Torino 25 Marzo 2014 – Gregory Brian Alexis Leperdi, per tutti Greg, è uno sportivo della Nazionale Italiana paralimpica. Nato in Francia, ma naturalizzato Italiano, vive a Torino da anni.greg leperdiNel Novembre del 1998 ha subito l’amputazione della gamba sinistra a causa di un incidente stradale nel quale un ubriaco al volante lo ha colpito in pieno.

Ha appena partecipato alle Paralimpiadi di Sochi e, rientrato in Italia, lo abbiamo intervistato per sapere come ha vissuto questa esperienza.

I. Cominciamo con un tuo resoconto generale sulle Paralimpiadi appena terminate.

Anche se siamo migliorati rispetto alle Paralimpiadi di Vancouver 2010, personalmente non sono soddisfatto. Il nostro obbiettivo era rimanere almeno tra le prime 5, ma alla fine siamo arrivati sesti.

II. Come è stata l’accoglienza ricevuta dagli organizzatori e dai tifosi. Pensando anche al clima non favorevole tra Russia e Ucraina.

A parte il fatto che nella cerimonia di apertura sia sfilato il portabandiera Ucraino da solo senza il resto della squadra, non abbiamo risentito molto della situazione in Crimea.

III. L’ice sledge hockey non è riuscito a raggiungere il medagliere, perché? Errori Vostri o meriti delle altre Nazioni?

Le 3 nazioni favorite (USA,RUS e CAN) non hanno disatteso le aspettative, arrivando rispettivamente 1°, 2° e 3°. Non a caso sono le nazioni con più atleti e più risorse a disposizione.

IV. Tornando ai tifosi, notiamo che negli ultimi anni, sia le paralimpiadi che gli sport per disabili in generale hanno acquisito sempre più notorietà e vengono seguiti sempre più, non solo da persone con disabilità. Secondo te perché?

C’é stato senz’altro un miglioramento in termini di visibilità (vedi la copertura RAI-Sport durante queste Paralimpiadi). Il livello si é alzato molto ed i gesti atletici diventano sempre più spettacolari. Ovvio che la componente a livello emotivo, soprattutto per i neofiti, é forte, ma questa può dare una spinta motivazionale che altri sport non riescono a dare.

V. Tu pratichi molti sport, ice sledge hockey, snowboard, mountain bike, basket, ne ho dimenticato qualcuno?

Dopo l incidente ho praticato anche atletica. Detengo tuttora 2 record italiani di giavellotto e Pentathlon che persistono dal 2003. Quando posso non disdegno il nuoto e le passeggiate in montagna.

VI. Qual’è la motivazione che ti ha spinto a praticare così tanti sport dopo l’incidente?

In realtà ero sportivo già prima dell incidente. Ho solo continuato ad esserlo. Fin da piccolo mio padre mi ha inculcato la tradizione dello sport, del sacrificio, del saper far parte di una squadra. Tutte caratteristiche utili nella vita di tutti i giorni.

VII. Cosa consiglieresti ad un ragazzo o ad una ragazza che vorrebbero avvicinarsi ad uno sport, ma che hanno paura di cominciare da zero. E perché?

Consiglierei vivamente di venire a provare. Pressoché ogni sport é fattibile a livello paralimpico con qualche accorgimento. Lo sport e l attività fisica fanno bene al corpo ma anche alla mente, indistintamente a tutti.

VIII. In Piemonte a chi si può rivolgere una persona che vuole intraprendere uno sport?

Il primo contatto andrebbe preso con il CIP Piemonte: piemonte@comitatoparalimpico.it o 011 531445 . Saremo senz’altro contenti di poter dare una mano.

IX. Qual’è l’emozione positiva più forte che hai provato in questi anni di attività?

Tornare a correre, riprovare la sensazione di fare snowboard e segnare goal decisivi a livello mondiale.

X. A livello sportivo c’è un obiettivo che non hai ancora raggiunto?

Mi manca una medaglia paralimpica.

XI. Come vivi la tua disabilità?

Ci convivo serenamente. Qualche volta la protesi può dar fastidio (irritazioni alla pelle, problemi alla schiena), ma nel complesso mi ritengo perfino fortunato a vivere questa vita.

XII. Cosa ti auguri per lo sport disabili a livello nazionale e internazionale?

Soprattutto a livello nazionale, spero che i genitori di giovani disabili portino i loro figli a provare lo sport. Spesso hanno timore che portandoli davanti alle nostre realtà si sentano più disabili e meno integrati, ma in realtà é esattamente il contrario. Ho visto e vissuto molti esempi in cui i giovani hanno acquisito molta più sicurezza e stima di se stessi, oltre ad aver migliorato la propria condizione fisica.

XIII. Ultima domanda, chi sei e di cosa ti occupi nella vita?

Ho 40 anni, convivo ed ho una bellissima figlia. Inoltre sono laureato in farmacia e mi occupo di ricerca clinica.

Per InformadisAbile

Edoardo Vanotti