Gianluca Tassi ha una jeep e spesso le persone lo guardano male quando lo vedono fermarsi su un posto riservato ai disabili e parcheggiare. Per poi rimanere subito dopo a bocca aperta, quando lo vedono scendere, prendere la carrozzina e salirci su. Tutto da solo.RALLY DISABILE

Prima di perdere completamente l’uso delle gambe a causa di una lesione al midollo spinale, Gianluca era un pilota di successo: con le motorally ha vinto sedici titoli italiani e uno europeo. Il destino ha voluto che a farlo finire su una sedia a rotelle non fosse una delle tante, spettacolari, cadute avute durante le gare ma un banale giro turistico in Perù, a 30 all’ora. “Già pochi giorni dopo l’incidente – racconta Gianluca – io avevo voglia di rimettermi in moto e riprendere la mia passione. Ho detto: se non posso più montare un cavallo a due zampe, ne monterò uno a quattro”.

E così è stato. Un anno dopo Gianluca Tassi era l’unico pilota italiano a terminare il rally del Marocco, una competizione estenuante, anche per un normodotato: sette giorni di folli corse nel deserto. Questo è potuto succedere perché il rally è uno dei rari casi nello sport in cui non esistono campionati o gare differenziate fra normodotati e disabili, tutti corrono insieme: “La differenza la fa solo il cronometro”

Dopo questa, tante altre soddisfazioni sono arrivate per Gianluca. È stato il primo pilota disabile al mondo a vincere una gara in un campionato di rally, quello italiano, arrivando davanti ad altri 50 piloti. Poi è arrivato un secondo posto in una gara di un campionato europeo. “Mi sono dovuto accontentare di guidare solo singole gare perché partecipare a un’intera competizione è proibitivo, ci vorrebbero troppi soldi”. I soldi, invece, Gianluca preferisce oggi investirli nell’associazione “Uno di noi”, che ha fondato dopo l’incidente: “Noi non riceviamo aiuti dalle istituzioni, ci sovvenzioniamo da soli, attraverso il nostro lavoro. I soldi che riusciamo a raccogliere non sono molti e io preferisco che siano condivisi da tutti per raggiungere obiettivi comuni”. Gli obiettivi di cui parla Gianluca sono essenzialmente due: restituire libertà e indipendenza a chi pensava di averle perse per sempre.

Oggi Gianluca e i suoi colleghi e amici praticano l’“Evolution driving school”, insegnano cioè a guidare a chi credeva di non poterlo più fare. Questa scuola è unica nel suo genere in Italia. Si insegna ai disabili a salire in modo autonomo in macchina e a riporre da sé la carrozzina. I passi successivi sono finalizzati a imparare a guidare la macchina utilizzando solo i comandi al volante e, per chi vuole seguire le orme di Gianluca, ci sono anche corsi di guida sportiva e agonistica. “Non insegniamo solamente a guidare. Dietro c’è tutto un lavoro psicologico – continua Gianluca. La maggior parte delle persone che vengono da noi all’inizio è bloccata, è certa che non potrà mai riuscire a guidare di nuovo. Noi cerchiamo di far capire che i blocchi esistono solo a livello mentale ed è possibile abbatterli”.

Attualmente, i corsi di scuola guida promossi dall’associazione Uno di noi si svolgono sul circuito di Misano Adriatico, che li ospita gratuitamente. “Vorremmo tanto rendere i nostri corsi itineranti e raggiungere i più disparati posti d’Italia in cui c’è qualcuno che ha bisogno del nostro sostegno. Ma il costo della trasferta ce lo impedisce. Per ora ci spostiamo già in altre parti d’Italia ma solo se si riesce a formare un gruppo di allievi, in modo tale da ammortizzare i costi”.

Gianluca Tassiperò non riesce a non occuparsi di sport e di velocità, così ha progettato una handbike 4×4, diversa da una normale handbike che ha solo tre ruote. “Un prototipo è stato realizzato in Francia, ma noi stiamo apportando numerose modifiche e migliorie per garantire più sicurezza alla guida”. Il progetto è stato già depositato al Comitato italiano paralimpico e si spera che possa diventare una disciplina sportiva a tutti gli effetti già dal 2016.

Corsi di scuola guida, creazione di nuove discipline sportive, organizzazione e gestione di test tecnici per piloti e team di rally, rendono occupata l’instancabile testa di Gianluca Tassi. Ma il suo desiderio di correre e di mettersi ancora alla prova è sempre lì, ansioso di tornare: “Mi piace pensare che un giorno porterò a termine uno dei rally più impegnativi e famosi al mondo: la Dakar”.

Fonte: redattoresociale.it
(e.v.)