Francis Desandré è valdostano. Uno tosto. Una gamba sola e la protesi realizzata dal Centro Inail di Budrio non gli tolgono la voglia di correre. Dentro e fuori i sentieri. Quel Tor des Géants, trail trailrunningdurissimo (330 km, 24.000 metri di dislivello dal 13 al 20 settembre) vuole farlo ma la sua determinazione cozza contro una norma granitica che sta cercando di perforare.

Lei ha deciso di lanciare una petizione diretta al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e altre istituzioni per richiedere l’inserimento della corsa in montagna nella lista delle attività sportive per le persone diversamente abili. Ora qual è l’iter da seguire? A che punto siamo? “La petizione è frutto di una negazione alla partecipazione al Tor des Géants – un endurance trail sulle Alte Vie della Valle d’Aosta -, supportata dalla mancanza di una norma che inserisca il trail running tra le specialità sportive praticabili da atleti diversamente abili, che secondo me sembrava più una giustificazione: la stessa organizzatrice asserviva che fosse al momento una decisione legata al giudizio dei responsabili della sicurezza della gara. L’iter per il momento è semplice: attendere per raccogliere più firme possibili – che al momento sono oltre 43 mila – e poi scendere a Roma per consegnare a mano la petizione”.

L’obiettivo da raggiungere quant’è distante? Un altro appello ai lettori affinché firmino? “Un obiettivo in realtà ce lo eravamo fissati ad un migliaio di firme. L’appello è semplice: ai sostenitori ho chiesto con onestà che mi aiutino a sensibilizzare le istituzioni perché si estenda a tutti la possibilità di fare sport”.

Quando conta di poter fare il Tor des Géants?

“Era in programma quest’anno, purtroppo slitta al 2016. Ma non mi scoraggio, l’organizzatrice ha detto che per il prossimo anno si farà anche un percorso apposito per gli atleti con disabilità, anche se non è quello che chiedo, né io né gli altri atleti diversamente abili. Vogliamo concorrere al fianco degli atleti normodotati senza sconto di pena – salvo eccezioni per la possibilità di avere una scorta tecnica per il trasporto di ausili legati alla disabilità -. E’ poi la ragione a far sì che si capisca quando è il caso di fermarci, deve essere quello il freno e non l’opinione di un normodotato”.

Come pensa sia considerato lo sport paralimpico oggi?

Ho alcune perplessità sulla mediaticità delle competizioni. Credo sia un grave errore dedicargli lo spazio, soprattutto in caso di Olimpiadi, solo a giochi normali conclusi. Sarebbe forse più opportuno farli prima oppure durante visto che si vuole sempre parlare di uguaglianza in materia di diritti umani delle persone con disabilità. Viene da credere che vengano fatti solo per rabbonire le coscienze di organizzatori di eventi sportivi”.

Cos’è per lei lo sport? E cos’è lo sport paralimpico?

“Per me non c’è differenza tra sport e sport paralimpico, sono entrambe la stessa cosa fatta magari in maniera diversa. Per me significa libertà, sfogo, normalità, passione, la possibilità di vivere la natura e mantenermi in salute sia fisicamente che psicologicamente”.

Lei ha creato il progetto sportivo www.gambainspalla.altervista.org per portare l’opinione pubblica a cambiare nei confronti della disabilità, per portare a capire che in buona parte dei casi l’aggravante della disabilità è il pregiudizio di chi ci circonda. Quali risultati ha finora ottenuto? E quali si prefigge di raggiungere?

“L’obiettivo da raggiungere è di cambiare l’opinione pubblica in primis, poi anche di far mettere in movimento gli altri con disabilità e non. Penso a mio figlio che di attività ne fa pochissima, voglio far capire a tutti che se voglio gareggiare con l’atleta normodotatoro non gli starò dietro, ma è anche vero che mi metto in movimento, mi miglioro. Grazie al progetto Gamba in spalla ho sensibilizzato molte persone normodotate: una famiglia che conosco ha iniziato a praticare di nuovo i sentieri di montagna. Sono riuscito a mettermi in contatto con altri persone con disabilità che non conoscevo e che avevano problemi con le protesi, di riflesso anche sociali. Li ho convinti a rivolgersi al Centro Protesi Inail di Bologna dove li rimetteranno in piedi come si deve. Quello di combattere a livello burocratico con una normativa inesistente è stato un ostacolo in corso d’opera che cercherò, con l’aiuto di tutti i sostenitori, di correggere con l’inserimento di trail running tra le specialità del Cip e Fispes. Il trail running poi, a pensarci bene, è uno sport semplice e facilmente praticabili su più livelli difficoltà. Trovo ridicolo che non sia stato ancora inserito”.

Fonte: incodaalgruppo.gazzetta.it