L’astro nascente della velocità italiana. Per di più precoce. Ecco i perché. Astro: Simone brilla e illumina chi lo ascolta: “Il mio bicchiere? Pieno fino all’orlo. L’incidente mi ha migliorato, vedo e prendo la vita diversamente da prima. Apprezzo di più le piccole grandi cose”. Nascente: “ Ho iniziato ad allenarmi ai primi di febbraio”. Precoce: dopo soli tre mesi ha già staccato il pass per gli Europei di atletica di Grosseto (10-16 giugno) e centrato, nei 100 m e nei 200 m, i minimi B per Rio.

SIMONE MANIGRASSOTalento cristallino. C’è chi nasce con la camicia e chi, come Simone Manigrasso, ha nel dna la velocità. E pensare che ha iniziato per caso: “Dopo aver ricevuto la protesi nuova dal Centro Protesi Monza con un invaso migliore rispetto alla precedente, ero andato al campo Pino Dorsoni di Sesto a provarle e li c’era Emanuele Di Marino (l’azzurro che corre i 100 e 200 nella stessa categoria, T44, ndr) che avevo conosciuto l’anno prima ai campionati italiani di Grosseto dove avevo partecipato, ma senza allenamento. Lì però mi ero fermato per problemi alla protesi e perché non avevo qualcuno che mi seguiva. Poi la ripartenza e, visti i buoni risultati in pista già alle prime prove, avevo chiesto a Emanuele informazioni per entrare in una società. E’ stato grazie a lui se sono entrato all’H2 Dynamic, dove corre ed è allenato da Marco La Rosa che è diventato pure il mio tecnico”.

FULMINE — Marco ha capito subito le potenzialità del motore di Simone: “Ha iniziato con me a metà febbraio e già il 19 marzo, ad Ancona, ai campionati italiani indoor, ha vinto l’argento sui 60 dietro a Emanuele, siglando un crono di 8”09, tempo incredibile per essere all’esordio. E’ un ragazzo che arriva dal calcio, ha un potenziale incredibile nella velocità. Tra Nova Milanese e Nembro, alle prime due uscite all’aperto e nonostante il vento contrario, ha fermato il cronometro a 12”60 sui 100m e 25”41 sui 200m, tempi di livello internazionale. I minimi di partecipazione agli Europei di Grosseto (10-16 giugno, ndr) sono 13” e 27”. Di questo passo? “Dovendo partire da zero, abbiamo strutturato una programmazione in modo che Simone arrivi al top della forma per luglio e agosto, e avere così una buona base su cui lavorare per il 2017. I miglioramenti eccelsi lo stanno portando già a livello del record italiano sui 60 m (7”72 di Eros Marai, ndr). Per i campionati italiani di Rieti, a luglio, Simone potrebbe giocarsi già l’oro sui 100m e 200m con Emanuele e Andrea Lanfri” sottolinea La Rosa. Il 25 enne (ne compirà 26 il 15 settembre) è ora tra gli osservati speciali al meeting internazionale di Savona di mercoledì 25 maggio. “Il mio obiettivo è migliorare nelle due specialità, magari avvicinarmi ai 12” sui 100 e ai 25” sui 200 m. E prepararmi così in crescendo verso gli Europei”. L’atleta di Monza non parla di possibili medaglie, solo testa bassa, umiltà e lavoro: “Mi alleno 6 giorni la settimana, circa 3 ore al giorno, di cui 4 in pista e 2 in palestra. Rio? No, è ancora troppo presto per le Paralimpiadi, servono tanto allenamento e costanza”. Un risultato da possibile podio europeo non è invece escluso, anche se Simone è concentrato sui margini che ha per abbassare i crono: “Devo migliorare soprattutto nella partenza e poi nella potenza sulle gambe. Avendo iniziato da poco, la strada è ancora lunga”. Ma chi ben inizia è a metà all’opera, figuriamoci per chi ha iniziato molto ben… Savona sarà anche un test importante per misurarsi con atleti di livello: “Il meeting di Savona ha validità IAAF e IPC – sottolinea La Rosa – e vi parteciperà il gotha della velocità italiana sia Fidal che Fispes. Vale anche per le qualifiche a Rio. Interessante è la pista molto veloce con rettilineo bidirezionale che ha ottenuto l’omologazione statunitense”.

L’INCIDENTE — Simone è pronto a sfrecciare e confermare la sua crescita vertiginosa. Caduto tre anni fa si è rialzato scattando verso una nuova vita. “Era il 10 maggio, in sella alla mia moto ho avuto un impatto con un’auto, il piede mi si è girato. Abbiamo cercato di salvarlo: le prime due settimane di rianimazione le ho fatte a Vimercate, poi mi hanno trasferito al San Gerardo di Monza, ma non c’è stato nulla da fare. All’inizio non ci facevo quasi caso, ancora non mi rendevo conto di aver perso una gamba. Me l’aveva fatto capire la quotidianità un a volta tornato a casa.SIMONE MANIGRASSO 2

Il primo anno e mezzo è stato quasi di depressione, finché un giorno mi ero detto: “Voglio riprendermi la vita in mano,tanto la gamba non torna più, ma la vita c’è”. Mi sono armato di coraggio uscendo con i pantaloncini corti senza paura di farmi vedere”. Lavorava in una ditta di multiservizi trasportando materiale con furgone: “Non potendo più farlo mi sono licenziato, ho lasciato anche lo studio da geometra per dedicarmi all’atletica. Ma un lavoro, magari part time, lo cerco sempre”. C’è quasi da scommettere che tra i primi acquisti ci sarebbe la moto: “Sono appassionato. A Pavia, sul circuito Tazio Nuvolari, ho frequentato di recente un corso della Onlus Diversamente disabili che vuole consentire alle persone con disabilità di tornare a guidare su moto adattate. Io l’ho fatto, è stato spettacolare. Solo dopo ho capito che l’istruttore e il fondatore della Onlus è Emiliano Malagoni, ingaggiato dal team BMW come pilota ufficiale del campionato disabili di 4 gare: ecco perché andava così veloce”. Proprio come piace a lui, tifosissimo di Valentino Rossi: “Una moto sportiva mi piacerebbe riaverla per divertimi un po’ in pista. E non su strada, così eviterò di incrociare altre auto (ride, ndr)”. Quella sana ironia che può portare lontano.

Fonte: gazzetta.it/Paralimpici
(l.v./e.v.)