A presentarla l’assessore allo sport Pancalli e il presidente dell’Us Acli di Roma Serangeli. L’iniziativa svolta grazie al supporto del Servizio diocesano per la pastorale Giovanile di R. S.

È ormai arrivato alla quinta edizione il torneo di calcetto intitolato al beato Giovanni Paolo II promosso dall’Unione Sportiva Acli di Roma e presentato sabato 29 in vicariato dall’assessore capitolino allo sport Luca Pancalli e dal presidente dell’Us Acli Luca Serangeli. Presente anche il direttore del Servizio per la pastorale Giovanile, che collabora all’evento, don Maurizio Mirilli.

«L’US Acli di Roma – ha dichiarato Luca Serangeli – da diversi anni si fa promotrice dello sport come responsabilità sociale dando la possibilità ai ragazzi delle periferie romane di partecipare ad una competizione nel nome dell’amicizia e del fair play. Ad essere premiata, infatti, non è solamente la squadra vincitrice del torneo, ma anche quella che si distingue per correttezza e lealtà sportiva. I risultati ci stanno dando ragione, poiché sono sempre di più le parrocchie che si iscrivono al nostro torneo».

L’edizione 2014 vedrà la partecipazione di 32 squadre che tra aprile e luglio si sfideranno per la vittoria della coppa replica di quella dei professionisti della Champions League. Saranno coinvolti un totale di 400 ragazzi delle periferie romane, con età minima di 17 anni, provenienti tra gli altridai quartieri di Tor Bella Monaca, Corviale, Mostacciano, Acilia e Aurelio.

Tre le importanti novità: per la prima volta, infatti, ci sarà la partecipazione di una squadra composta da normodotati e disabili grazie alla collaborazione del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, oltre ad una rappresentanza della Cappellania dell’Università degli Studi Roma Tre e all’ingresso degli Ercolini di Don Orione, squadra di ragazzi provenienti dai campi rom della Capitale.

«Da uomo di sport – ha detto Luca Pancalli – sono sempre stato vicino agli enti di promozione sportiva, perché coniugano la mia sintesi di sport e ricordano anche le parole di Giovanni Paolo II che lo concepiva come un’attività che non dovesse escludere nessuno, che aiutasse i più deboli, i giovani e che guardasse alle periferie per realizzare qualcosa d’importante».

 

Fonte: romasette.it