Più di mille chilometri, pedalati per dare fiato a chi lo sta perdendo, a causa della fibrosi cistica. Matteo Marzotto – vicepresidente della fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – insieme a Max Lelli, ex professionista e costruttore di bici, Davide Cassani, uno dei volti noti del ciclismo Rai, ed “ex-pro” pure lui, e all’atleta paralimpico Fabrizio Macchi, è giunto a Roma dopo esser partito da Palermo il 14 ottobre.

 

Cinque giorni e sei regioni attraversate. In ogni città toccata, eventi e incontri organizzati per informare e sensibilizzare sulla malattia genetica più diffusa, circa 2 milioni e mezzo di persone in Italia. A tutt’oggi l’aspettativa di vita non supera i 40 anni. Matteo Marzotto, come noto, a causa della fibrosi cistica ha perso sua sorella Annalisa, mancata a 33 anni, quando era ventenne. Dopo aver raccolto il testimone in Fondazione dal padre, ha scelto di veicolare la comunicazione scientifico -sociale attraverso sport ed iniziative varie.

Un tour in bici contro la fibrosi cistica

 

 

Ogni traguardo raggiunto. Nel 2009 partecipò ai campionati italiani assoluti in moto, sulla tuta il logo della Fondazione. Poi, riscoprì la passione per il ciclismo: “Ho amato moltissimo gli sport dei motori, auto e moto, che ho praticato sin da ragazzo; la bicicletta c’è sempre stata, ma era un mezzo d’allenamento. Non avendo più l’età per la moto, dopo un incidente ho ripreso, appassionandomi. Macchi, Lelli e Cassani sono degli amici, campioni dello sport e della vita, così è nato questo gruppo. Bicicletta vuol dire fatica. Ogni traguardo raggiunto è frutto del proprio sforzo. Una categoria di stupidi pensa che il doping sia sinonimo di ciclismo, perché non conoscono la bicicletta. Può essere uno strumento di comunicazione molto efficace, arriva nelle città, è vista con simpatia. Abbiamo potuto incontrare tante persone che ci sostengono, tanti ragazzi malati che non perdono la speranza”.

 

“Nessuno mi vede come sono davvero”. A lui, incarnazione dell’uomo di successo, affabile e disinvolto anche in tenuta da ciclista, pochi attribuirebbero la frase “nessuno mi vede come sono veramente”. Eppure lo disse, un paio d’anni fa. Cosa sfugge, di Matteo Marzotto? Una risata è la prima risposta, poi non si sottrae, ricorda: “Ah, si. Erano tempi diversi, ci si rifaceva sempre a certi stereotipi. Vivo delle passioni che possono essere anche impegnative, ma in ogni caso sane. Cerco di non far del male a nessuno… Qualche volta mi dipingono come un playboy, altre come un monomaniaco ciclista, oppure come una specie di “leggerone” (testuale,ndr)… Ho una vita meravigliosa, ma penso di essermela guadagnata. Cercare di fare le cose con coscienza ha per me un valore”.

 

Finanziati 238 progetti. Il valore dei progetti che la Fondazione finanzia, per esempio: “ I benefattori adottano un obiettivo, come fosse un bambino. Hanno sempre un referente, per controllare quanto finanziato. Si va dai 15.000 ai 100.000€, la cifra media è sui 25-30.000. In 15 anni abbiamo selezionato e finanziato 238 progetti, per un totale di 15 milioni di euro”. Quale parola potrebbe trasmettere l’emozione di chi ha vissuto da bambino con una persona cara tanto malata? Lo sguardo diretto e luminoso di Matteo Marzotto si abbassa per un attimo: “È una emozione molto preziosa, perché diventano angeli custodi. La parola potrebbe essere imparare, perché da lei ho imparato molto. Mi sono reso conto che potevo perderla solo quando è successo davvero”.

 

Fonte: repubblica.it