Da tempo le persone disabili si confrontano con le pareti rocciose, spesso sono alpinisti che a seguito di un incidente hanno subito danni fisici permanenti e hanno continuato a scalare. A volte sono disabili che hanno scoperto il mondo verticale grazie alla passione degli amici. E sono almeno una decina d’anni che diverse organizzazioni hanno scoperto nell’arrampicata un potente mezzo di recupero, sviluppo ed integrazione dei disabili.

 

Va sottolineato come, con il diffondersi delle pareti artificiali per l’arrampicata, è stato possibile avvicinare a questo sport soggetti per i quali l’ambiente naturale con i suoi ostacoli avrebbe opposto difficoltà insormontabili.

 

La storia del ParaClimbing ormai è una realtà. E’ da almeno una decina d’anni, infatti, che il numero di atleti disabili cresce in tutto il mondo, tanto che alcune Federazioni Nazionali, in particolare Italia, Russia, Giappone, Spagna hanno costituito strutture dedicate.

 

Arrampicata come terapia, competizioni di bouldering e lead per disabili. Questo è il panorama attuale che permette al nostro sport di ampliare il proprio panorama e la propria offerta educativa, rieducativa e terapeutica.

 

Arrampicata come terapia

Occorre che le società sportive (che hanno interesse in questa direzione) creino dei canali con gli enti territoriali e con le cooperative sociali poiché ci sono ottime ragioni per introdurre l’arrampicata all’interno dei programmi di “sport” per i soggetti con disabilità fisica, sensoriale o affetti da problematiche di ordine psichico.

 

Competizioni

Sono già alcuni anni che vengono organizzati eventi un pò in tutto il mondo in particolar modo negli Stati Uniti dove (tra i migliori nella competizione “Rock Climbing Advanced Bouldering” un amico che si è allenato duramente presso la GAZ Firenze nell’estate 2007 per arrivare al top a questo importante evento).

 

L’esempio della ASD GAZ Firenze

Le esperienze fatte durante la stagione sportiva 2006/2007 sono andate in 3 principali direzioni: “disabilità sensoriale” (ipo e non vedenti), “minori con disabilità psico-fisica” e “disagio sociale”. Attività portate avanti in maniera continuativa producono effetti marcati e lasciano un segno importante in chi le svolge e rappresentano ad esempio una piacevole componente emotiva nei non vedenti come una valvola di sfogo importante per gli iperattivi, nonché un momento di confronto e di conoscenza per il disagio sociale.

 

Fonte: periodicodaily.com