.Il grande successo delle Paralimpiadi di Londra fa ben sperare per la prossima edizione dei Giochi, che nel 2016 potrebbe allargare anche agli atleti con Sindrome di DownA tre mesi dalla chiusura delle Paralimpiadi, che hanno avuto una risonanza mediatica e una scia nell’opinione pubblica del tutto inedite per lo sport praticato dalle persone disabili, facciamo un po’ il punto sulla situazione.

 

In particolare, i Giochi di Londra hanno dato la possibilità al mondo intero di scoprire che persone con diversi tipi di disabilità – dunque di limiti – sono in grado di compiere imprese fisiche straordinarie. Rivoluzionando l’immagine del disabile nello sport, e aprendo finalmente una nuova era in questa direzione, si possono allargare i confini entro cui lo sport praticato dalle persone disabili si trova in questo momento.

 

Maggiore attenzione verso le discipline sportive, dicevamo, non solo da parte dell’opinione pubblica, ma anche degli stessi disabili che hanno avuto modo di scoprire dell’esistenza di discipline magari prima sconosciute, e volercisi dedicare. Per far sì che questa nuova attenzione allo sport disabile – e quindi alle persone disabili e alla conseguente integrazione nella società – è da auspicare che si possa allargare il bacino di quelle disabilità che sono ammesse alle gare paralimpiche.

 

Quest’anno a Londra si è aperto anche ad alcuni tipi di disabilità intellettive e relazionali, dal 2000 escluse dalle competizioni, a seguito dello scandalo nella edizione delle Paralimpiadi di Sidney 2000. Ai Giochi di Sidney scoppiò infatti  il caso che vide gran parte della squadra vincitrice dell’oro nel basket (Spagna) smascherata, in quanto formata in gran parte da persone non disabili. Un grande lavoro si rese quindi necessario per affinare i criteri di ammissione e soprattutto delle disabilità.  Dopo dodici anni, dunque, Londra 2012 ha visto la riammissione degli atleti con disabilità intellettive e relazionali, che hanno potuto gareggiare in tre discipline: atletica, nuoto e tennis tavolo.

 

Si è fatto molto, quindi, ma si può fare di più. Ad esempio, inserire tra le disabilità ammesse, anche la Sindrome di Down, i cui atleti sono attualmente esclusi dalle competizioni paralimpiche. Ad auspicarlo sono i molti, compresa la Fisdir (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettive  e Relazionali) considerando anche il grado di autonomia che questi ragazzi riescono a raggiungere.

 

Ma se non fosse possibile rientrare nelle Paralimpiadi (la decisione verrà comunque presa dal comitato Paralimpico tra il 2013 e 2014), qualcuno ha pensato a una soluzione alternativa, ovvero una sorta di “paralimpiadi ad hoc”. L’iniziativa è del SUDS, la Sports Union for athletes with Down Syndrome, una organizzazione nata allo scopo di promuovere lo sport ai massimi livelli per le persone Down. In particolare, l’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a realizzare, sempre nel 2016 e sempre a Rio, i “Trisomy games”, Giochi dedicati agli atleti con trisomia 21.

 

Fonte: disabili.com