Al mondo non esiste tanta gente che può affermare di aver vissuto due volte. Patrizia Saccà è una di quelle persone. La sua prima esistenza l’ha trascorsa come milioni di altri ragazzini, godendosi l’infanzia con il sogno di diventare una ballerina e una cavallerizza; la seconda vita è quella che la rende speciale, forse unica. In mezzo una brutta caduta, che costrinse Patrizia su una carrozzina a quattordici anni: “Dopo l’incidente ho vissuto momenti difficili, per la disperazione e per le difficoltà che incontravo in moltissime attività quotidiane; negli anni ‘70-’80 mancavano strutture e attrezzature persino nelle scuole e nei bagni. Ringrazierò sempre mia mamma, che ha fatto di tutto per regalarmi una normale vita da adolescente”.

 

Poi, dopo molto tempo, il risveglio dell’antica passione per lo sport: “Negli anni ’80 ho iniziato a provare atletica, basket, tiro con l’arco e nuoto. Alla fine mi sono dedicata al tennis tavolo perché mi permetteva di competere contro gente normodotata; sono stata la prima donna a giocare a buoni livelli in tornei misti e nel 2011 ne ho anche vinto uno amatoriale a Senigallia, con la maglia della Sisport”. Non fu sempre facile: “Una volta riuscii a qualificarmi per una gara nazionale ma fui esclusa all’ultimo per la mia disabilità. Fortunatamente a quell’episodio seguirono variazioni nel regolamento”.

 

La carriera da atleta paralimpica, cominciata nel 1987 e terminata l’anno scorso, è costellata di successi: numerosi titoli nazionali individuali e a squadre, medaglie europee e iridate, primi posti nel ranking mondiale e persino due partecipazioni alle Paralimpiadi, a Barcellona nel 1992 (con un bronzo a squadre) e a Pechino nel 2008. Una campionessa vera, forse frenata da un carattere dolce e sensibile: “Ho sempre avuto ottima tecnica ma poca freddezza. In questo gioco bisogna avere forte ego e grande autostima; per questo ho mi sono spesso espressa meglio nelle gare a squadre”.

Chiusa l’attività agonistica, Patrizia ha iniziato a dedicarsi esclusivamente all’insegnamento della sua disciplina, per avvicinare i ragazzi all’attività motoria e regalare a persone in carrozzina uno svago e una nuova vita: “La medaglia più bella che ho conquistato è la possibilità di insegnare. Esperienze straordinarie le ho vissute anche a contatto con ragazzi affetti da sindrome di Down o da autismo; con loro ho lavorato soprattutto sull’inserimento e sull’integrazione nel gruppo attraverso il gioco”.

 

Non contenta della normale attività di istruttrice, Patrizia organizza corsi di avviamento allo sport per disabili. Con il sostegno economico di Panathlon e la competenza di esperti in vari settori (fisioterapia, yoga, osteopatia ecc.) coinvolge persone reduci dall’unità spinale, ogni venerdì dalle 17 alle 19 all’“isola che non c’è”: “È un momento per condividere esperienze, rilassarsi, curarsi e imparare il ping pong; questo gioco allena i riflessi, la coordinazione e la velocità senza grandi stress fisici”. E al di là del gesto tecnico, i migliori insegnamenti che Patrizia sa dare sono la grinta, l’ottimismo e la capacità di guardare al futuro, ciò che la rendono un esempio nello sport e nella vita

 

Fonte: news.sportduepuntozero.it