Non bastava l’oro nei 100mt a Londra, Martina è tipo che non si adagia. E’ così, con una forza di volontà sovrumana, che arriva ai nuovi primati del mondo. Merito anche di una protesi tutta nuova che la fa esprimere al massimo delle sue potenzialità. Ecco perché ai Mondiali di Lione vuole fare l’asso pigliatutto

 

ROMA – Fiato corto, spezzato dallo sforzo, accaldata ma sorridente, e particolarmente impaziente: “Ho dato quasi il massimo… sono andata abbastanza bene, ma quale è il tempo? Qualcuno mi dica il tempo – dice Martina guardandosi intorno, a cercare il suo allenatore”. Ancora non sa di aver polverizzato il precedente record del mondo sui 100mt che già le apparteneva, la bergamasca atleta delle Fiamme Gialle, ai Campionati Italiani Assoluti di Grosseto. Assetata, non solo dal caldo, il giorno seguente si prende pure il record del mondo sui 200mt.

 

Ormai è un gioco solitario, quello di Martina con se stessa, spinto ai limiti delle capacità umane. Poi arriva il tempo, e insieme l’urlo liberatorio di Martina. Dietro il crono di 15.71, 16 centesimi sotto il record del mondo segnato alle Paralimpiadi di Londra (15.87), e dietro quello dei 200mt (33.14), c’è una protesi nuova di zecca, più bassa, nuovo ginocchio, un piede super performante. Tecnologia pura, unita al talento naturale di questa ragazza bergamasca, 24 anni, ex promessa del volley, ora stella della galassia paralimpica e atleta da battere sulle piste ovali di tutto il mondo, dopo un debutto agli ultimi Giochi Paralimpici condito dall’oro nella gara più veloce, la più spettacolare. Quella che spedisce dritti nell’olimpo dell’atletica leggera. Due occhi azzurro limpido, che una giornalista ha paragonato felicemente ad un ‘mattino sulla Presolana’, la vetta alpina di casa, una caparbietà invidiabile e indispensabile, se vivi di sport, di tempi, distanze e classifiche, un sorriso magnetico, l’aria scanzonata, lo sguardo impertinente e ironico al tempo stesso. E’ un libro ad averla ispirata, e convinta a fare atletica, quello di Oscar Pistorius, “Dream Runner, in corsa per un sogno”.

 

Ma libri a parte, è la musica ad accompagnare le ore di Martina: “Leggere un libro ascoltando musica rilassante e farmi un bagno di folla ai concerti sono le cose che amo più fare. Mi sento più viva che mai in quei momenti, credo che per stare bene davvero bisogna variare, cioè lasciarsi trasportare dagli eventi e non precludersi niente”.

 

Martina sembra prendere tutto come un gioco, ma più va avanti più capisce che è tutto vero e tutto terribilmente serio. Come la sua prossima partecipazione al prestigiosissimo Golden Gala di Roma, sul tartan battuto da Usain Bolt, sotto lo sguardo di 50.000 persone e gomito a gomito con tutte le altre big. Ma si presenta da primatista mondiale, e non è un dettaglio.

 

“Era nell’aria, in allenamento eravamo lì, ma non puoi mai dirlo o aspettartelo troppo – dice ripensando al primato di Grosseto-. Mi è piaciuta la partenza, finalmente l’ho fatta come volevo. E’ sprint, così mi piace, altro che quella di Londra, che era al rallenti, nella corsa nessuna defaillance, a volte capita di aprire un po’ il braccio per andare più dritta. Assemblamenti nuovi, nuova statica, ginocchio una favola, va da solo, e la lamina del piede è più dura di quella di Londra”. E’ una sfilza di dettagli tecnici il racconto della sua nuova gamba da record, quella che fa il 50% del lavoro, in risultati di questo calibro, e che così congegnata evita all’altra risentimenti e affaticamenti dolorosi.

 

Poi, è più bassa di quella sfoggiata a Londra ed ha un piede che le hanno proposto ‘gli americani’, come dice lei, gli ingegneri della ditta Freedom. Devo dire che l’avevo provato già prima che venissero qui in Italia, a Roma, per i test ufficiali. E le sensazioni non erano buonissime. Ma bisogna abituarsi pian piano, ogni piede richiede un assetto particolare”. Non solo carbonio, lamine flessibili e snodi, dietro un trionfo c’è tanto di più.

 

“A parte la protesi, che ho capito solo ora che l’ho cambiata quanto incida, importante – dice – è l’equilibrio e la compensazione tra le due gambe, il potenziamento muscolare del moncone e della coscia. E la voglia di fare, senza quella…”. Prossimi limiti da infrangere, ai campionati societari, poi una tappa cui non vorrebbe mancare, il Meeting di Berlino, infine i Mondiali di agosto a Lione. Bronzo mondiale nel salto in lungo con 3.71, Martina al Great Games di Manchester, pochi giorni fa, si è dovuta accontentare di un onorevole quarto posto, ma dopo un lungo abbandono della specialità per problemi alla caviglia. Questo ritorno ai salti è preludio ai Mondiali di Lione, e lì Martina conta di riscrivere la storia. Il gioco non è bello, quando dura poco

 

Fonte: superabile.it