Cosa significa essere un motociclista, e d’improvviso diventare disabile? Ce lo racconta Massimo, che non ha mai smesso di stare in sella alla sua moto La voce di Massimo è arrotondata da un inconfondibile accento di simpatia emiliana.

 

Lo contatto perché ci ha scritto, col desiderio di raccontarci la sua esperienza, la sua storia. Massimo Cuoghi taglia subito la testa al toro, e si presenta coma pilota di motocross disabile, uno dei pochi a girare in pista nonostante il braccio sinistro sia inutilizzabile, dopo un incidente proprio in sella alla moto una ventina d’anni fa. Massimo ha voglia di raccontare a tutti che lui ce l’ha fatta, e che anche dopo l’incidente, anche con questa nuova compagna di viaggio che è la disabilità, lui sulla sua moto ci corre ancora, e si diverte.

 

Eccome se si diverte. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia. Massimo, l’incidente è avvenuto durante una gara di motocross quando avevi 17 anni, un’età già di per sé difficile. Cosa ha significato per te questo improvviso drammatico cambiamento? Inizialmente pensavo (e speravo) che presto il braccio sarebbe tornato come prima.

 

Poi la situazione si è rivelata nella sua esatta dimensione: non sentivo più il braccio a causa di una grave lesione al plesso brachiale sinistro. Varie visite presso specialisti ben presto confermarono la perdita funzionale dell’arto sinistro…Entrai in un periodo molto buio della mia vita, relegato in casa e deciso a non uscire più. Dopo il dolore, sei tornato alla moto, tua grande passione. Come sei riuscito a riconquistare il controllo del mezzo? Gareggi ancora? Posso dire che grazie alla moto sono tornato a vivere.

 

Piano piano si è fatta largo in me l’idea che con poche e semplici modifiche potevo riattare la moto e provare di nuovo a girare in pista. Detto fatto, dopo neanche un anno tornavo autonomamente a girare in pista. Non esistono gare riservate a disabili, ho corso tra i normodotati riuscendo a dare “la paga” ad alcuni di loro. Qualche gara la faccio ancora. La moto è stata in qualche modo causa e anche “medicina” della tua disabilità.

 

Cosa ti dà questo sport, e in che modo è cambiato il tuo approccio nei suoi confronti e nei confronti dei tuoi limiti? Questo sport mi ha dato, e tuttora mi sta dando, moltissimo. Quando salto e piego la moto per curvare il mio handicap sparisce, sono un pilota tra altri piloti che sta dando il massimo per arrivare comunque davanti ad altri e trarre dalla performance la massima soddisfazione. Non è cambiato il mio approccio con il motocross, piuttosto la mia tecnica di guida si è dovuta adeguare al mio nuovo stato fisico.

 

So che hai un progetto in cantiere: una associazione che raccolga le esperienze di altri motociclisti che dopo incidenti vogliano rimettersi in gioco. Ci dai qualche anticipazione? La nuova associazione che sta nascendo si chiamerà DIVERSAMENTE ABILI IN MOTO e si porrà come traguardo il riconoscimento di pilota disabile nella pratica sportiva del motociclismo perseguendo come fine ultimo la integrazione effettiva tra piloti diversamente abili e normodotati.

 

In questo modo vorremmo riuscire a far recuperare ai tanti disabili appassionati di motociclismo la stima in loro stessi, a fargli capire che anche con problemi fisici è possibile andare in pista, dare gas e sentirsi come gli altri. Io ci sono riuscito, anche altre persone devono provare. Si può già visitare il nuovissimo sito dedicato all’iniziativa: www.diversabilinmoto.it .

 

Fonte: disabilitasenzabarriere.it