Sicilia, “0-3000 Vulcano Etna”. Partenza da Acitrezza, piede a contatto con la sabbia e l’acqua per poi salire in sella alla bici fino a quota 3.000 metri. Da li in poi, con il supporto di una guida della Forestale e vulcano permettendo, verso il cratere. Poi la discesa al mare fino al punto di partenza. Durata prevista: 10-11 ore. 3.400 metri di dislivello, 8/9.000 calorie consumate, 60 km percorsi. Organizzano Andrea Devicenzi, il 42enne di Martignana di Po, in provincia di Cremona, che sarà al via, e Progetto 22 (www.progetto22.it).ANDREA DEVICENZI

Andrea, quest’’avventura ha una finalità precisa?

“Tutto è iniziato nel 2010 con l’avventura in India sulla strada carrozzabile più alta del mondo e mai tentata da nessun atleta amputato. Poi, nel 2011, la Parigi/Brest/Parigi: 1.230 km percorsi in 72 ore e 42 minuti. E’ una continua ricerca del mio limite, la volontà di dimostrare a chi sta affrontando momenti difficili, chi ha una disabilità o ha perso fiducia in sé stesso, che si possono fare comunque esperienze incredibili e all’apparenza impossibili. Tutto sta in ciò che dentro di noi vogliamo. Quando il pensiero di questo desiderio ci trasmette emozioni dentro di noi, e immagini vivide e colorate nella nostra mente, risvegliamo risorse dentro che mai avremmo pensato di avere. Sono avventure che praticate con una gamba hanno quasi dell’incredibile, la loro riuscita non è data dal fatto che sia un super eroe o abbia una qualche forza predisposizione particolare che altri non hanno, ma dipende dalla mia voglia di raggiungere quell’obiettivo che mi porta a fare qualsiasi cosa pur di arrivare in cima”.

Con le stampelle e senza limiti …

“Molti anni fa, a circa 10 anni dall’amputazione, decisi di rinunciare alla protesi. Dal primo momento che la indossai, sognai di ritornare a camminare “quasi normalmente” e ritornare a vivere la mia vita normale. Con il passare degli anni mi accorsi, vista l’amputazione molto alta, che difficilmente avrei potuto farlo. Anno dopo anno il dolore aumentava sempre di più, ma il vero problema era la grossa limitazione che la protesi mi provocava e rinunciai. L’essere obbligato a non percorrere lunghe distanze, anche solo di un chilometro, mi limitava tantissimo dal punto di vista mentale, dovendo rinunciare ad andare con amici a divertirmi. Da quel momento che accettai per sempre, o almeno fino ad oggi, le stampelle, sono rinato ed ora non ho più limiti, soprattutto se salgo in sella alla mia due ruote”.ANDREA DEVICENZI 2

L’importante è ascoltarsi prima, e agire poi

“So che molti non abbandonano la protesi perché non accettano di mostrarsi agli altri senza, ma io ho messo come priorità la mia volontà e voglia di vivere, senza lasciarmi condizionare dal giudizio altrui. L’essere umano, poi, ha la capacità straordinaria di ampliare e amplificare le proprie capacità quando gli viene a mancare qualcos’altro. Ora, in sella alla bici, posso dire di riuscire ad andare come se ne avessi due. Ho ascoltato quello che il mio corpo ed il mio cuore mi stavano comunicando. Quando sono in bici e pedalo assieme agli amici, tutti con due gambe, ciò che comunico alla mia mente è che dove andranno loro andrò anche io, a qualsiasi costo, e questo, mi porta a concentrarmi non tanto sul fatto che mi manca una gamba ma a fare quello che fanno loro, facendomi completamente dimenticare della mia disabilità”.

In quanti farete la scalata?

“Saremo in tre persone in bici, uno che filma e fotografa e chi guiderà la macchina. A quota 3.000, per raggiungere il cratere, si aggiungerà una guida alpina della Forestale. Anche in questo caso, di fondamentale importanza, un’intera squadra che grazie ad un lavoro comune e coeso permetterà il raggiungimento di questo incredibile traguardo”.

Fonte: incodaalgruppo.gazzetta.it
(s.i./e.v.)