di Stefano Perri – Ci sono sogni che si inseguono, sogni che si infrangono, sogni che si realizzano. Ci sono sogni, alcuni sogni, che semplicemente si giocano.

 

E’ il sogno di Roberta, di Luigi, di Domenico, di Francesco, di Seby. E’ un sogno condiviso. Un sogno che li ha uniti, dentro e fuori dal rettangolo di gioco. Che li ha tenuti svegli di notte prima delle partite, che ha regalato loro una gioia indescrivibile il giorno della loro prima vittoria. Un sogno fatto di sudore e di tanta fatica, di botte ricevute e qualche volta anche date, di sorrisi e anche di qualche lacrima. Un sogno che li fa girare tutto il Meridione, ogni fine settimana, da Bari a Trapani, da Palermo a Napoli, a macinare chilometri stipati dentro qualche furgoncino, con il bagagliaio carico delle loro carrozzine, e nel cuore tanta voglia di continuare a giocare.

La Team Wheelchair Basket Kleos gareggia nel girone D della Serie B del Campionato Nazionale di basket in carrozzina. E’ la prima volta a Reggio, la prima volta in Calabria. Mai prima d’ora una squadra di atleti calabresi si era iscritta ad un campionato ufficiale. Partecipare, per loro, era già un’impresa. Ci sono riusciti. Dopo un anno e mezzo di rodaggio, la fatica di convincere qualche amico a rimettersi in gioco e la ricerca di una struttura sportiva che ospitasse le loro gare, hanno costruito il gruppo prima, la squadra dopo. Il nome non poteva essere diverso: Kleos, ‘gloria’ per gli antichi greci. E loro, quel momento di gloria, se lo stanno godendo proprio tutto.

 

A guidarli è Domenico Cogliandro, presidente della squadra e fratello di Roberta, già campionessa italiana di nuoto paralimpico, capitano e vera anima del gruppo. Tutti insieme hanno voluto rimettersi in gioco pensando al basket come una nuova avventura. Insieme sono riusciti a costituire la Kleos che in poco tempo è già divenuta una solida realtà. Ed a fianco allo sport, che è diventato un modo per stare insieme, per giocare e divertirsi, condividendo gioie e dolori, c’è l’impegno sociale, pe l’abbattimento delle barriere architettoniche, per stare a fianco a chi viene escluso, a chi viene fatto sentire diverso.

 

Il loro è un sogno a rotelle che non si insegue, non si infrange, non si realizza. Il loro è un sogno che semplicemente si gioca.

 

Fonte: strill.it