Il dirigente barlettano è una delle pietre miliari del tiro con l’arco

Lo sport, si sa, è fatto di sudore e sacrifici, ma anche di una macchina che deve camminare parallelamente alla vita di un atleta, girando alla perfezione perché tutto sia adeguato. Questa regola vale per tutte le discipline sportive: i primi sacrifici arrivano proprio da famiglie e affetti, ma sono anche i dirigenti a sacrificarsi per l’amore dello sport e per ottenere risultati. Michele Daquino, presidente dell’Arcieri del Sud Barletta, è un “pasionario”, un uomo di sport che ha dedicato tanto tempo al tiro con l’arco. I suoi sacrifici di recente sono stati riconosciuti e premiati anche dal Coni, che ha insignito il barlettano con la Stella d’Oro al merito sportivo. In esclusiva per Barlettalife, Daquino commenta il prestigioso risultato e il futuro del tiro con l’arco a Barletta:

Michele D’Aquino, quali sono i suoi sentimenti all’indomani della consegna della Stella d’Oro?

«Ho servito lo sport per tutti questi anni. Credo che questo sia il riconoscimento più ovvio alla carriera di un dirigente. Mi è arrivata una lettera dal Coni nazionale a firma del presidente Giovanni Malagò, che mi preannunciava la consegna della Stella d’oro al merito sportivo, e poi si è fatta questa manifestazione per la consegna materiale della stessa Stella lì a Canosa per la festa provinciale dello sport. Ero e sono orgoglioso per questo riconoscimento, ma soprattutto per chi mi accompagnava. Sul palco ho dedicato questo riconoscimento a mia moglie, che è stata l’involontaria vittima dei miei tanti anni di sacrificio. Io mi sono dedicato allo sport, lei è stata a casa ad attendermi. L’unica punta di rammarico riguarda i ragazzi: solo un’atleta, Paola Spera, è l’unica di quelli che sto seguendo che sta avendo risultati discreti. Gli altri sono arrivati a livelli alti e hanno preso altre vie. Mi dispiace un po’ per questo».

Qual è il livello del tiro con l’arco a Barletta?

«Certamente non devo scoprire io il livello del tiro con l’arco a Barletta, è sotto gli occhi di tutti. Siamo a livelli ultranazionali, ci facciamo rispettare. Nel recente passato, quando avevo una società, ci vantavamo di essere la società più ricca di giovani e di talenti a livello nazionale. Ora hanno preso altre vie».

Quali sono i programmi per il futuro?

«Campare alla giornata, seguire i ragazzi che vengono da noi. Ci sono altre giovani promesse, ci sono anche adulti che si stanno avvicinando a questo sport e si dedicano con passione al tiro con l’arco. Purtroppo dobbiamo anche barattare gli spazi nelle palestre. Barletta è ricchissima di sport, di diverse discipline, e noi disciplinatamente ci adeguiamo a quelle che sono le direttive dell’ufficio sport di Barletta, che mi è stato molto vicino in quest’occasione. È poi prevista per il 7 e l’8 giugno una manifestazione a livello nazionale, il campionato italiano per disabili. Proprio in questi giorni ho contattato anche la locale sezione dell’Inail, perché a questo campionato parteciperanno disabili con patologie dovute ad incidenti sul lavoro. Sarà un altro banco di prova, non ho difficoltà a dire che sicuramente faremo bella figura. La manifestazione si terrà al Manzi-Chiapulin».

Ancora una volta, sport e disabilità vanno a braccetto: il suo progetto assume davvero tanta importanza visto che favorisce l’integrazione di persone meno fortunate.

«Sicuramente si, anche perché, a parte il progetto in se per se, collateralmente alla manifestazione si muove una macchina organizzativa che deve essere impeccabile. Si tratta di portatori di disabilità, e bisogna essere molto attenti alle loro esigenze. Mi piace in questa occasione menzionare l’attuale assessore allo sport Antonio Divincenzo, che mi sta aiutando per la buona riuscita della manifestazione».

Enrico Gorgoglione

 

Fonte: barlettalife.it