ROMA – Parte il conto alla rovescia per il prossimo Wheelchair Gp, Gran premio su sedia a ruote: si corre nel circuito di Rozzano (Mi), il prossimo 1 luglio.

Da quando è nato (nel 2015) a oggi, ha fatto dei passi da gigante, questo speciale Gran Premio aperto anche alle donne. Sponsor e partecipanti sono raddoppiati, ma anche l’attenzione mediatica è cresciuta moltissimo. E pensare che all’inizio è nato tutto da una scommessa tra amici:”Siamo partiti dall’idea di scendere in strada con qualche amico e gareggiare con le nostre carrozzelle – afferma Michele Sanguine, organizzatore del gran premio – poi abbiamo pensato di prendere in affitto una pista di Kart e mi è venuto in mente di cercare qualche sponsor”. Ed è a quel punto che è esplosa la febbre per il wheelchair gp. Che poi è la stessa malattia che coinvolge gli appassionati di formula 1 e moto gp.

Bisogna ammettere che di strada ne ha fatta tanta il gran premio,”pensate che da quest’anno abbiamo le ragazze con  l’ombrellino, le premiazioni e la conferenza stampa – continua l’ideatore dell’iniziativa – dando così ai vincitori lo spazio che meritano”. Ma come si svolge la gara? Presto detto. I piloti fanno delle corse individuali che vengono cronometrate al millesimo. Da quest’anno però l’organizzatore ci tiene a farci sapere che il primo luglio gareggeranno anche tutti insieme. E proprio come avviene in formula uno, dopo le prove, che fisseranno la griglia di partenza, ci sarà la gara vera e propria, con i sorpassi e tutto il resto.La faccenda si fa seria insomma, basti pensare che i piloti con disabilità si preparano prima di ogni gara, mostrando di tenerci moltissimo, esattamente come i piloti professionisti: “Magari mangiamo un po’ leggero i giorni che precedono la gara – continua Michele – anche perché perdendo più peso, si acquista di conseguenza più velocità in pista”. Stefano Russo, uno degli storici partecipanti, si allena nel suo parcheggio. E la vecchia polemica dell’automobilismo, se è più influente il pilota o la macchina, c’è anche nel nuovo gp: “Diciamo che chi ha la carrozzina più veloce è avvantaggiato – ci spiega l’ideatore del gran premio – però conta anche la capacità di guidare ovviamente“.

Fabio Amenta, vincitore dello scorso gran premio, “è ancora il favorito. Ma quest’anno sarà più difficile, quindi è tutto aperto. Il circuito infatti è più lungo, non si gira più in un minuto e ce ne vogliono almeno cinque di più. Un altro papabile per la vittoria è Samuele Giampietro, terzo lo scorso anno. Ma anche Davide Lione, che ha sfiorato il podio nelle altre edizioni, sempre per una manciata di centesimi, è un pilota che promette filo da torcere. E non è detto che quest’anno non esca un nome nuovo. D’altronde – come sostiene anche Michele Sanguine – non basta avere una carrozzina veloce e dare una gonfiatina alle gomme prima della gara”. No, non basta, anche se aiuta. Bisogna avere un gran cuore. E di cuore, questi ragazzi, ne hanno da vendere. (Paolo Cocuroccia)

Fonte: RedattoreSociale

(c.a.)