Oggi l’integrazione costituisce l’obiettivo primo di ogni intervento e politica nell’area della disabilità. Con una legislazione d’avanguardia che prevede percorsi di integrazione a partire dal mondo della scuola, l’Italia è certamente tra i Paesi più evoluti in questo settore. Ma è davvero possibile realizzare una “uguaglianza nella diversità”?

 

L’esperienza dell’associazione Baskin di Cremona ha molto da insegnare in proposito. Siamo nel 2003. Antonio Bodini, ingegnere di professione e padre di una figlia disabile, e Fausto Capellini, professore di educazione motoria in una scuola media, preso atto delle difficoltà a far giocare insieme ragazzi normodotati e diversamente abili con le regole esistenti, decidono di riscriverne di nuove.

 

L’idea è tanto semplice quanto potente: ispirarsi al basket modificandone le norme per permettere a chiunque – maschi, femmine, normodotati e portatori di disabilità – di partecipare ed esprimere il massimo delle proprie capacità. La prospettiva è ribaltata: non è più la persona ad adattarsi ad uno sport ma è quest’ultimo a conformarsi alle capacità di ogni persona.

 

Ciò che si ricerca è uno spazio in cui tutti possano sentirsi importanti e decisivi per il gioco, senza paternalismi.

 

Nasce così il baskin (basket integrato), un nuovo sport che valorizza il contributo di tutti consentendo a persone con risorse differenti di giocare sì ruoli diversi, ma tutti ugualmente importanti, nella stessa squadra.

 

Con un primo gruppo di ragazzi si ci sperimenta per prove ed errori, modificando in modo cooperativo regole, spazi e materiali senza però perdere di vista l’obiettivo: la partecipazione reale di tutti. Giocatori, genitori, allenatori: tutti contribuiscono a mettere a punto regole sempre più inclusive. Il gioco appassiona e produce nuovi legami, in campo e fuori.

 

Gli anni passano e il Baskin riscuote un successo crescente semplicemente perché piace, perché giocando a baskin ci si diverte tutti, senza esclusioni. Nel 2006 si costituisce l’Associazione con l’obiettivo di promuovere questo sport su tutto il territorio nazionale grazie all’aiuto di tanti volontari.

 

Oggi il baskin è praticato nelle scuole italiane da circa 2.800 studenti di cui 360 con disabilità, oltre che in 40 società sportive dilettantistiche che coinvolgono 800 giocatori di cui 280 con qualche disabilità. Ci sono campionati locali fino al livello nazionale. Grazie al suo potenziale inclusivo il baskin non ha avuto difficoltà a contagiare ragazzi di Francia, Spagna, Grecia e più recentemente Ungheria e Turchia.

di Genius Loci

 

Fonte: buonenotizie.corriere.it