Federazione Sport Sordi Italia) che è sì una Federazione ma lavora come un Coni, organizza campionati di tanti sport, cerca atleti non udenti in giro per l’Italia tra i tornei per normodotati, li valorizza, spiegando loro dell’esistenza di un mondo sportivo a loro dedicato. E dopo gli atleti servono gli sponsor. Sì, sponsor, perché la macchina sportiva, quella delle medaglie, ha bisogno di passione prima di tutto. E quell a c’è. Ma se la passione è supportata da qualche possibilità economica in più, non è un mistero, il salto di qualità è più semplice.

LE PAROLE DI LAURA BOLDRINI. “Un commovente inno di Mameli “cantato” con il linguaggio dei segni. Così le atlete della squadra azzurra di pallavolo hanno celebrato l’argento conquistato ieri alle Olimpiadi dei sordi che si stanno svolgendo in Turchia. Per allenarsi “hanno passato un anno a viaggiare su e giù per l’Italia nei fine settimana, la maggior parte delle volte a proprie spese – mi ha scritto la mamma di una delle atlete – Sono andate alle Olimpiadi usufruendo delle loro ferie. Credo siano un esempio di impegno e dedizione, ma nessuno parla di loro e gli riconosce sforzi e talento”. Ho invitato tutta la squadra e venirmi a trovare alla Camera e sarò contenta di conoscerle perché credo anche io che l’Italia debba andare fiera di queste ragazze che, come dice la mamma di Silvia, “senza sponsor, ma con dedizione e passione, dimostrano che si può essere uguali nella diversità”.

LA FINALE. “Vincere la finale con il Giappone sarebbe stato un miracolo, diciamocelo – ha detto Campedelli alla vigilia del ritorno in Italia- le asiatiche sono delle professioniste, in Italia avrebbero un livello di B-1 mentre le nostre ragazze giocano a pallavolo a livello amatoriale. Ma arrivare all’appuntamento della finale, per la prima volta nella storia del movimento pallavolistico italiano, battendo la Russia e gli Usa, che hanno giocatrici che per caratteristiche fisiche e tecniche in Italia potrebbero giocare in A-2, con un percorso in crescendo, è sicuramente un’ulteriore medaglia per tutte loro. Sono state semplicemente fantastiche, si sono comportate da atlete pur non essendolo. Tra di noi ci siamo dette che in questi giorni avremmo dovuto rispettare una “tregua olimpica”, lasciando fuori tutti i problemi e tutti i pensieri della vita quotidiana, e così è stato. Per noi, durante l’anno, fare tutti i ritiri che siamo riuscite a fare grazie alle tante per sone che ci hanno ospitato e dato una mano è stato moltissimo, riuscire ad allenarci tutte insieme per una settimana come abbiamo fatto alla viglia della partenza a Monza, ospiti di Alessandra Marzari e del Vero Volley, è stato meraviglioso. Ma le americane sono selezionate, arrivano dal college, le giapponesi sono professioniste. Noi no e speriamo che da oggi, da questa medaglia, possa cambiare qualcosa magari partendo dalla FIPAV, che possa aiutarci con i materiali per esempio, come una nazionale vera”. E la nazionale sorde di volley femminile è una nazionale vera che ha conquistato un argento olimpico.

LE RAGAZZE E LO STAFF. Ecco la rosa che ha vinto l’argento: Ilaria Galbusera (Lemen Volley Oratorio Pertosino, serie D, FIPAV – ASS Lodovico Pavoni Brescia FSSI), Claudia Gennaro (ASD Pallavolo Frosinone 92, serie D FIPAV – ASS Lodovico Pavoni Brescia FSSI), Alice Calcagni (ASD Volley Sarlboro, 2^ divisione FIPAV – GSS Ancona FSSI), Clara Casini (Volley Club Sestese, 2^ divisione FIPAV – GSS Alba FSSI), Federica Biasin (Pallavolo Brescia Atlandide, 1^ divisione FIPAV – ASS Lodovico Pavoni Brescia FSSI), Federica Bruni (Antoniana Pescara C-D-U18-U16 FIPAV – GSS Ancona FSSI), Silvia Bennardo (Arzarello, 1^ divisione FIPAV – GSS Alba FSSI), Simona Brandani (ASD Stella Rivoli, 1^ divisione FIPAV – GSS Alba FSSI), Valentina Broggi (Volley Team Brianza VTB Barzago, serie C FIPAV – ASS Lodovico Pavoni Brescia FSSI), Alice Tomat (Gs Volpe Rovigo, serie C FIPAV – GSS Ancona FSSI), Vanessa Caboni (Idea Volley, serie B2 FIPAV – ASS Lodovico Pavoni Brescia FSSI) e Luana Martone (Accademia Bcc Laudense Lodi, 1^ divisione FIPAV – GSS Alba FSSI). Staff: Alessandra Campedelli, Alessandro Bianciardi, Marcello Galli, Leonardo Ceccarini, Loredana Bava.

MAURO BERRUTO E IL MESSAGGIO. Ad Alessandra Campedelli, coach della formazione azzurra, ha anche scritto Mauro Berruto, commentando la sua bellissima foto pubblicata sul suo profilo facebook con la medaglia d’argento tra i denti. Perché sì, allo staff, la medaglia non va, non viene consegnata: “Cara Alessandra, complimenti di cuore – le ha scritto il bronzo olimpico di Londra 2012 – Un successo bellissimo ed esemplare. Complimenti al tuo staff e alle tue ragazze e soprattutto a te, perché alla fine i cerchi si chiudono e io, anche se sono passati tanti anni, ricordo perfettamente la tua passione, la tua volontà, la tua tenacia. So, quindi, che cosa ci sia dietro a quella medaglia che non ti hanno dato. Non preoccuparti neanche di questo, dopo Londra ci ho pensai a lungo. IL fatto che ai Giochi Olimpici la medaglia non venga fisicamente consegnata agli allenatori, se ci pensi, è profondamente simbolico e, in ogni caso, ha un effetto collaterale altrettanto profondo: quell a medaglia non te la porterà via nessuno mai. Un abbraccio. Mauro”. (il commento di Campedelli non c’è perché è rimasta senza parole).

MAMMA ALE. Alessandra Campedelli è mamma di un ragazzo sordo e questa vittoria un significato in più ce l’ha: “Mio figlio – Riccardo Hofer anche lui pallavolista – continuava a dirmi che gli dispiaceva non essere anche lui in Turchia. Io sono mamma di una persona che utilizza l’impianto cocleare, che sente quindi, ma qui in Turchia ho conosciuto atleti con l’impianto, senza, che segna. Ho conosciuto la diversificazione del mondo, praticamente. E questa medaglia, questa esperienza che ho fatto, che non avrei mai pensato potesse essere tanto intensa, è un tassello fondamentale per la consapevolezza mia e di mio figlio che in questi giorni ho conosciuto meglio anche se era lontano: non voglio che si nasconda, che conosca solo il mondo udente. Voglio che capisca che la sua disabilità è una caratteristica e che, sì, può anche dargli tante soddisfazioni”.

Fonte: gazzetta.it