«Sono felice se con le mie foto aiuto a smontare il pregiudizio per cui chi ha qualche problema non può comunque essere sensuale».

Non ditele che è speciale. Non ditele che è più brava degli altri solo perché scia senza usare le gambe. Ditele che è brava e basta. Perché si è allenata duramente per diventare la nuova campionessa italiana, come qualunque altro sportivo per prepararsi ad un appuntamento importante. Ditele che è simpatica, ma quello se lo dice anche da sola, assieme ad un sorriso che una volta arrivato non se ne va più via. Il viaggio nel mondo di Sofia Righetti è di quelli che tolgono il fiato nella sua semplicità: fatta di successi sulla neve, allenamenti in palestra o sulla handbike, ma anche di musica, foto e un bel po’ di filosofia.

 

«CHE C’E’DI STRANO?». «Una storia normale» ripete più volte. Eccezionalmente normale. Una storia di sport, ma anche di bellezza e di sorrisi a non finire. Il suo incontro con lo sci ma in generale con il mondo dello sport inizia due anni fa, quando vede qualche video su internet e decide di provare. «Ho conosciuto la scuola Scie di Passione di Folgaria e mi sono innamorata da subito dello sci». Sofia è tosta, quasi impetuosa Per lei diventa subito una sfida. «Ci tenevo ad essere subito indipendente, all’inizio ti tengono i maestri con un maniglione ma io volevo scendere da sola».

 

UNA DELLE MIGLIORI. Ci mette un attimo ad imparare, e diventa in fretta una delle migliori continuando un percorso agonistico che la porta fino al titolo italiano ed ad un altro secondo posto nazionale. «L’argento in slalom speciale è stato una grande soddisfazione, erano soltanto due mesi che avevo iniziato questa nuova disciplina e nella prima manche sono pure caduta perdendo molti secondi, nonostante questo sono arrivata seconda. Il gigante è la mia disciplina preferita, lì ho giocato di tattica: il mattino la neve era ghiacciata e sono scesa con il freno a mano tirato stando attenta a non rischiare la squalifica, poi ho dato tutto quello che avevo nella seconda sfruttando la neve migliore, recuperando così tutti i secondi presi nella prima discesa e guadagnandone ancora, per vincere la medaglia d’oro e il titolo italiano».

 

INCREDIBILE. Un’impresa incredibile visto che scia da pochissimo. Allenandosi però duramente e con tantissimi sacrifici. «Se sono riuscita ad arrivare a certi risultati lo devo anche grazie al sostegno economico della mia famiglia, oltre che dei miei sponsor privati Termoletto e Stevan Elevatori» va avanti Sofia, «le spese per gli allenamenti, per le ore di lezione e per le trasferte sono davvero ingenti e purtroppo la Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici non contribuisce in nulla. Per questo sono costantemente alla ricerca di aziende o privati che possano sponsorizzarmi supportando economicamente i costi elevati che questo sport richiede, soprattutto per questa nuova stagione che mi vedrà andare a gareggiare all’estero per prendere punti internazionali».

 

Uscendo dall’Italia anche per le competizioni sportive, dopo che l’Europa Sofia l’ha già conosciuta più volta. Anche da sola. «Partivo e andavo, che problema c’è» ti guarda come se le avessi fatto la domanda più strana, «amo la musica metal, andavo in giro a sentire concerti. In compagnia, ma anche da sola. Sono stata anche in vacanza a Tenerife per conto mio, amo essere libera e indipendente e seguire solo quello che ho voglia di fare».

 

LA FILOSOFA. Tra un libro di filosofia e l’altro, perché Sofia ha scelto da tempo il suo percorso. «Sto finendo la laurea specialistica in scienze filosofiche, sogno di prendere un dottorato e specializzarmi in filosofia del diritto degli animali». L’energia arriva da tutte le parti, il suo mondo è straordinario. Ma non chiamatelo speciale. «A volte si sbagliano le parole e invece sono importanti. Si usa troppo la parola speciale, macché esempi di vita, siamo persone normalissime.
Non è che io abbia una marcia in più perché scio su un monosci, la fatica che si fa è la stessa di chi cammina. Il cronometro è quello per tutti, non puoi barare, non sei aiutato perché disabile. Lo sport di quello se ne frega e se vuoi vincere devi lavorare duramente» un altro sorriso, «a me le gambe per sciare non servono, mi bastano braccia, dorsali e addominali. Quelle non le ho mai usate e la mia carrozzina è una parte di me. Come i miei capelli, come gli occhi azzurri». A cui non servono altre parole.

Luca Mazzara
Fonte: larena.it