Chiusi i battenti negli anni ’80, lo storico club che fu di Rubini e Pietrangeli è ripartito senza spazio per l’agonismo. Ma con grande attenzione per disabili e manifestazioni storiche

Andrea Tundo

 

I tempi dello chalet sulla Darsena sono ormai un ricordo che riaffiora nelle foto appese sui muri della club house. Così come i fasti dei titoli europei di canottaggio e gli scudetti nella pallanuoto. Eppure lungo il Naviglio, il cuore della Canottieri Olona pulsa ancora. Centodiciannove anni di storia bruscamente interrotti nel lustro ’82-’87 dal dissesto economico che portò la società milanese a chiudere i battenti.

 

“Quando abbiamo ricominciato, grazie ad un finanziamento di quattro miliardi di lire, qui era tutto da rifare”, racconta il presidente Franco Rollini. Dieci amici, un sogno e tanto lavoro. Con l’aiuto del Comune di Milano e del Coni sono riusciti a rimettere in sesto la struttura, ma i segni del tracollo sono ancora visibili sulla pelle del club, nato da una costola della Canottieri Milano nel 1894. Niente attività agonistica, né sport acquatici, né tennis. I fiori all’occhiello costretti ad appassire, nonostante dall’Olona siano venuti fuori monumenti dello sport nazionale come il “Principe” Cesare Rubini, l’unico al mondo ad essere inserito nell’Hall of Fame di due sport – basket e pallanuoto -, Nicola Pietrangeli, capace d’imporsi in due edizioni del Roland Garros, e altri due big della racchetta come Lea Pericoli e Sergio Tacchini. E ancora oggi il club è frequentato quotidianamente dall’ex coach della Nazionale di basket Sandro Gamba, il deus ex machina dello storico oro europeo di Nantes ’83 e anche lui nella Hall of Fame.

 

“Ci limitiamo all’avviamento, quando abbiamo tra le mani un ragazzo con qualità gli lasciamo spiccare il volo verso altri lidi. Siamo consci delle nostre possibilità, di quali siano i costi per avere una struttura tecnicamente elevata e preferiamo concentrare le risorse degli oltre novecento soci verso altre attività”, spiega Rollini. Così, dopo aver resistito agli assalti di grandi imprenditori milanesi, che nei primi anni ’90 avrebbero voluto trasformarla nel proprio giocattolo sfavillante, la Canottieri Olona ha deciso di riannodare i fili con la propria storia. “Ci sono poche manifestazioni sportive intitolate “Città di Milano”. Abbiamo pensato di darci un senso facendo rivivere gli eventi che l’hanno caratterizzata nei decenni passati”.

 

Lo scorso 6 luglio trenta nuotatori hanno coperto i venti chilometri dell’Abbiategrasso-Milano, una gara ritornata in vita nel 2012 dopo oltre quarant’anni di stop. E sempre sulla stessa tratta, forse già tra pochi mesi, dovrebbero ricomparire i remi che mancano dal 1937: “La Milano-Abbiategrasso era una delle più lunghe gare di canottaggio al mondo. Un percorso massacrante, controcorrente tra l’altro. La riproporremo ma con una novità: vogliamo coinvolgere le università, non solo italiane, che hanno una sezione di canottaggio”.

 

Ma quando si parla di manifestazione rianimate dalla Canottieri Olona, l’immagine più significativa è la prima pagina de “La Domenica del Corriere” del 1900 che celebrava il “Cimento Invernale”, il tuffo nelle acque gelide del Naviglio Grande. Una prova di coraggio alla quale i milanesi hanno rinunciato dal 1955. Oggi quella prima pagina è sovrapponibile con le foto a colori scattate dal 2009, quando la Canottieri Olona ha ricominciato a organizzarlo. Cento iscritti ogni anno, un pizzico di goliardia e un occhio al sociale. “Dall’ultima edizione abbiamo aperto le iscrizioni ai disabili. In tanti frequentano le nostre strutture, me l’hanno chiesto con entusiasmo – spiega Rollini – e non potevo dire di no”.

 

Quella dell’Olona verso la disabilità è un’attenzione particolare. Qui si sono allenate Annalisa Minetti, bronzo alle Paralimpiadi di Londra 2012 tra gli ipovedenti, e Giusy Versace, pluriprimatista italiana tra gli amputati. Un ruolo che inorgoglisce Rollini: “Siamo rinati nel 1987 con l’idea di dare un senso a oltre ottant’anni di storia. Non essere più competitivi sotto il profilo agonistico, non ci preclude la possibilità d’essere utili per la comunità sportiva milanese. Ed è quello che stiamo cercando di fare”.

 

Fonte: vocidimilano.it