Australiana, classe 1992, segni particolari: nessuno, nell’intero parco dei partecipanti ai Giochi Paralimpici di Londra in qualsiasi disciplina,  ha vinto quanto lei. Nella classe S7, quella dedicata ad atlete portatrici di disabilità intellettive (Jacqueline è infatti nata con una paralisi cerebrale che ne limita i movimenti delle gambe e del corpo), ha fatto piazza pulita delle avversarie, vincendo otto medaglie in altrettante competizioni a cui ha preso parte.

 

Più nello specifico: 100 dorso, 50 rana, 200 misti, 50, 100 e 400 stile libero a cui si aggiungono i titoli conquistati con le compagne di staffetta. Naturalmente, dopo una simile impresa non poteva che essere lei l’atleta paralimpica dell’anno, succedendo a un’altra regina delle piscine, l’americana Jessica Long.

 

Il suo palmarès però non finisce qui: a Pechino 2008, a soli sedici anni, ha vinto tre bronzi nelle gare di stile libero, mentre ai mondiali IPC del 2011, disputatisi ad Eindhoven, ha conquistato due argenti.

 

Se da noi il suo nome è noto solo ai pochi appassionati degli sport per disabili, al contrario in Australia Jacqueline è una vera e propria celebrità, quasi quanto Ian Thorpe (per rimanere nell’ambito del nuoto) o il bicampione del mondo di MotoGp Casey Stoner: a lei è stato dedicato un francobollo, è ospite ai maggior eventi e gala sportivi, è  in corsa  per avere una sua statua di cera all’interno del museo di Madame Tussaud di Sidney, rivaleggiando voto a voto con altre star dello sport australiano. Il sondaggio è scaduto lo scorso 18 gennaio, a febbraio si saprà se Jacq potrà affiancare Thorpe, Webber, Laver, Cathy Freeman e altre icone dello sport australiano nel prestigioso museo.

 

“Sono veramente eccitata all’idea di essere vista come un’eroina dello sport australiano che può essere immortalata nella cera al Madame Tussauds di Sidney” ha dichiarato la stessa Freney.

 

Statua o non statua, la Freney rimane una leggenda dello Sport australiano e, dal momento che solo vent’anni, è facile che la sua bacheca si riempia ancora di più di medaglie, trofei e riconoscimenti. Per le avversarie si prospettano purtroppo lunghi periodi di vacche magre.

 

Fonte: olimpiazzurra.com