Battagliera. Dal 2011 è presidente dell’Associazione Disabili No Limits Onlus. Combatte per il suo assioma “Lo sport è un diritto di tutti”, per questo bacchetta il Cip (Comitato Italiano Paralimpico): “Deve aprire di più le porte”. E investe il premier Renzi del problema: “Gli ho inviato diversi messaggi”. Eclettica: prima la vittoria di Ballando con le stelle, ora la conduzione della Domenica Sportiva al fianco di Alessandro Antinelli. Sempre più in alto ma con i piedi per terra: “Quello che ho più a cuore è mandare un messaggio di speranza”. Ottimista come quando commenta la nuova sezione Paralimpici sull’home page del sito della Gazzetta (gazzetta.it): “Assieme possiamo farcela a far capire cos’è la diversità”.
VERSACE GRAN BALLOGiusy Versace camaleonte, dispensa ottimismo ovunque: sulle piste di atletica, in televisione. Sorriso abbagliante e fatti. Tanti: in 5 anni colleziona 11 titoli italiani, un record europeo nel 2012 e diversi record nazionali sui 60, 100 e 200 metri (categoria T43). In dieci anni – 2005-2015 – ha percorso l’autostrada della vita a tutta velocità. Dall’incidente – il 22 agosto 2005 sulla Salerno-Reggio Calabria – in cui ha perso le gambe, all’emblema della positività granitica, oltre ogni ostacolo. Era al centro protesi di Bologna, è sui palcoscenici illuminati dai riflettori della ribalta. “Sembra sempre impossibile farcela. Finché non ce la fai” dice Nelson Mandela. Forte com’è, e guidata dalla fede, ce l’ha fatta e forse non le sembrava nemmeno impossibile: “Di fronte a Dio siamo tutti piccoli e uguali”.
Giusy, il bicchiere per lei è sempre stato mezzo pieno?
“Decisamente, sempre. Perdi una cosa, ne ritrovi tante altre. Ma spesso capita che finché non lo perdi non ti rendi conto di quello che hai. Nemmeno io sono una wonder woman: credevo di aver perso tutto. Il carattere forte l’ho sempre avuto, anche prima dell’incidente, ma la grande fede mi aiutato nel post a non arrabbiarmi con la vita. Ho iniziato a pensarla così: dare valore a ciò che potevo fare senza perdere tempo in ciò che non avrei più potuto fare”. Nel 2006 il viaggio a Lourdes e l’incontro con l’Unitalsi – di cui sei volontaria – che ha descritto come fondamentale: perché?
“Lo definisco il viaggio della mia vita. Di Lourdes ne avevo sentito parlare ma non ci ero mai andata, lo immaginavo come un posto solo per anziani e malati. Quand’ero sul letto d’ospedale, mia zia mi disse: se torni a camminare voglio andare a Lourdes a ringraziare. L’anno successivo, anche se utilizzavo la sedia a rotelle e camminavo con le stampelle, ci sono andata pure io per dire grazie. Lì, davanti a Dio, siamo tutti piccoli e uguali. Lì la differenza la fai tu con il tuo cuore e il tuo spirito. E’ lì che ho sentito di voler fare qualcosa per gli altri, diventando subito volontaria dell’Unitalsi. Ho accompagnato i malati a Lourdes dove sono stata sette volte. Negli ultimi due anni non ho potuto farlo e mi manca. E’ uno dei posti di cui ho bisogno: un po’ come il cellulare che quando è scarico ha bisogno della corrente. Ecco: quello è il mio carica batterie. Il resto non si può descrivere, si vive dentro e basta”.
Non solo per lei, anche per gli altri. Nel suo dna scorre pure la dote del tendere la mano. Lo lanciamo nuovamente un messaggio a chi è in difficoltà?
“La lamentela, anche quando non ce n’è motivo, è una propensione umana. Stare tanto tempo su una carrozzina mi fatto osservare che la carriera ci distoglie da altro. Lo riscontro anche alla conduzione della Domenica Sportiva: lo sport dovrebbe essere motivo di gioia, un momento di svago. Invece diventa opportunità per scatenare polemiche. E’ un handicap della razza umana che dimentica di dare valore a ciò che ha. Tante volte le persone con disabilità vengono considerate poverine e ci si dimentica che nella maggior parte dei casi disabili non si nasce, ma si diventa. A 28 anni mia madre mi portava al bagno, a 29 avevo il tesserino d’invalidità in auto, a 30 mio fratello mi aiutava a spostarmi dal divano alla sedia. Ho visto la morte in faccia e mi sono aggrappata alla vita. Ecco: dovremo vivere l’oggi come un grande giorno, domani non sappiamo cosa succede. Invece siamo troppo egocentrici e si tende sempre meno la mano agli altri. Dovremmo essere meno egoisti e stare più vicino a chi ne ha bisogno. Penso che la vita sia bella comunque: è un grande dono che va rispettato. Alla sera, prima di andare a dormire, mi stacco le gambe, e penso a quanto ho fatto di bello per me e per aiutare altri. E’ questo che conta”.
Ha invogliato chi come lei vive con una disabilità a non nascondersi, a non vergognarsi e ad avvicinarsi allo sport. Ma spesso le cose importanti si costruiscono in due: far capire che le diversità sono fonte di ricchezza, e non cause di distanza, può aiutare a costruire una società migliore.
“Penso che la gente non sia abituata a vedere certe cose. E, purtroppo, anche nel 2015 ci sono persone con disabilità che si vergognano a mostrarsi. Io cerco, anche attraverso Disabili No Limits Onlus, di promuovere lo sport per disabili per farli uscire di casa, dal guscio. Li aiuterebbe a incontrare le persone e a imparare a considerare le differenze non limiti ma… abilità diverse. Ho partecipato a “Ballando con le Stelle” proprio per portare la disabilità nelle case italiane, per portare la normalità. Però sta anche a ognuno di noi farci vedere così: dobbiamo imparare ad amare noi stessi, non mostrarci come i disabili poverini, ma forti”.
A un certo punto vedeva i tacchi ma non poteva utilizzarli, le gonne senza indossarle. La bellezza della donna è spesso relegata/legata a questi parametri. Invece com’è l’essere donna, lucente e sorridente, anche senza?
“Ho sofferto tanto. Lavoravo nel campo della moda dove l’immagine è tutto. Ho dovuto imparare a vestirmi in modo diverso. I tacchi li ho rimessi per la prima volta a Ballando. Ho imparato a guardarmi allo specchio in modo diverso, con occhi nuovi. Le gambe le puoi accavallare: sono una parte importante della femminilità. Ma se non posso mostrare il sotto, mostrerò il sopra (sorride, ndr). Tutto sta nel volersi bene: se impari a farlo, la vera bellezza traspare dagli occhi. Tutto parte da ognuno di noi: io sono innamorata pazza della vita. Cerco di godermi ogni piccola cosa: dal caffè con l’amica ad altri “piccoli” gesti”.
Le parole e i fatti contano, gli esempi sono importanti e trainanti. Ma un modo per far capire ancora meglio che “le diversità sono abilità” potrebbe essere provare cosa significa. Ad esempio organizzando cene al buio per percepire cosa significa non possedere la vista, praticando sport integrato per capire cosa significhi stare su un carrozzina e partecipando agli aperitivi silenziosi con persone non udenti: che ne pensa?
“Infatti queste cose le faccio. Si dice: occhio non vede, cuore non duole. Ecco, bisogna vedere e mettersi nei panni degli altri: aiuta anche da apprezzare ciò che si ha. E poi bisogna essere furbi e circondarsi di persone positive: ho fatto “pulizia” attorno a me. Da sola non avrei potuto fare tutto”.
Un passo importante è il riconoscimento del Cip (Comitato Paralimpico Italiano) come ente pubblico: cosa potrà cambiare? E come?
“Che sia pubblico o meno, ilVERSACE GRAN BALLO 3 Cip deve aprire di più le porte e fare molta più promozione. Invece molte cose vengono date per scontate: no, così non va bene. Ho conosciuto lo sport paralimpico solo 5 anni dopo la perdita delle gambe. E l’ho conosciuto solo per la mia curiosità, altrimenti … All’estero vengono già in ospedale a proportelo. Lo sport non deve essere necessariamente agonismo, ranking mondiale, medaglie. Dev’essere un diritto, un’opportunità di vita. Ti aiuta ad alzare l’asticella e a non sentirti invalida: io, quando coro, non mi sento tale. Ecco, il Cip deve fare questo passo in avanti. Per tanti praticare sport è un lusso, gli ausili costano molto. Faccio parte della giunta regionale del Cip Lombardia, mi faccio in 4 per promuovere lo sport. Con Disabili No Limits Onlus ho fatto qualche donazione, ma da sola non riesco. Servono più risorse e investimenti. Per questo ho inviato molti messaggi anche al premier Renzi”.
Anche la Gazzetta dello Sport sta cercando di dare il suo contributo con questa nuova sezione Paralimpici sull’home page del sito gazzetta.it.
“Sono strafelice, il vostro supporto mediatico è fondamentale per dare informazione e speranza. Soprattutto in un momento in cui l’Italia è in ginocchio, lo sport regala sogni e aiuta a sentirsi migliori. Complimenti per questa iniziativa, non scontata ma molto importante. La gente imparerà a guardarci con gli occhi diversi dal “poverini”: assieme possiamo farcela”.
A ottobre la attendono i Mondiali in Qatar. Come ci arriva?
“Mi sto allenando ma è dura perché nessuno mi paga per correre. Farlo ad alti livelli e contro atleti che si allenato tutto il giorno, come gli olandesi e i tedeschi, è molto impegnativo. Io dedico mezza giornata: un’ora per andare a Vigevano e tornare (Giusy è portacolori dell’Atletica Vigevano, ndr) due in pista con il mio allenatore Andrea Giannini: senza di lui non avrei potuto raggiungere questi livelli. Com’è giusto che sia non si risparmia con me. Dice sempre che mi fa allenare con gli atleti seri (ride, ndr). Per i Mondiali, però, non ho aspettative. Li voglio affrontare bene di testa: è più una sfida con me stessa. Sarò al via dei 100 e dei 200 (a maggio, a Lodi, ha realizzato il nuovo record italiano in 28,85”, categoria T43, ndr). Ma non c’è solo la pista: in Qatar sono ambasciatrice del progetto “Save The Dream”, sarà un’emozione esserci”.
La storia non si fermerà, proseguirà nel post Mondiali…
VERSACE GRAN BALLO 2“Il 3 novembre, al Time Squadre di New York, è in programma una giornata dedicata allo sport per promuoverne i valori tra i giovani. Raccontare ai bambini quanto bello sia correre con le gambe finte è la cosa più bella che potesse capitarmi. Sarò lì con campioni come Del Piero e Innerhofer, io l’unica con disabilità di questa meravigliosa squadra. Ballerò sul palco con il mio ballerino (Raimondo Todaro, ndr)”.
Fonte: gazzetta.it
(s.r./e.v.)