Ritrovare la sensazione di libertà e di onnipotenza che sembrava perduta; sorridere di felicità per godere in pieno della bellezza della vita e della natura.

Per una persona disabile tutto questo può sembrare utopistico. Figuriamoci prospettargli di andare a sciare in montagna. Invece, i miracoli avvengono, come dimostra, da ormai dieci anni, il Progetto SciAbile, che festeggia a Sauze d’Oulx (Torino) il suo significativo compleanno con la presenza di due importanti testimoni come Alex Zanardi e Fabrizio Macchi, campione del mondo di ciclismo paralimpico. La scuola è stata fondata da Bmw Group Italia per consentire a disabili fisici, intellettivi e sensoriali, di praticare sport all’aria aperta senza le barriere architettoniche contro le quali si scontrano quotidianamente.

Paraplegici, teatraplegici, ma anche down, non udenti e non vedenti, e safetti da paralisi spastica: 600 (dai 4 ai 65 anni) sono gli atleti che, accompagnati dai maestri della Scuola Sci Sauze d’Oulx Project, dopo essere stati dotati degli ausili più appropriati (monosci, bisci, tandem ski, stabilizzatori per amputati, caschi con megafono, ecc.) dal 2003 hanno avuto l’opportunità di lanciarsi sul candore delle piste innevate a velocità adrenaliniche. Il coraggio deve essere davvero tanto, ma anche la fiducia in loro stessi, perché riuscire ad affrontare le piste di neve in condizioni fisiche e intellettive non «normali» rappresenta, per ognuno di loro, un’autentica sfida.

Una scommessa che, però, ogni volta vincono grazie alla valida assistenza di maestri che frequentano di continuo corsi d’aggiornamento per affrontare le varie disabilità : «Ci sono anche persone non udenti che frequentano la scuola – racconta Claudia Gambarino, che con il presidente Albert Bergoin, rappresenta un punto di riferimento – per questo che i nostri maestri si stanno specializzando anche nella lingua dei segni».

«Ogni caso è diverso – racconta il maestro Walter – per esempio se gli autistici rifiutano di compiere un movimento, è davvero dura convincerli». Vi è, inoltre, un continuo studio, da parte di istruttori, tecnici e dello stesso Zanardi, per adattare i vari ausili,per migliorarne l’agio, ma anche la prestazione atletica. Non si deve pensare, infatti, allo sci passivo: il disabile che non può stare in piedi, a esempio, pur ingabbiato nel guscio su uno o due sci, gestisce la sua discesa attraverso gli stabilizzatori con uno sforzo non indifferente di braccia e addominali, ruotando il dorso.

Il maestro sorveglia ogni movimento (dalla preparazione al posizionamento sulla seggiovia, fino alla discesa, assistendolo direttamente alle spalle) incoraggiandolo e dando dei consigli sulla gestione della difficoltà della pista. Bmw Group Italia con sensibilità e uno sguardo attento al sociale, ha preso spunto da realtà che all’estero sono già consolidate. «In un Paese dove, a fronte delle numerose tasse pagate dai contribuenti – si sfoga Macchi – dovremmo avere l’eccellenza dei servizi, sorprende come debba essere un privato come Bmw Italia a sopperire a una delle tante carenze del nostro Stato».

 

Fonte: ilgiornale.it