La punta di diamante della spedizione azzurra ai Mondiali paralimpici è stata Assunta Legnante: l’atleta napoletana, classe 1974, ha una storia molto particolare, avendo ottenuto grandi risultati tra i normodotati nella prima parte della sua carriera. Nonostante un glaucoma che ne aveva da sempre limitato la vista, infatti, la Legnante è stata per anni uno dei riferimenti dell’atletica italiana nel getto del peso: bronzo agli Europei Juniores nel ’97, doppio oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2001, argento agli Europei indoor di Vienna e una costante partecipazione alle fasi finali di mondiali ed europei. Dal 2009 la sua vita è cambiata, a causa dell’aggravarsi delle condizioni fisiche: ciò che doveva rappresentare la fine di un percorso ha sancito l’inizio di un periodo di grandi successi. Dal 2012 a oggi, Assunta Legnante ha vinto due ori ai giochi paralimpici di Londra e Rio, due primi posti agli Europei e tre trionfi Mondiali: l’ultimo è quello conquistato ieri, grazie a un primo lancio di 15.82 metri, sufficiente per trionfare. “A Londra è iniziata la mia seconda vita sportiva – ha dichiarato la Legnante – è un’emozione tornare qui e continuare a vincere”.

L’altra ragazza copertina di questa edizione dei Mondiali paralimpici di atletica è senza dubbio Martina Caironi [che con Fondazione Fontana sta realizzando il film “Niente sta scritto”] : un incidente in motorino nel 2007 ha portato all’amputazione della gamba sinistra a livello del ginocchio.Come nel caso di Assunta Legnante, però, la Caironi è riuscita a trasformare il dramma in una grande occasione di riscatto, ottenendo successi in serie: già campionessa paralimpica ai Giochi di Londra e Rio nei 100 metri piani, Martina Caironi ha messo a segno una doppietta da sogno, conquistando ai Mondiali di Londra il primo posto sia nel salto in lungo (salto vincente di 4.72 metri) che nei 100 piani (crono finale di 14”65). Risultati che fanno della sprinter bergamasca una delle atlete di punta delle due discipline, a livello mondiale: “Martina ha una grinta ineguagliabile – ha dichiarato il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli – ci ha offerto ancora una volta uno spettacolo emozionante, superando sé stessa e fissando una nuova misura limite. Vivissime congratulazioni”.

Anche quella di Arjola Dedaj è una meravigliosa storia di riscatto giunto attraverso lo sport. Nata in Albania e arrivata in Italia su un gommone già ipovedente, l’atleta azzurra ha combattuto senza successo la sua battaglia contro la retinite pigmentosa, che è peggiorata sino a farle percepire soltanto il buio e la luce. Ad Abbiategrasso, provincia di Milano, inizia così la sua passione per lo sport che la porta a cimentarsi nella danza sportiva e soprattutto nell’atletica leggera: è un amore immediato che, attraverso grandi risultati, ha portato Arjola Dedai a partecipare ai Giochi paralimpici di Rio, dove ha raggiunto il sesto posto nella gara di salto in lungo. I Mondiali di Londra rappresentano il culmine del suo percorso: la strepitosa medaglia d’oro nel salto in lungo, ottenuta con la misura di 4.65 metri, fa entrare di diritto l’atleta nata a Tirana nel gotha dello sport paralimpico italiano.

Una bella storia, quella di Arjola Dedai, completata dall’amore per Emanuele Di Marino, atleta paralimpico e medaglia di bronzo mondiale sui 400metri: insieme si definiscono la “Coppia dei Sogni”, una unione di intenti e di passione per lo sport che mira a raggiungere risultati sempre più grandi. Mai smettere di sognare: questo è l’insegnamento di Arjola, Emanuele e di tutti i 12 azzurri che hanno partecipato ai Mondiali londinesi. Una spedizione azzurra chiusa con 10 acuti: quattro ori, quattro argenti e due bronzi, per un tredicesimo posto finale nel medagliere che fa ben sperare per il futuro. Un messaggio di forza e speranza che gli atleti della Federazione italiana sport paralimpici hanno sintetizzato nell’hashtag #oltremodoltre: nulla è impossibile, ogni sfida può essere il punto di partenza per raggiungere traguardi impensabili.

Fonte: unimondo.org

(s.c./l.v.)