Fra pochi giorni a Rio (il 7 la cerimonia inaugurale) si celebra l’edizione numero 15. Tutto iniziò oltre 100 anni fa. E non sempre è stata una storia a lieto fine..

storiaparalimpiadiLe Paralimpiadi sono il secondo più grande evento sportivo competitivo in tutto il mondo. I Giochi sono stati progettati per funzionare in parallelo – da qui il prefisso “para” – alle Olimpiadi. Obiettivo: mostrare le discipline sportive dedicate alle persone con disabilità accanto a quelle per i normodotati. Ma nonostante un record di 4mila 350 atleti provenienti da 160 paesi che stanno viaggiando verso Rio de Janeiro per la XV edizione della storia, gli sportivi e le sportive con disabilità non hanno sempre potuto gareggiare in condizioni di uguaglianza con i normodotati. La strada è stata lunga e non è stata facile.

1904 – Il primo atleta paralimpico — George Eyser vinse sei medaglie alle Olimpiadi del 1904. Fu il primo atleta con disabilità a competere in un evento sportivo internazionale di questo calibro. Eyser era un ginnasta americano di origini tedesche, amputato a una gamba a causa di un incidente ferroviario che lo aveva coinvolto in giovane età. Anche dopo il suo infortunio, continuò a far parte di una società di atletica – la Concordia Turnverein – a St Louis, proprio dove si svolsero le Olimpiadi estive del 1904. Eyser, in quell’anno, vinse l’oro nel volteggio. Un successo che risuonò come antesignano dello sport paralimpico di oggi.

1948 – I veterani di guerra A rotelle — Dopo la Seconda Guerra Mondiale, un gran numero di veterani tornò dal fronte con lesioni spinali dovute agli scontri bellici. Incidenti che obbligarono i militari a muoversi su sedie a rotelle, con la paura di rimanere in disparte e senza un futuro. Queste persone furono trascurate da un sistema medico che non era abbastanza all’avanguardia per curare le loro ferite. Ma quando il dottor Ludwig Guttmann arrivò a Stoke Mandeville, nell’ospedale di Buckinghamshire in Inghilterra, rivoluzionò tutto. Con la sua competenza medica, i suoi metodi progressivi e la sua passione, Guttmann aiutò i veterani a riabilitarsi attraverso lo sport competitivo. Nel 1948, lo stesso giorno dell’apertura delle Olimpiadi di Londra, si diede il via anche ai primi Giochi di Stoke Mandeville ai quali parteciparono 16 militari e un numero non precisato di donne ferite in guerra.

“Sogno il giorno in cui i Giochi di Stoke Mandeville diventeranno un evento davvero internazionale e la fama mondiale delle donne e degli uomini con disabilità sarà pari a quella degli atleti olimpici”.

1956 –  Superare le ferite — L’evento annuale organizzato dal dottor Guttmann, ossia i Giochi di Stoke Mandeville, per le persone con disabilità diventò un avvenimento sportivo internazionale che iniziò a godere di grande fama. Durante le Olimpiadi di Melbourne, nel 1956, il Comitato olimpico assegnò la Coppa Fearnley – un premio dedicato a chi si distingueva per meriti eccezionali in nome dell’Olimpismo – proprio all’organizzazione dei Giochi di Stoke Mandeville. Fu la prima volta che questo premio venne consegnato a una realtà paralimpica. Un fatto che segnò una pietra miliare nel movimento paralimpico e confermò la necessità di continuare ad affiancare lo sport per persone con disabilità a quello per normodotati.

“Per quanto fosse un piccolo segno, fu la dimostrazione al pubblico che lo sport competitivo non è una prerogativa dei normodotati”

1957 – L’intuizione italiana di Maglio — Se a livello internazionale il padre fondatore dello sport paralimpico fu Ludwig Guttman, in Italia questo ruolo fu ricoperto da Antonio Maglio, dottore in medicina e chirurgia che, al pari del collega tedesco, affermò e promosse il concetto di sport terapia come forma riabilitativa dei pazienti neurolesi. Nel maggio del 1957, Maglio fu nominato primario del Centro paraplegici di Ostia “Villa Marina”, luogo che in Italia divenne un punto di riferimento analogo all’ospedale di Stoke Mandeville. Grazie all’attività di Maglio in campo sportivo, nel 1974 si arrivò alla costituzione dell’Associazione nazionale per lo sport dei paraplegici italiani (ANSPI), primo ente ufficiale che disciplinava e sviluppava lo sport per persone con una disabilità.

1960 – Pionieri alle Paralimpiadi — Quelli di Roma sono considerati, a tutti gli effetti, i primi Giochi Paralimpici. Quest’edizione fu molto significativa perché, per la prima volta, i Giochi si svolsero lontano da Stoke Mandeville e, per di più, nella città olimpica. Si realizzò quella condivisione di ideali e di valori tanto auspicata da Guttmann. I circa 400 atleti provenienti da 23 paesi condividevano le stesse strutture e gli stessi impianti degli olimpionici. Da questo momento in poi, fu deciso che i Giochi Paralimpici avrebbero seguito la stessa cadenza delle Olimpiadi, bisognerà aspettare Seoul 1988 per avere la coincidenza anche del luogo ospitante. Quell’anno l’Italia si piazzò al primo posto del medagliere con 82 medaglie, 28 d’oro.

“Trattali come se fossero persone normali. Aiutali solo se ti chiedono aiuto”.

1964 – Aumenta la concorrenza — I Giochi Paralimpici del 1964 a Tokyo fecero registrare 21 delegazioni nazionali, senza dimenticare la polemica che investì la partecipazione del Sud Africa, bandito dalle Olimpiadi giapponesi a causa del sistema di apartheid che sconvolse il mondo. L’organizzazione paralimpica non prese la stessa decisione. Tuttavia, i Giochi paralimpici del 1964 – la seconda edizione ufficiale – segnarono un aumento sia in termini di atleti presenti, sia di nazioni iscritte.

1968 – Località inospitali — Nel 1968, Città del Messico purtroppo rifiutò di ospitare le Paralimpiadi a causa di difficoltà tecniche. Una decisione sconfortante per il movimento paralimpico, all’epoca in continua crescita, un fatto che mostrò tutta la riluttanza della città olimpica nel fornire l’accesso alle persone con disabilità. Le Paralimpiadi si fecero lo stesso e ad ospitare i Giochi del 1968 fu invece Tel Aviv: contro ogni previsione, ci fu un record di spettatori, circa 10mila. Successivamente, nel 1988, fu siglato un accordo per far sì che le due manifestazioni potessero sempre svolgersi nella stessa città che, da quel momento in poi, ha dovuto presentare una candidatura per Olimpiadi e Paralimpiadi.

1972 – Giochi da Bere — I Giochi paralimpici del 1972 si svolsero ad Heidelberg, in Germania, e furono organizzati solo per 10 discipline: agli amputati e agli atleti non vedenti non era ancora permesso di competere. Nonostante questo, la visibilità per gli atleti qualificati fu amplificata dalla presenza di una “tenda della birra”, una zona accessibile a tutti, dedicata al divertimento degli atleti durante il tempo libero, la prima realtà ludica di questo tipo. Un aspetto, quello sociale e culturale, che contribuì a promuovere il senso di comunità e a costruire legami tra gli atleti e le nazioni. La tradizione della “tenda della birra” continuò anche nelle edizioni successive dei Giochi di Stoke Mandeville e nelle Paralimpiadi del 1976, 1980 e 1984.

1976 – Ed è goal-ball! — La disciplina del Goalball è uno dei due sport paralimpici inventati e progettati per atleti con disabilità visive. Le regole sono semplici: bisogna lanciare una palla che deve finire nella rete avversaria. Ogni palla racchiude una campanella che serve ai giocatori non vedenti per individuarne la posizione. Proprio a causa della campana, la palla è due volte più pesante di un pallone da basket. Tutti i giocatori indossano occhiali oscuranti, mentre la copertura del pallone presenta delle linee tattili che permettono ai giocatori di manovrare la palla con facilità. Questo sport è stato introdotto nel 1976, a Toronto, e fu un momento fondamentale per lo sviluppo dello sport paralimpico: da quell’edizione in poi, anche gli atleti non vedenti furono ammessi ai Giochi.

1980 – Migliore di Michael Phelps — Nel 1980, Trischa Zorn, una nuotatrice americana con disabilità visive, schizzò – è il caso di dirlo – sulla scena paralimpica. Iniziò la sua carriera ad Arnhem, nei Paesi Bassi, e vinse 55 medaglie, 41 delle quali d’oro. Ha gareggiato in tutte le distanze e in tutte le discipline nelle categorie S12, SB12, SM12. Il dominio netto di Zorn fu stupefacente e non è difficile paragonarla al suo collega americano, Michael Phelps, in cima alle tabelle dei record olimpici. L’americano ha infatti 22 medaglie, meno della metà di quelle di Zorn.

1984 – Il racconto di due città — Nel 1984, i Giochi paralimpici si sono svolti su entrambi i lati dell’Oceano Atlantico, dando vita ai Giochi paralimpici più grandi di sempre. Si svolsero negli Stati Uniti d’America, nello Stato dell’Illinois e a New York ma, all’ultimo momento, anche nel Regno Unito. Gli atleti in carrozzina, infatti, avrebbero dovuto gareggiare a Champaign, nell’Illinois, ma per problemi di tipo organizzativo e finanziario queste gare furono trasferite nella loro casa spirituale, a Stoke Mandeville in Gran Bretagna. Questa fu l’ultima volta in cui i Giochi Paralimpici si sono svolti in città diverse. Il 1984 segna anche l’introduzione del gioco delle bocce di precisione, il secondo sport sviluppato per atleti con disabilità. Nello stesso anno, durante le Olimpiadi di Los Angeles, fu inserita una gara dimostrativa di corsa su carrozzina: il primo segnale di comunicazione tra il CIO e il Comitato di coordinamento internazionale dei Giochi Paralimpici.

1988 – Correndo verso la parità — I Giochi paralimpici di Seul, nel 1988, sono considerati come la genesi delle Paralimpiadi moderne. Seul è stata la prima città ad ospitare sia le Olimpiadi che le Paralimpiadi in maniera sistematica. Gli atleti con disabilità furono visti e applauditi davanti al mondo intero con la stessa forza degli atleti normodotati. Molti sono concordi nel dire che questa è la pietra miliare delle Paralimpiadi. Furono i Giochi di Corea a ispirare la realizzazione della prima bandiera dell’IPC, il Comitato paralimpico internazionale, che ha iniziato così a promuovere la propria identità. Fu l’edizione dei record: 3.057 atleti, provenienti da 61 nazioni e impegnati in 18 diverse discipline sportive: dall’atletica al nuoto, fino al basket in carrozzina.

“I Giochi Paralimpici di Seoul hanno dimostrato in maniera emblematica i risultati di una buona organizzazione e il passaggio dallo sport riabilitativo a quello ricreativo per arrivare allo sport d’élite. Gli atleti vincenti sono atleti d’élite, sportivi con un alto livello di tecnica e allenamento. Per questo, i Giochi di Seul sono considerati i primi dell’era moderna”.

1992 – Venuti dal freddo — Anche se le prime Paralimpiadi invernali si tennero in Svezia nel 1976, a ospitare contemporaneamente le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali fu la Francia, nel 1992. Non solo. Quello del 1992 fu anche il primo evento paralimpico che si tenne su territorio francese, in assoluto. I Giochi furono ospitati da Tignes e Albertville e segnarono un momento importante per il movimento paralimpico: gli sciatori con disabilità furono riconosciuti accanto ai normodotati, e questo permise loro di entrare a far parte del mondo olimpico a tutti gli effetti. Le Paralimpiadi invernali francesi ospitarono solo due specialità: lo sci nordico e lo sci alpino. Da quel momento, si iniziò a lavorare per includere altre discipline sportive, fino ad arrivare a sette, tra le quali anche lo snowboard.

1996 – Si mette in moto il Murderball — Il rugby in carrozzina – originariamente chiamato murderball – si rivelò uno sport molto popolare nel mondo del paralimpismo, grazie alla sua forza, alla sua aggressività e al suo gioco di contatto. Il rugby in carrozzina prende in prestito le regole dall’hockey su ghiaccio e dal rugby in piedi e permette agli atleti tetraplegici di affrontare sia azioni di attacco che di difesa. Il rugby in carrozzina è apparso sulla scena dei Giochi Paralimpici di Atlanta nel 1996 come sport dimostrativo, per la gioia degli spettatori e degli appassionati. Forse anche grazie a questo sport di incredibile forza e impatto scenico, i Giochi americani furono i primi a ricevere sponsorizzazioni con alte cifre, si parlò di 81 milioni di dollari.

“Penso che la gente voglia venire a vederci perché si esalta quando spacchiamo le nostre carrozzine negli scontri. Come se questa fosse una cosa del tutto normale”.

2000 – le controversie sugli imbrogli paralimpici — Le Paralimpiadi del 2000 furono segnate da un altro anno importante per la crescita del movimento, nonostante le tante controversie insorte a causa della squadra spagnola di basket per disabili intellettivi che, secondo alcune segnalazioni, mise nel roster 10 giocatori su 12 senza alcuna disabilità. Il tutto per migliorare le proprie prestazioni. Questa cosa scioccò l’organizzazione. La reazione dell’Ipc fu quella di eliminare tutti gli eventi per disabili intellettivi nei Giochi successivi. Una decisione che è rimasta tale. Altra curiosità negativa: i Giochi di Sidney furono quelli che fecero registrare il maggior numero di test positivi anti-doping dal 1992.

2004 – Le barriere delle emittenti tv — Nel 2004, le Paralimpiadi entrarono di diritto a far parte della storia olimpica quando a ospitare i Giochi fu la Grecia, là dove tutto ebbe inizio 2mila 700 anni fa. I Giochi paralimpici di Atene furono trasmessi in 49 Paesi e i telespettatori contati furono 1 miliardo e 600mila. Eppure nessuna rete televisiva americana soggiornò nella capitale greca per trasmettere l’evento. Alcuni telespettatori americani dovettero aspettare quasi due mesi prima di vedere le immagini dei Giochi paralimpici. Tanti tifosi si arrabbiarono per non aver potuto sostenere i numerosi atleti americani, eccellenti in ben 19 discipline. Gli Stati Uniti portarono a casa 88 medaglie e si piazzarono al quarto posto nel medagliere su 135 nazioni in gara, dietro solamente a Cina, Gran Bretagna e Canada. In Italia, invece, la Rai già da Sydney 2000 iniziò a coprire l’evento con una striscia quotidiana alle otto di sera su Rai2. Mentre nel 2006, da Torino, fu trasmessa la prima gara in diretta degli italiani sui palinsesti di Rai2 e Rai3 e la cerimonia di apertura fu disponibile live sulle reti pubbliche. La copertura totale arrivò con Pechino 2008, quando la Rai acquisì i diritti televisivi e trasmise i Giochi sul canale monotematico di RaiSport.

2007 – Classificazioni trasparenti — Nel 2007, alla viglia delle Paralimpiadi di Pechino, l’IPC pubblicò il primo codice di classificazione che è attualmente in vigore: si tratta del principale documento in questo campo, che armonizza metodi e procedure, e che stabilisce gli standard internazionali, nonché i principi di classificazione che devono essere applicati e adattati da tutte le federazioni internazionali. Il codice assicura le procedure di classificazione, in modo che siano di standard elevato. Si avvertiva la necessità di assicurare trasparenza e inattaccabilità al sistema delle classificazioni e a tutto il movimento paralimpico, un protocollo che fosse basato sull’evidenza e sancisse la professionalità dei suoi protagonisti. Fino a quel momento, le classificazioni erano state prive di un fondamento teorico unitario e per questo all’origine di polemiche e interpretazioni. Lo sviluppo tecnologico e l’avanzamento tecnico degli ausili sportivi tengono sempre aperta la discussione sulle classificazioni. Il codice scadrà nel dicembre 2016

2012 – Il cambio della prospettiva — Le Paralimpiadi di Londra 2012 hanno invitato una nazione intera a incontrate i superhumans (#MeetTheSuperhumans), ovvero i Superumani. Un evento che ha evocato un cambiamento senza precedenti del pubblico nei confronti dello sport per persone con disabilità. Un record fatto di 2,7 milioni di biglietti venduti, di 500 ore di trasmissioni televisive, un aumento del 400% rispetto ai Giochi di Pechino. In totale, le Paralimpiadi di Londra 2012 sono state guardate da 40 milioni di persone nel mondo e 6,3 milioni di sono sintonizzate per vedere la medaglia d’oro di Jonnie Peacock contro Oscar Pistorius nei 100 metri, categoria T44. L’Italia fece incetta di medaglie nell’edizione inglese: alla fine dei Giochi, saranno 28, tra le quali 9 ori.

“Quando ho smesso i panni dell’atleta, ho iniziato a sognare il Comitato paralimpico del futuro e ho fatto di tutto per arrivare a costruirlo. Ma nulla avrei potuto fare senza cuore e passione. L’avvocato Agnelli diceva una cosa saggia: un uomo che non piange non potrà mai fare grandi cose. Ecco, io mi sono commosso spesso durante queste Paralimpiadi”.

2016 – La strada verso Rio — L’edizione brasiliana di Rio de Janeiro è stata controversa prima ancora di cominciare, con scarse vendite dei biglietti, i tagli finanziari, i cambiamenti di luogo di alcuni eventi e l’esclusione della Russia a causa del caso di doping di Stato. Ma, come insegna la storia dello sport, il bilancio potrà essere fatto solo alla conclusione. Atleti provenienti da più di 160 paesi si sfideranno in 528 eventi sportivi, in 22 sport disputati in 34 impianti. La grandezza totale del villaggio olimpico e paralimpico di Rio è uguale alla dimensione di 100 campi di calcio di 12 piani. Per la prima volta, la fiamma paralimpica si è accesa a Stoke Mandeville prima di prendere la strada per Rio: un omaggio toccante alla visione futuristica del dottor Guttmann. L’Italia parte per Rio con una delegazione di 101 atleti, 3 in più rispetto a Londra..

Fonte: gazzetta.it