VARESE. Amore e passione per mazze, palline e guantoni. Il baseball per i non vedenti di Varese è divertimento e aiuta a superare i propri limiti. La squadra “I Patrini” vanta otto giocatori determinati a vincere nel prossimo campionato italiano di baseball che avrà inizio il 17 marzo. Uno sport che può essere giocato dai non vedenti grazie a sistemi sonori contenuti nella palla. Adele Patrini, erede di una famiglia che ha creato e supportato la pratica del baseball a Malnate, è la presidente della squadra; il capitano è Gaetano Marchetto e l’allenatore è Adriano Chiesa.

 

«Sono persone incredibili – commenta la Patrini – Spazzano via il buio che caratterizza la loro vita con volontà e dignità infinita». Un gioco speciale «Questo sport è un gioco, ci si diverte – spiega Marco Case, 38 anni, giocatore – È uno sport molto ruspante». Marco da 20 anni è cieco assoluto. La sua cecità è dovuta a una malattia congenita.

 

La sua vita è stata normale sin o ai 18 anni: Marco aveva ottenuto anche la patente della moto. Poi, la vista ha iniziato a diminuire drasticamente. «Alla cecità ti ci abiti gradualmente – continua Marco -La mazzata ce l’hai quando ti accorgi che la vista non va migliorando. Il passaggio da ipovedente a non vedente assoluto e, di conseguenza, all’uso del bastoncino è il più critico: bisogna abituarsi ad andare in giro senza sentirsi osservati. Questo significa accettare i propri nuovi limiti».

 

La cosa più soddisfaciente per i non vedenti che praticano il baseball è la sensazione di sentirsi liberi in campo. «Inizialmente, muoversi in autonomia è un freno: la paura è quella di andare a impattare contro qualcosa. È una questione di gestione della velocità. Una volta che prendi fiducia, correre liberi nel campo è una bella sensazione. Questo sport aiuta a raggiungere una propria autonomia negli spostamenti».

 

Anche Hanae el Kadrani, 32 anni originaria del Marocco, fa parte della squadra I Patrini. Hanae ha perso la vista all’età di 18 anni a causa di un incidente. Nel 2004 è venuta in Italia per sottoporsi a un intervento chirurgico nella speranza di riacquistare la vista. Sei anni chiusa in casa «Quando ho perso la vista – racconta – ho passato i sei anni successivi chiusa in casa.

 

Ho deciso di venire a Varese per farmi operare: purtroppo, l’operazione non ha funzionato ma ho conosciuto mio marito e ora ho una bimba di quattro anni». Hanae è ancora insicura in merito alla gestione della bimba. Un anno fa, ha iniziato a giocare con I Patrini. «Entrare nella squadra mi ha permesso di conoscere delle persone con il mio stesso problema e mi ha dato maggior sicurezza nelle mie capacità. Giocare a baseball per me significa far vedere a me e agli altri la mia forza e mi ha fatto capire che il non vedente può fare tante cose». Ora I Patrini cercano nuove giovani leve. (V. Des.)

 

Fonte: pressin.comune.venezia.it